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Fa troppo caldo, bisogna rinviare l’inizio dell’anno scolastico a ottobre. La richiesta è partita da un appello online ed è stata raccolta da molti insegnanti, ovviamente da alcuni sindacati e persino da tanti genitori. Tutti giustamente preoccupati per le condizioni insostenibili e rischiose per la salute psicofisica di docenti, lavoratori e alunni. Servirebbero i climatizzatori nelle aule, ma non ci sono i soldi e soprattutto non c’è tempo. Ora. Perché in passato ci sono stati entrambi, ma entrambi sono stati sprecati.
Quando nel 2020 c’è stato il Covid, l’Italia è stato il paese che ha chiuso le scuole più a lungo in Europa: 341 giorni, rispetto a una media di 138. All’epoca, una delle discussioni più importanti era l’aerazione delle aule: portare impianti di ventilazione in tutte le scuole era un obiettivo condiviso e prioritario. E le risorse, negli anni successivi, non sono di certo state un problema.
Tra il Superbonus e il Pnrr sono stati spesi 450 miliardi di euro, ma non un euro è stato previsto per adeguare gli edifici scolastici all’aumento delle temperature: abbiamo messo i cappotti termici alle ville al mare, ma non l’aria condizionata nelle scuole. Così allo stato attuale, su circa 60 mila scuole, solo il 6-7 per cento ha la climatizzazione. Il ministro Valditara ha stanziato 20 milioni di euro, sufficienti a rinfrescare appena 3-400 aule: per gli inutili banchi a rotelle il governo Conte spese 120 milioni.
Così, dopo sei anni e 450 miliardi, la soluzione è sempre la stessa: scuole chiuse. In fondo anche ai sindacati va bene così, d’altronde tra i tanti scioperi fatti – da Gaza al neoliberismo al climate change– non se ne ricorda uno per l’aria condizionata.
ilfoglio.it/cronaca/2026/09/…
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Replying to @EconAzUnits @FPanunzi
È una cosa su cui rimugino da tempo, anche perché ormai sono quasi vent'anni che insegno, e in posti molto diversi tra loro. Io credo che ci sia un grande concorso di colpa. Comincio da noi, perché è lì che mi sento di essere più severo.
Conosciamo tutti i molti colleghi, non nascondiamocelo, che insegnano lo stesso corso con lo stesso materiale da dieci anni o più, che non fanno il minimo sforzo per migliorare le proprie capacità pedagogiche o per rendere la fruizione del corso più flessibile: ad esempio, qual è il problema nel registrare la lezione? Cosa costa dedicare un po' di tempo a fugare i dubbi? Colleghi che pretendono di essere in un tempo che non c'è più e che non tornerà. Marchesi del Grillo col dottorato, se lo hanno poi (la vecchia guardia non sempre).
Aggiornarsi non significa essere accondiscendenti, significa adattarsi a un contesto che evolve, senza per questo mollare sulla qualità. E attenzione: la flessibilità nell'accesso non significa, almeno per me, la frammentazione del contenuto. Registrare una lezione serve a chi lavora, a chi si è ammalato, a chi vuole rivedere un passaggio difficile; non serve a trasformare un corso in una playlist da consumare a spizzichi e bocconi. Se insegni bene, gli studenti vengono in classe comunque.
Poi ci sono gli studenti, e anche qui il problema esiste davvero, perché c'è un reale peggioramento delle conoscenze di base di chi arriva dalla scuola, e non solo in Italia. Non credo che il Covid sia la spiegazione più utile, mi puzza di proiettile d'argento, anche perché il calo si vedeva già nelle rilevazioni precedenti. Temo sia proprio la scuola, assieme alle famiglie, ad aver abdicato alla funzione educativa, allentando troppo le maglie, giustificando l'ingiustificabile. Il che non significa "bocciamo tutti", come vorrebbe una certa retorica del rigore alla Valditara. Significa tante cose: dall'aiuto a chi resta indietro alle maggiori opportunità per chi invece corre di suo, dalla formazione continua del corpo docente a migliori procedure di selezione.
C'è poi un drammatico calo dell'attenzione, e qui credo che non si debba cadere nel tranello della gamification e della parcellizzazione, per cercare di attrarre chi comunque non verrebbe in classe. Non all'università, che non è la scuola dell'obbligo. Reggere due ore di ragionamento continuo non è un ostacolo che sta tra lo studente e la materia, ma è parte della materia, è una delle poche cose che un corso universitario può ancora insegnare per la vita e che nessun riassunto automatico, nessun escamotage sostituisce.
E infine c'è l'università come istituzione, che è poi il motivo per cui le prime due cose non si aggiustano da sole. Nella valutazione di una carriera accademica la didattica pesa quasi zero, contano, quando contano, le pubblicazioni, i fondi, le (auto)citazioni. Il collega che da dieci anni usa lo stesso materiale, in fondo, sta rispondendo in modo perfettamente razionale agli incentivi che gli abbiamo dato. Finché insegnare male non costa nulla e insegnare bene non porta nulla, possiamo scrivere tutti i manifesti sulla qualità della didattica che vogliamo. E un'istituzione che cambia deve farlo verso gli studenti a tempo pieno, verso quelli che lavorano, verso una società che ha bisogno di persone capaci di stare su un problema difficile più di tre minuti.
Insomma, un grande e grosso concorso di colpa, e nessuno degli attori può sistemare la faccenda da solo, e ognuno ha un ottimo alibi negli altri.
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The Strait of Hormuz may be reopening, but Asia’s recovery from the Iran crisis will take time. In a new webinar, @wendyscutler, Tatsuya Terazawa (@IEEJ_Japan), @MatteoLanzafame, Julia Tijaja (@CSISIndonesia) & Jenny Gordon (@WhatAustThinks) discuss energy security, supply chains, food prices, and regional cooperation. youtube.com/watch?v=yIv-EozK…
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ADB Chief Economist Albert Park breaks down the latest outlook from #ADO2026, what's driving slower growth across the region, why inflation is rising, and the key risks that governments need to watch closely: ow.ly/9uQp50YGPLv
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#ADBNews: Growth in developing Asia and the Pacific is expected to slow this year and next, as the conflict in the Middle East and trade uncertainty weigh on the region's economic outlook.
Inflation is projected to rise to 3.6% in 2026 before easing slightly in 2027.
Learn more in #ADO2026, our flagship economic report: ow.ly/2HP950YGPFJ
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🧵1/8: The current conflict in the Middle East has reintroduced significant geopolitical risk into the global economic outlook. Our Macroeconomic Research Division at ADB has taken swift action to assess the potential implications for Asia.
While Asia’s direct trade exposure to the Middle East is limited, the potential spillovers through energy markets, disrupted shipping, and financial conditions could be significant. Asia is particularly exposed to heightened geopolitical uncertainty and oil price volatility. Our team is closely monitoring developments and assessing implications for the region’s resilience.
Difficile dirlo meglio.
Poco fa parlavo con un collega che insegna un corso di GenAI prototyping, e concordavamo su un punto: questi nuovi strumenti non sono neutrali, hanno anzi un effetto profondamente polarizzante.
Non è solo che aiutano: amplificano.
Se hai buone basi nel campo in cui li usi, se sai formulare bene un problema, se hai senso critico per valutare ciò che producono, allora ti danno quasi dei superpoteri: accelerano il lavoro, moltiplicano le alternative, abbassano il costo dell’esplorazione.
Ma se quelle basi non ci sono, succede qualcosa di diverso! Non è che impari più in fretta, è che esternalizzi il controllo. Ti affidi all’output senza avere gli strumenti per valutarlo, e l’illusione di competenza cresce più della competenza stessa.
È questo che cerco di mostrare in classe, quando faccio svolgere agli studenti, con ChatGPT, Gemini e altri modelli, diverse analisi dei dati, e poi discutiamo insieme i risultati. Trovo molto utile dare loro 30 minuti per risolvere da soli un problema complesso, a volte proposto da loro, usando qualsiasi LLM/LMM, e poi riprovarci dal vivo, passo dopo passo, insieme.
Di solito (falsa modestia...) il mio risultato è migliore. Non perché lo strumento sia diverso (uso lo stesso scelto da loro, tra quelli di cui abbiamo la licenza), ma perché diverso è il controllo sul processo: nella formulazione del problema, nella scelta delle ipotesi, nella verifica dei passaggi, nell’interpretazione dei risultati.
Credo che il messaggio che si portano a casa sia semplice e, per certi versi, controintuitivo: un LLM abbassa il costo dell’esecuzione, ma non quello della comprensione. E senza comprensione, l’esecuzione è fragile.
In questo senso, queste tecnologie non eliminano il principio di Matteo. No, lo rendono più visibile: chi ha struttura cognitiva solida viene amplificato; chi non ce l’ha rischia di diventare ancora più dipendente, se non addirittura più stupido (il cervello va tenuto allenato, ormai lo sappiamo). I "ricchi" diventano più ricchi, e la conoscenza resta la forma più potente di ricchezza, e lo sarà sempre di più.
Ergo, puoi lasciare a ChatGPT l'analisi dei dati, ma devi sapere che cosa faresti tu, perché, come, quando. Il che significa che studiare serve, forse paradossalmente, più che mai. Se possiamo risparmiare tempo nell'esecuzione (e al momento è un grande se), abbiamo più tempo per lo studio.
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ADB Principal Economist @MatteoLanzafame highlights policy measures governments should consider to mitigate risks and support growth, based on economic impacts modeled under reciprocal tariffs and potential US and PRC re-escalation scenarios.
🔗 ADB Blog - How Will US Tariffs Affect Asia and the Pacific?: blogs.adb.org/blog/your-ques…
🔗 #ADO2025 July: adb.org/outlook/editions/jul…
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(NEW STUDY) MONEY, HAPPINESS (& TIME)
Socio-economic research on whether money buys happiness has produced mixed results.
Many studies show that happiness increases with income but only up to a certain point. Beyond that, more money doesn't necessarily make people happier.
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ADB Principal Economist @MatteoLanzafame discusses the potential economic impacts of recent US #tariff policies and retaliatory measures, especially under different risk scenarios.
How Will US Tariffs Affect Asia and the Pacific? ⬇️
blogs.adb.org/blog/your-ques…
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Michiko Suga, ADB Representative in Europe & @DPecinaLopez joined @MatteoLanzafame in the launch of the latest #AsianDevelopmentOutlook at @deginvest_int in Cologne, #Germany 🇩🇪!
Why #ADO2025 matters for Europe?:
🔹 Forecasts for 46 Asian economies
🔹 Insights on economic and #trade trends
📹Watch a short summary video below & ⬇️download the report here👉 adb.org/publications/asian-d…
@KfW_FZ_int @BMZ_Bund @deginvest_DE @AdbPartnerships
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Lunedì 14 aprile, alle ore 16.00 presso la Sala lauree della Facoltà di Scienze politiche, si terrà la presentazione dell'Asian Development Outlook April 2025: Trade Uncertainty Challenges Asia’s Resilience.
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📊 Focus #India: Analisi Economiche e Prospettive Geopolitiche per l’Asia Indopacifica 📈🌐
CeSPI @UniMercatorum @unioncamere
@MatteoLanzafame @FBonaglia
📅 𝟐𝟒 𝐠𝐞𝐧𝐧𝐚𝐢𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟓, 🕙 10:00
🔗 In presenza: shorturl.at/b2wEQ
🔗 Zoom: shorturl.at/7GhVL
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[🧵] Il Partito popolare europeo (@EPP) rottama il dirigismo climatico per abbracciare una politica razionale e basata sul mercato? E’ presto per dirlo ma la dichiarazione approvata a Berlino nei giorni scorsi è lucida e innovativa. Vediamo cosa dice 1/n
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Last Sunday Mario Draghi delivered a forceful speech, arguing that Europe has fallen into a vicious cycle of weak domestic demand, insufficient macroeconomic stimulus, depressed investment and low productivity growth.
Here's a 🧵 on recent research related to this view.
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Billy moneyballs Gallium
Guys, you’re still trying to fight this tech war and hold onto the gallium that China is no longer selling us.
I told you, we can’t do it ... and we can’t do it.
Now, what we might be able to do is recreate it.
Re-create it in the aggregate.
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🇦🇷 In Argentina, un governo peronista e di sinistra ha devastato il potere d’acquisto dei salari, i redditi del settore informale e le speranze di un’intera nazione. Oggi, un governo ultraliberista, con un programma di pesante austerità, sembra sulla strada per recuperarli grazie alla riduzione dell’inflazione. Un paradosso che dovrebbe spingere la sinistra globale a una riflessione profonda, ma che finora pochi sembrano voler affrontare o discutere seriamente.
Il "piano Milei" ha ridotto drasticamente l'inflazione in Argentina, bilanciando riforme fiscali e liberalizzazioni, ma resta il nodo delle gravi difficoltà sociali. L'articolo di @Mario_Macis e @RiccardoTrezzi
lavoce.info/archives/106510/…
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I can't sleep. Every night this past month, Russian drones are over Kyiv, often just outside my window that I wake up to their buzzing. In a new, twisted upgrade, they’re now armed with thermobarics—fire clouds that burn up all the air, and people, in any space they hit 1/



























