Buon pomeriggio a tutti mi presento sono
IL MAUROSUMIANO
Che attriti in diretta tra Massimo Zampini e Mauro Suma: qualche ruggine di #JuveMilan scatena la discussione...
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ahhahahahahahahah hai capito la battuta? ahahahhahahahaha io la donna la preferisco senza!!!! abahahhahahahahah assurdo ahahhahahahaha te giuro ao senza gonna gnuda come è nata ahahahhahahahahahahah
La sparata di Vannacci: “Gonna corta o lunga? Io una donna la preferisco sempre senza...” repubblica.it/politica/2026/…
Gli analfabeti funzionali criticano un Presidente della Repubblica che fa riferimento alla Costituzione.
I fan del militare influencer stanno diventando delle metastasi
"La scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati. La scuola prepara tutti, è aperta a tutti. Così dispone l'art. 34 della Costituzione". Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parlando da Amatrice, alla cerimonia di inaugurazione dell'anno scolastico presso l'Istituto Omnicomprensivo "Sergio Marchionne", in occasione del decimo anniversario del terremoto. Questo passaggio è stato sottolineato da un forte applauso.
Video Quirinale
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Replying to @massimozampini
L’unica cosa poco chiara è cosa sei tu: avvocato senza cause, giornalista senza giornali, o influencer senza influenza? Ciao Zampino, ti saluta Zibi 😂
Un tempo le uniche partite trasmesse in tv erano quelle di Coppa dei Campioni.
A 21 anni, era normale restare incantati davanti al Real Madrid di Puskás, Gento e Di Stéfano. Meno normale affrontarli in finale.
Prima di Inter-Real Madrid, Luis Suárez dovette scuotere Sandro Mazzola: «Noi andiamo a giocare. Tu resti qui a guardare?».
Risposta? 3-1 e doppietta ai blancos.
Sandro era un figlio dell’Inter, quasi letteralmente. Perse suo padre Valentino a sei anni nella tragedia di Superga e Veleno Lorenzi lo prese sotto la sua ala.
«L’Inter mi ha dato una cosa che non aveva prezzo: una possibilità». Mazzola la ripagò con 565 presenze e una sola maglia.
Dopo quella finale di Vienna, Puskás gli regalò la sua maglia: «Ho visto giocare tuo padre. Sei degno di lui».
Portava un cognome leggendario e con classe, tenacia e perseveranza ha reso leggendario anche il suo nome.
Se ne è andato nel giorno dei 100 anni di San Siro, lui che lì aveva vinto la Coppa dei Campioni.
Oggi Milano lo saluta per l’ultima volta.
Ecco una persona che ieri ha fischiato