Confindustria (@Confindustria) header
Confindustria (@Confindustria) profile picture

Confindustria è la principale associazione di rappresentanza delle imprese manifatturiere e di servizi operanti in Italia.

Joined May 2016
Photo by Confindustria (@Confindustria)Photo by Confindustria (@Confindustria)Photo by Confindustria (@Confindustria)Photo by Confindustria (@Confindustria)Photo by Confindustria (@Confindustria)Photo by Confindustria (@Confindustria)Photo by Confindustria (@Confindustria)Photo by Confindustria (@Confindustria)
Nel 2025 le PMI italiane hanno raddoppiato l'uso dell'intelligenza artificiale, passando dal 7,7% del 2024 al 15,7%. Il dato arriva dalla rilevazione Eurostat sull'uso dell'AI nelle imprese aggiornata al 2025 e riguarda le aziende tra 10 e 249 addetti che hanno utilizzato almeno una tecnologia di intelligenza artificiale. La crescita è significativa, anche se il posizionamento dell’Italia resta comunque sotto la media europea, pari al 18,9%. Davanti all'Italia si collocano la Germania, con il 24,9% delle PMI che ricorrono all'intelligenza artificiale, la Spagna al 19,1% e la Francia al 17,1%. Il confronto con il 2024 mostra però quanto sia stata rapida la crescita italiana. Un anno prima le PMI francesi erano al 9,3%, le spagnole al 10,3% e le tedesche al 18,8%, con una media UE del 12,6%. In dodici mesi l'Italia ha guadagnato 8 punti, più della Germania e della Francia e poco meno della Spagna. Il quadro cambia guardando le imprese di maggiori dimensioni. Tra le aziende italiane con oltre 250 addetti, l'adozione dell'AI arriva al 53,1%, un valore vicino alla media europea del 55,0% e alle grandi imprese di Germania (57,0%), Spagna (57,5%) e Francia (58,0%). Su queste imprese, il sistema industriale italiano tiene il passo europeo. È soprattutto mettendo a confronto le due dimensioni che emerge il principale elemento di attenzione: il divario interno si è allargato. In Italia la distanza tra grandi imprese e PMI è passata da circa 25 punti nel 2024 a oltre 37 punti nel 2025. L'adozione dell'AI accelera quindi in tutti i principali Paesi, ma corre più veloce dove sono già presenti scala, competenze interne e capacità di investimento. Ed è proprio questo il punto centrale per l'Italia: il tessuto produttivo è fatto in larga parte di PMI, ed è su questo segmento che si gioca gran parte del recupero di produttività legato all'intelligenza artificiale. Per questo servono competenze digitali diffuse, un quadro regolatorio chiaro e strumenti di sostegno all'investimento calibrati sulle imprese di minore dimensione. Il Forum della Piccola Industria di Confindustria, in programma il 13 e 14 novembre a Roma, sarà un’occasione per confrontarsi sulle principali sfide che attendono le PMI italiane: innovazione, competenze, accesso alla finanza, investimenti, produttività e crescita. Sfide strettamente connesse anche alle trasformazioni tecnologiche in corso, che richiedono alle imprese nuove capacità e strumenti per affrontare il cambiamento e rafforzare la propria competitività.
1
3
3
275
Nel 2025, l’intelligenza artificiale in Italia ha raggiunto un valore di €1,38 miliardi. A fotografare questa crescita è il rapporto Il Digitale in Italia 2026, elaborato da @AnitecAssinform insieme a NetConsulting cube. I dati mostrano un’accelerazione significativa negli ultimi tre anni: dai €674 milioni del 2023 si è passati a €935 milioni nel 2024, fino a raggiungere gli attuali €1,38 miliardi. In soli due anni, quindi, il valore del mercato è più che raddoppiato. E la crescita ha continuato ad accelerare: tra il 2024 e il 2025 l’incremento è stato maggiore rispetto all’anno precedente, sia in termini assoluti sia percentuali. Una dinamica che racconta come l’intelligenza artificiale stia assumendo un ruolo sempre più centrale nel sistema produttivo italiano, passando dalla sperimentazione a investimenti sempre più strutturati. Una trasformazione che apre nuove opportunità, ma pone anche interrogativi sulla capacità delle imprese di coglierle e tradurle in competitività. Per rafforzare l’ecosistema nazionale dell’intelligenza artificiale, però, non basta sostenere lo sviluppo delle tecnologie: occorre incentivarne anche l’adozione. Finora le politiche pubbliche si sono concentrate soprattutto sul potenziamento dell’offerta, dalle capacità di calcolo agli incentivi tecnologici. La sfida, oggi, è stimolare anche la domanda, attraverso un’azione culturale e strategica che porti l’IA al centro del dibattito pubblico e ne valorizzi il ruolo come leva di competitività per le imprese e per i servizi pubblici. È proprio da queste sfide che partirà il confronto del 41° Convegno dei Giovani Imprenditori Confindustria, in programma il 16 e 17 ottobre a Capri, dal titolo “StrategIA. Il futuro è un’impresa umana”. Due giornate di confronto tra imprese, università e istituzioni sul ruolo dell’intelligenza artificiale nella competitività del Paese e sulle competenze necessarie per governare una trasformazione economica e tecnologica di questa portata.
1
1
263
Il prezzo del gas in Europa a settembre è salito a 77 €/MWh, il massimo da fine 2022: più del doppio dei 33 €/MWh registrati a febbraio. Siamo ancora distanti dai picchi anomali del 2022, ma la guerra nel Golfo ha riportato il gas su livelli che non hanno più nulla di ordinario: nel 2019 il prezzo si attestava a 14 €/MWh. All'origine c'è la quasi completa chiusura dello Stretto di Hormuz. A settembre la quota dei transiti di navi è al 13% del normale e gran parte del gas e del greggio dell'area non può essere esportata: per il petrolio si tratta di 17,4 su 20,0 mbg. Su questa spinta il Brent è a $101 al barile, con un picco di $109, e resta volatile perché i mercati reagiscono a ogni notizia che riguarda gli impianti nel Golfo. Gli effetti sui prezzi al consumo sono già visibili: → Inflazione italiana a settembre al +4,2% annuo, nuovo massimo dell'anno (da +3,3% di agosto e da +1,0% a inizio 2026) → Energetici al consumo al +22,3%, da +17,1% di agosto → Indice al netto di energia e alimentari in risalita al +2,0%, da +1,8% La componente di fondo resta quindi su valori contenuti, ma ha iniziato a muoversi: nei prossimi mesi vari beni potrebbero incorporare i maggiori costi di trasporto. Come rileva la Congiuntura Flash del nostro Centro Studi, le banche centrali stanno già reagendo: a settembre la BCE ha alzato i tassi di un quarto di punto, al 2,50%, e i mercati si attendono ulteriori rialzi: complessivamente, tra 2026 e 2027 dovrebbe alzare di +1,25 punti. L'effetto atteso è un rallentamento di consumi e investimenti, anche in Italia.
2
2
3
636
L'export italiano non si ferma: negli ultimi sei anni è cresciuto in media del 5% l'anno, e il 2025 ha aggiunto un altro +3,3% in un anno segnato dalle tensioni geopolitiche e dall'inasprimento della politica tariffaria americana. È un risultato positivo che conferma la capacità di tenuta del nostro sistema produttivo: le vendite di beni all'estero hanno raggiunto i €643,2 miliardi. Secondo l'analisi del nostro Centro Studi, a trainare la crescita sono stati pochi mercati e comparti, a partire dagli Stati Uniti, che hanno fornito il maggiore contributo per mercato. Proprio la dinamica delle vendite oltreoceano ha sorpreso in positivo, a fronte di attese di un possibile arretramento: l'export italiano verso gli Stati Uniti è cresciuto del 7,2%, sfiorando i €70 miliardi. Resta però l'Europa il baricentro dei nostri scambi, con oltre la metà delle esportazioni italiane diretta verso l'Unione europea. → Unione europea: 51,3% delle esportazioni italiane, di cui Spagna 5,9%, Polonia 3,2% e Paesi Bassi 2,9% → Extra UE: 48,7% → Stati Uniti: 10,8%, con un guadagno di 1,3 punti di quota rispetto al 2019 La resilienza dell'export, tuttavia, non è generalizzata. La performance verso gli Stati Uniti si è concentrata in poche produzioni: al netto dei prodotti farmaceutici e degli altri mezzi di trasporto, le esportazioni verso quel mercato hanno registrato nel 2025 una contrazione di quasi il 6%. Sul fronte delle importazioni, invece, cresce rapidamente il peso della Cina, in particolare nei comparti ad alto valore aggiunto. Tra il 2019 e il 2025 la quota cinese sulle importazioni italiane di prodotti tecnologicamente avanzati è più che raddoppiata, passando dal 14,2% al 34,8%. Consolidare i mercati storici resta la base su cui poggia la nostra presenza internazionale, ma lo spazio di crescita passa anche dall'apertura di nuove rotte commerciali. Mercosur e India offrono all'export italiano sbocchi capaci di diversificare la domanda e di ridurre la dipendenza da pochi mercati e pochi comparti.
2
4
1
8
471
A settembre le imprese italiane hanno previsto 565mila assunzioni. Eppure, nel 44,1% dei casi, trovare i profili ricercati resta difficile. È una delle principali criticità del mercato del lavoro italiano: le aziende cercano persone, ma domanda e offerta continuano a non incontrarsi pienamente. A pesare sono soprattutto la carenza di candidati e la distanza tra le competenze disponibili e quelle richieste dalle imprese. Un divario che diventa ancora più evidente per i profili tecnici e specializzati, dalla manifattura all’ICT. Ridurre questo mismatch significa lavorare su un collegamento più stretto tra formazione, competenze e fabbisogni reali del sistema produttivo, costruendo percorsi capaci di accompagnare le persone verso professionalità effettivamente richieste dal mercato. Una sfida che riguarda anche i nuovi canali di ingresso nel mercato del lavoro. Tra le esperienze sviluppate in questa direzione ci sono i percorsi di formazione e mobilità internazionale qualificata promossi da @Umana in Paesi come Ghana, Marocco e Tunisia, dove la preparazione professionale inizia nei territori di origine sulla base delle esigenze delle imprese, per proseguire poi con l’ingresso regolare in Italia e l’inserimento lavorativo. Perché colmare il divario di competenze non significa soltanto trovare persone per i posti disponibili, ma costruire oggi le professionalità di cui le imprese avranno bisogno domani.
1
2
3
347
Le Life Sciences valgono il 13% del PIL italiano, impiegano 3,1 milioni di persone e generano €65 miliardi di export manifatturiero (dati 2024). Numeri che non descrivono solo la rilevanza industriale del settore, ma ne evidenziano anche il ruolo centrale per la crescita del Paese, con una previsione che lo vede arrivare fino al 18% del PIL entro il 2035. Questa traiettoria di sviluppo si inserisce in un contesto in cui la salute non è soltanto un ambito sociale, ma una vera e propria precondizione per la competitività economica. In questo senso, le Life Sciences si configurano come una filiera ad alto potenziale, sia in termini di innovazione sia di occupazione. A questo si aggiunge la forza del network italiano tra Università, Centri di Ricerca e IRCCS, un ecosistema che rende il nostro Paese un terreno fertile per l'innovazione. Non è un caso che, il 15% della ricerca e sviluppo privata nazionale viene dalla filiera Life Sciences. A rafforzare ulteriormente questo posizionamento contribuisce anche il ruolo crescente dell’intelligenza artificiale. Nel 2024, l’Italia si è collocata al terzo posto al mondo per numero di trial clinici che utilizzano l’IA, subito dopo Stati Uniti e Cina. In questo contesto, nel 2025 abbiamo ottenuto un altro risultato importante: l'apertura alla collaborazione tra privati-profit, IRCCS e soggetti pubblici per il trattamento di dati sanitari con l'IA. Un passo concreto verso la valorizzazione di un vantaggio competitivo che il nostro Paese già possiede. Anche l'Europa guarda con decisione a questo settore. L'obiettivo UE è rendere il continente l'hub globale per le Life Sciences entro il 2030. Nel prossimo Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034 sono infatti previste risorse importanti: €20,3 miliardi per il Fondo per la Competitività e €19,6 miliardi per Horizon Europe dedicati al settore. La sfida ora per l’Italia è duplice: da un lato garantire la sostenibilità del Sistema salute italiano, dall'altro posizionare il Paese come hub di riferimento mondiale per l'innovazione nelle Life Sciences e nella medicina di precisione.
1
2
2
265
Il Brasile si conferma uno dei mercati a maggiore crescita per l'export italiano, con un potenziale ancora in larga parte da cogliere. Nel periodo 2021-2025 l'export italiano verso il Brasile è cresciuto in media del 6% l'anno, portando l'interscambio complessivo con l'area Mercosur a €7,5 miliardi nel 2025. Una traiettoria sostenuta anche da una presenza industriale italiana già profondamente radicata nel Paese: circa 400 imprese a partecipazione italiana, 150.000 addetti e €42 miliardi di fatturato. Su queste basi si inserisce l'accordo UE-Mercosur: con il patto, le esportazioni italiane verso l'area potrebbero passare da €7,5 a €14 miliardi, con un risparmio sui dazi per le imprese europee stimato in circa €4 miliardi l'anno. Tra i settori con più da guadagnare, spicca quello dei macchinari: €2,6 miliardi di export nel 2025, penalizzati da dazi fino al 35% destinati a essere eliminati progressivamente con l'entrata a regime dell'accordo. Per le imprese italiane, l'accordo UE-Mercosur apre una fase nuova nei rapporti con una delle economie a maggiore potenziale del continente americano.
1
2
365
Le esportazioni italiane verso i Paesi del Mercosur raggiungono i 745 milioni di euro a maggio 2026: +21,1% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Il dato coincide con l'entrata in vigore dell'Accordo UE-Mercosur e fotografa un avvio incoraggiante per le imprese italiane che operano su questi mercati. I dati Istat per singolo Paese: Brasile: 582 milioni di euro (+22,3%) Argentina: 111 milioni di euro (+0,6%) Uruguay: 37 milioni di euro (+72,2%) Paraguay:15 milioni di euro (+95,6%) Il Brasile assorbe la parte preponderante dell'export, registrando anche una crescita significativa in valore assoluto. Le variazioni più marcate riguardano Uruguay e Paraguay: mercati più piccoli, ma con dinamiche che segnalano un'apertura commerciale significativa già nel primo mese di vigenza dell'accordo. In un contesto in cui la diversificazione dei mercati di sbocco è diventata una priorità strategica – anche alla luce delle pressioni sui dazi a livello globale – questi risultati confermano il valore dell'Accordo UE-Mercosur come leva per rafforzare la presenza delle nostre imprese in un'area in forte sviluppo. I prossimi mesi forniranno indicazioni più solide sulla tenuta e sull'ampiezza di questa crescita. È in questo scenario che, dal 7 all’11 settembre, Confindustria sarà in Argentina e Brasile con una Missione imprenditoriale dedicata a rafforzare le relazioni economiche e a esplorare nuove opportunità per le imprese italiane nei mercati del Mercosur. Segui la Missione sui nostri canali per conoscere incontri, settori strategici e opportunità che stanno emergendo per il sistema produttivo italiano.
1
6
1
10
883
Il Mezzogiorno traina la crescita nazionale: +7,7% di PIL negli ultimi 5 anni. Secondo il Check-up Mezzogiorno 2025 di Confindustria e SRM, tra il 2019 e il 2024 il PIL del Sud ha registrato una crescita (+7,7%) superiore a quella dell’Italia nel suo complesso, che nello stesso periodo si è fermata al +5,8%. Il PIL pro-capite sale a €22mila, restando però ancora ben sotto la media italiana. Il mercato del lavoro mostra una crescita dell’occupazione dello 0,8%, anch’essa superiore al dato nazionale. Ma quali sono stati i motori di questa crescita? Un ruolo centrale è stato svolto dalla ZES Unica Mezzogiorno e dal PNRR, che hanno attivato investimenti decisivi. La ZES si conferma, infatti, un’importante motore di sviluppo: nel 2025 sono state presentate 10.493 domande di credito d’imposta (+52%) che hanno generato oltre €7,3 miliardi di investimenti. Le autorizzazioni uniche superano le 1.000 a inizio 2026, con circa €6 miliardi di investimenti diretti e oltre 17mila posti di lavoro creati. A questi dati si aggiunge il PNRR, che al Sud concentra oltre 110mila progetti, contribuendo ulteriormente alla crescita. Gli storici divari rispetto alle altre macroaree del Paese non sono superati, ma la direzione è quella giusta.
6
5
20
1,806
Confindustria e Protezione Civile: una collaborazione strategica per il Paese Oggi abbiamo firmato il nuovo Protocollo d’intesa tra Confindustria e il Dipartimento della Protezione Civile. Un passo importante che rafforza una collaborazione pubblico-privata costruita nel tempo e diventata un punto di riferimento per la gestione delle emergenze e la diffusione della cultura della prevenzione. L’accordo, sottoscritto da Fausto Bianchi, Presidente di Piccola Industria Confindustria, e Fabio Ciciliano, Capo del Dipartimento Protezione Civile, arriva a dieci anni dall’avvio di un percorso comune nato nel 2016 e riconosciuto anche a livello internazionale come buona pratica. In un Paese come il nostro, dove eventi estremi e crisi sono sempre più frequenti, prevenzione e preparazione non sono più opzionali. Sono condizioni essenziali anche per la continuità delle imprese e dei territori. Con questo Protocollo lavoreremo insieme su: - strumenti concreti per la business continuity - formazione su rischi, sicurezza ed emergenze - resilienza delle imprese e politiche di prevenzione - maggiore presenza e collaborazione sui territori, con un ruolo centrale delle PMI L’obiettivo è chiaro: aiutare le imprese, soprattutto le piccole e medie, a essere più pronte ad affrontare gli shock, riducendo i danni e continuando a operare, a beneficio delle comunità in cui sono inserite. Imprese più resilienti significano un Paese più forte. È con questo spirito che Confindustria e Protezione Civile continueranno a lavorare insieme.
3
12
2,274
Gli attacchi cyber mostrano una crescita record globale, con l'Italia che rappresenta circa il 10% del totale, registrando un aumento del 13% nel primo semestre 2025. A rendere il quadro ancora più complesso c’è un altro elemento da non sottovalutare: 1 incidente su 10 ha come matrice Cyberwarfare o Hacktivism. Un dato che conferma come la cybersecurity sia ormai strettamente intrecciata alle dinamiche geopolitiche. Il conflitto russo-ucraino, in particolare, ha sancito la nascita di un vero e proprio fronte cyber, paragonabile ai fronti di conflitto nel mondo fisico. Questo scenario si riflette direttamente sulle imprese. In Italia, il 74% delle grandi organizzazioni dichiara di aver percepito un’intensificazione dei tentativi di attacco e il 29% segnala un fattore critico spesso sottovalutato: la presenza di attori poco sicuri all’interno della propria filiera. È proprio da qui che nasce l’esigenza di strumenti concreti di analisi e supporto. Nell’ambito del Progetto Cyber Index PMI, da noi promosso in partnership con Generali, Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e con il supporto scientifico dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano, è stata avviata la terza edizione del Rapporto “Cyber Index PMI”. Tutte le PMI sono invitate a partecipare attivamente compilando il questionario [survey.opinio.net/s?s=30615]. Un riferimento fondamentale per mappare la maturità cyber delle imprese italiane e accompagnarle nel percorso di rafforzamento della sicurezza digitale.
3
8
870
Si è concluso oggi il #Forum di #PiccolaIndustria, un appuntamento intenso e partecipato che ha posto al centro del dibattito uno dei temi più strategici per le nostre imprese: la #sicurezza – energetica, digitale, industriale e ambientale – come fattore chiave per rafforzare la #resilienza e la #competitività delle #PMI italiane, in un contesto globale segnato da instabilità e profonde trasformazioni.
5
3
13
2,507
L’Annual Meeting #ABIE ha evidenziato il peso crescente delle imprese a controllo estero nello sviluppo del Paese. La loro capacità di generare innovazione, promuovere l’#export e creare #occupazione qualificata rappresenta un motore decisivo per la #competitività italiana. L’Osservatorio Imprese Estere si conferma uno spazio di analisi e confronto tra istituzioni, aziende, università e territori, offrendo strumenti concreti per rafforzare l’attrattività nazionale. Una giornata di dialogo per affrontare le #sfide globali con #visione e determinazione, valorizzando il potenziale del #MadeInItaly.
2
1
8
1,865
Oggi e domani a Firenze torna il Forum di Piccola Industria, l’appuntamento annuale dedicato alle PMI per riflettere e confrontarsi sulle principali sfide del nostro tempo. Al centro dell’edizione di quest’anno cybersecurity, transizione energetica, aerospazio e difesa e business continuity: quattro temi strategici in un contesto di grande incertezza economica e sociale, con uno sguardo rivolto anche alla dimensione europea. Due giornate di dibattito con istituzioni, esperti e imprenditori per rafforzare la competitività del nostro sistema produttivo. L’iniziativa è realizzata con il sostegno di @intesasanpaolo , con @4manager Main Partner per la cultura d’impresa, in collaborazione con @DeloittePrivate e Umana, insieme al contributo di @EnelGroupIT , Fondimpresa e @RetImpresa . @Gruppo24ore accompagna il Forum come Media partner, mentre @Trenitaliano ne è Vettore ufficiale. Il Comune di Firenze è Partner Istituzionale dell’iniziativa.
1
3
1,104
Durante l’Annual Meeting ABIE in @UniLUISS , @BarbaraCimmino ha evidenziato il ruolo delle 18.400 imprese estere in Italia: oltre 1,7 milioni di occupati e un terzo dell’export. Per rafforzarne il radicamento sul territorio nazionale serve semplificare la #burocrazia, investire in #formazione e #capitaleumano, valorizzare la #ZES unica per il Mezzogiorno e sviluppare strumenti come venture capital e private equity.
1
1
6
919
"Abbiamo chiesto al Governo un #PianoIndustriale per il nostro Paese. Le #imprese devono diventare più competitive, digitali e sostenibili. Ma senza affrontare il nodo #energia, ogni sforzo rischia di fallire. Così non si compete, né in #Europa né nel mondo." Intervento del Presidente Emanuele Orsini a #inMezzora su Rai 3 condotto da Monica Maggioni. Mostra meno
4
2
1
3
787
Oggi a @Inmezzorarai su Rai3, Emanuele Orsini ha affrontato i nodi più urgenti per l’industria italiana: #dazi e #export, energia e competitività, attrazione degli investimenti, salari e sicurezza sul lavoro. Un confronto franco e diretto sulle scelte che servono per sostenere l’#impresa, il lavoro e la crescita del Paese. La puntata completa è disponibile su RaiPlay: raiplay.it/video/2025/04/In-…
1
3
5
767