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Quando un cinese capisce la situazione russa meglio di tutti i cosiddetti esperti dei talk show:
«Guardando la situazione attuale, questa operazione della Russia è come avere in mano una mano di partenza perfetta e riuscire a giocarsela fino a mandare tutto a puttane.
Se non avesse invaso l’Ucraina, oggi, nel grande poker globale dell’intelligenza artificiale, oltre agli Stati Uniti e alla Cina, con ogni probabilità ci sarebbe stata anche la Russia.
Per sviluppare l’IA e addestrare modelli di grandi dimensioni, la logica di fondo è: consumare una quantità enorme di elettricità, raffreddare tutto e mettere insieme tonnellate di hardware. Negli ultimi due anni, i responsabili dei data center di tutto il mondo si lamentano delle bollette della luce e dei costi dei sistemi di raffreddamento. E la Russia? È come se Dio stesso le avesse servito tutto su un piatto d’argento: in Siberia basta aprire la finestra per avere un condizionatore naturale di prima classe. Nel Paese ci sono acqua, energia nucleare e gas a basso costo. Non a caso, quando si faceva mining di criptovalute, tutti sceglievano la Siberia.
Inoltre, i russi sono forti in matematica e negli algoritmi. Nelle competizioni internazionali di programmazione e su Kaggle, nel campo del machine learning, i russi fanno regolarmente a pezzi la concorrenza. E, al di fuori degli Stati Uniti e della Cina, la Russia è uno dei pochi Paesi ad aver sviluppato un proprio ecosistema digitale completo: per le ricerche c’è Yandex, per i social network VK, oltre a Telegram. E adesso c’è Nebius, la nuova stella emergente nel settore della potenza di calcolo, le cui azioni sono schizzate alle stelle sulla borsa americana. Il suo nucleo è costituito proprio dagli stessi russi che lavoravano in Yandex.
Se, dopo la pandemia, la Russia avesse messo a disposizione terreni, aria fredda ed elettricità a basso costo, per poi invitare la Cina — quella macchina da guerra delle infrastrutture — a contribuire alla costruzione di linee ad alta tensione, stabilimenti e reti in fibra ottica, attirando anche capitali europei per costruire fabbriche di server, i russi avrebbero potuto trasformarsi nella più grande «fabbrica di supercalcolo» dell’Eurasia. Mentre Stati Uniti e Cina si affrontavano come divinità, la Russia avrebbe potuto stare in mezzo e riscuotere pedaggi da entrambe le parti.
E invece com’è andata a finire? Putin si è dato una pacca sulla coscia e ha deciso: no, io devo conquistare quei due pezzetti di terra.
La mente di Putin è rimasta definitivamente intrappolata nel vecchio sogno zarista ottocentesco dell’«espansione dei confini». Che importanza ha avere uno sbocco sul mare o una zona cuscinetto militare? Anche se fossero davvero necessari, esistono mille modi per ottenerli. Ma siamo nel XXI secolo! La lotta per il dominio mondiale oggi si gioca sulle catene di approvvigionamento dei semiconduttori, sugli algoritmi più avanzati e sulla conquista dei migliori talenti nel settore high-tech. E tu vai a impantanarti nel Donbass per un paio di pezzi di terra fangosa e qualche acciaieria abbandonata, ipotecando in cambio il futuro dell’intero Paese.
Non appena sono risuonati i primi spari, tutto è crollato. I programmatori e gli ingegneri più brillanti sono scappati in una sola notte. Il nucleo tecnologico di Yandex ha dovuto sottoporsi a una brutale amputazione per non affondare: ha reciso i legami con la madrepatria per potersi ricostruire in Europa sotto il nome di Nebius. Putin ha terrorizzato le persone più lungimiranti del Paese, trasformandole in rifugiati e fondatori di startup all’estero.
Alla vigilia dell’esplosione dell’intelligenza artificiale, il mondo intero corre freneticamente per aumentare la propria capacità di calcolo e cerca disperatamente un biglietto per la nuova rivoluzione industriale. E il capo della Russia trascina decine di migliaia di persone a sprofondare nel fango, combattendo una guerra di posizione nello stile della Prima guerra mondiale, cento anni dopo».
站在今天看,俄罗斯这波操作,属于手握着一把天胡的牌打得稀烂。
如果不出兵乌克兰,今天全球AI的牌桌上,除了中美,大概率真得坐着一个俄罗斯。
搞AI、跑大模型,底层逻辑就是“吃电、散热、堆机器”。这两年全世界的数据中心老板都在为电费和机房降温发愁。俄罗斯属于老天爷喂到饭:西伯利亚开窗就是纯天然顶级空调;境内水电、核电、天然气很便宜,当年挖矿的都选西伯利亚。
另外俄罗斯人的数学和算法也强,各大国际编程竞赛,Kaggle机器学习竞赛常被俄国人屠榜。全世界除了中美,俄罗斯也搞出了自己完整的互联网生态:搜东西有Yandex,社交有VK,还有Telegram。现在在美股被炒上天的算力黑马Nebius,核心班底就是原先Yandex那帮俄罗斯人。
如果疫情后俄罗斯出地皮、出冷气、出便宜电,再拉着中国这种基建狂魔帮忙拉高压电网、建厂房、铺光纤,欧美资本开服务器工厂。俄国人完全可以成为欧亚大陆最大的“超级算力工厂”,中美神仙打架,它在中间两头收过路费。
结果呢?普京一拍大腿:不行,我得去抢那几块地。
普京的脑子,彻底停留在了19世纪沙皇俄国那种“开疆拓土”的旧梦里。什么有没有出海口啊,有没有所谓的军事缓冲带啊,就算抢方法也多的是,这可这是21世纪啊!现在的世界霸权争夺,抢的是半导体供应链,抢的是先进算法,抢的是高精尖人才。你去顿巴斯抢了几片烂泥地、几座废弃钢铁厂,代价却是把整个国家的未来都押了上去。
枪声一响,一切全崩了。稍微有点本事的程序员、算法工程师,连夜跑路。Yandex核心技术团队,宁可巨亏,惨烈的断尾求生、割裂母国,也要跑到欧洲重组成Nebius。普京把最懂未来的人,全逼成了难民和海外创业者。
在人工智能技术爆发的黎明前夜,全世界都在疯狂狂飙算力、抢占新工业革命的门票;而俄罗斯的老大,却带着几十万人,在泥潭里打着一百年前的一战式堑壕战。
再说一遍,普京不行,国内崇拜普京的那帮人也不行
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Tonight, as I was leaving a restaurant on 14th Street in New York around 10 p.m., this Muslim woman took a prayer rug and a niqab out of the trunk of her car, put the niqab on, laid the prayer rug down, and started praying on the street.
I grew up as a Muslim in the Islamic world, and let me tell you: this is absolutely part of an organized effort to flood the public square in the West with Islamic symbolism.
First of all, there is no Islamic prayer at 10 p.m. Even if she missed the Isha prayer, which takes place earlier in the evening, she has until dawn to make it up. So why choose to pray on the street at 10 p.m.?
Second, a Muslim woman who does not wear a niqab or hijab in her daily life would never normally have a niqab sitting in the trunk of her car.
She is clearly not strict enough to wear it every day, so why would she suddenly be so strict about missing a prayer that she carries a niqab in her trunk specifically for this purpose?
Third, in almost any Islamic country, you would never see a woman praying on the street at 10 p.m. This would be completely unacceptable.
If she were genuinely worried about praying, she could simply wait until she got home, especially since a missed Isha prayer can be made up before dawn.
I can tell you with full confidence that these scenes we keep seeing of Muslims praying in the streets of the West are intentional.
They serve to assert dominance, normalize Islam in the public square, seize ground, and demand exceptional treatment that immediately turns into claimed rights.
Bad-faith acts like this are signals of the same project that turned many cities in Europe into shitholes.
Exceptional threats demand exceptional measures.
Islam must be banned in the West because it is not a religion; it is a hostile political ideology.
Until that happens, the West will continue losing ground to this ideology every single day.
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L’empatia suicida e l’istinto di sopravvivenza
«Una giovane francese a Parigi, in lacrime, implora i saccheggiatori di fermarsi. “Perché fate questo? Non è ciò per cui lottiamo”.
Alcuni la deridono: “Li ha votato lei”. Io no. Perché ciò che vedi sul suo volto non è stupidità. Cioè sì, è anche stupidità. Ma è soprattutto una cosa più sottile: è una malattia che ha infettato l’intero Occidente e ha un nome: empatia suicida.
Il termine viene da Gad Saad, uno scienziato del comportamento evolutivo alla Concordia University di Montreal. Un uomo che è fuggito dalla guerra civile libanese da bambino, e che sa com’è quando una società si sfascia.
Il suo libro, Suicidal Empathy: Dying to Be Kind è il seguito di The Parasitic Mind. Ecco la tesi, riguarda ognuno di noi.
L’empatia è una delle cose migliori di noi. Si è evoluta per un motivo: per prendersi cura dei nostri figli, dei nostri parenti, della nostra tribù.
Era calibrata per un mondo in cui le persone di cui ti importava erano quelle intorno a te, e in cui l’empatia veniva sempre accompagnata dal suo contrappeso: l’istinto di proteggere i tuoi e di riconoscere una minaccia.
L’empatia suicida è ciò che accade quando quel meccanismo si inceppa. Quando si accende sui bersagli sbagliati, nelle dosi sbagliate, senza freni. Quando proviamo più pena per il criminale che per la sua vittima. Più per lo straniero che infrange le regole che per il cittadino che le rispetta. Più per quanto sembriamo compassionevoli che per ciò che la nostra compassione produce davvero.
Da dove viene? Quattro aspetti.
1. La biologia.
L’empatia è un riflettore, come l’ha definita lo psicologo Paul Bloom. Illumina un solo volto davanti a te e lascia tutto il resto al buio. Il migrante che piange sulla barca è visibile. Le migliaia di future vittime di un sistema rotto sono statistiche. Un riflettore è uno strumento terribile per governare un paese.
2. La nostra stessa civiltà.
L’Occidente è la civiltà che ha posto la vittima al centro della sua morale. Il cristianesimo ci ha insegnato a prenderci cura dello straniero, del povero, del debole. È stata una delle più grandi rivoluzioni morali della storia. Ma separata dalla sua altra metà – giustizia, responsabilità, il dovere di proteggere i tuoi – si trasforma in qualcos’altro.
3. L’ideologia.
In The Parasitic Mind, Saad ha descritto i patogeni delle idee, idee che dirottano il nostro ragionamento. L’empatia suicida è il corrispettivo emotivo: un’ideologia che dirotta la nostra compassione. Divide il mondo in oppressori e vittime, poi esige empatia illimitata per chiunque sia classificato come vittima, qualunque cosa faccia.
4. Lo status.
Nell’era dei social media, l’empatia è diventata uno spettacolo. Postare “benvenuti i rifugiati” non costa nulla e guadagna applausi. Il conto lo pagano altri: la classe operaia, le periferie, le vetrine spaccate, le donne che tornano a casa di notte.
I risultati sono ovunque:
- criminali trattati come vittime della società
- aggressioni sessuali da parte di migranti accolte con condanne blande.
- autodifesa marchiata come aggressione
- confini considerati una crudeltà.
La conclusione di Saad è semplice: una società muore quando preferisce sfoggiare tolleranza infinita piuttosto che usare il suo istinto di sopravvivenza.
Una civiltà poggia su un equilibrio: compassione e forza, apertura e confini, misericordia e giustizia. Quando un lato ingoia l’altro, le fondamenta si incrinano.
Ciò che stiamo vedendo in Europa è ciò che accade quando all’empatia non resta più alcun contrappeso.
Guarda di nuovo quella giovane donna. Non è il nemico. È una vittima, in effetti. È ciò che questa ideologia ha fatto a una generazione a cui è stato detto che la gentilezza sarebbe bastata.
Il nostro compito è assicurarci che sia l’ultima generazione che deve imparare la lezione in questo modo.»
(Matteo Neri > facebook.com/share/p/1C7TKGA…)
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Bon dimarts a tothom.
Avui vull reflexionar sobre la presència de la bandera palestina en pràcticament totes les manifestacions que tenen lloc arreu d’Europa i, de manera molt especial, a Catalunya. I ho faig sabent perfectament que totes les colles nostrades del «Volem acollir», els genocides antisemites del «Del riu fins al mar» i totes les esquerres que exhibeixen una kufia penjada al coll em saltaran a la jugular i em diran de tot menys com soc de guapo. Però tant se me’n dona.
Des del meu humil punt de vista, la bandera de Palestina s’ha convertit en l’emblema no només de les esquerres, totes sense excepció, sinó també de les cèl·lules jihadistes i de l’islamisme infiltrat entre nosaltres en estat latent. Un conjunt de soldats radicals preparats, instal·lats legalment entre nosaltres i finançats per estats dels petrodòlars que Occident continua considerant, suposadament, aliats fiables.
Aquests grups han abandonat, de moment, els atemptats amb bombes per adoptar noves estratègies. Ara aprofiten qualsevol revolta o mobilització ciutadana per infiltrar-s’hi i destruir monuments i edificis emblemàtics de les nostres ciutats. També aprofiten aquestes circumstàncies per saquejar comerços, principalment de propietat jueva. Per això, no tinc cap motiu per abstenir-me d’afirmar que la bandera palestina s’està convertint en l’esvàstica del segle XXI.
Els conceptes de feixisme, xenofòbia, racisme i supremacisme són, al meu entendre, expressions creades i imposades per la moralitat del bonisme que ha governat bona part de l’Europa occidental durant dècades. Aquella Europa socialdemòcrata és la mateixa que va sembrar la llavor del multiculturalisme; la que va afavorir la proliferació de l’islamisme mitjançant les seves lleis de llibertat religiosa; la que va impulsar el reagrupament familiar que ha acabat col·lapsant serveis essencials de les societats d’acollida i, també, la que ha contribuït a l’expansió de l’antisemitisme amb l’objectiu d’intimidar i anorrear un dels col·lectius més brillants de la nostra història: els jueus.
Però, aquesta nova tendència del feixisme que ens volen vendre coma antifeixisme mai es manifesta en contra dels països musulmans i islamistes que han segellat una aliança diplomàtica amb Israel com Aràbia Saudita, Qatar, el Marroc o Egipte, entre d’altres. Uns estats que, malgrat la seva dobla moral, continuen finançant el jihadisme i l’islamisme arreu del món. Per tot això, puc afirmar clarament que el feixisme fa temps ha canviat de vorera. Avui es manifesta, es fa visible i es consolida dia rere dia en les esquerres proislamistes que treballen per erosionar i destruir les societats occidentals. #SalvemCatalunya. Salut!
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Forse non è chiaro.
Allora vi pubblico uno studio enorme e ve ne linko un secondo
Questo articolo tratta delle percezioni dei servizi segreti occidentali in merito alle attività di influenza russe, che saranno riassunte in dieci punti. In vari modi, tutti questi risultati sono già stati trattati in altri lavori accademici e mostrano anche una continuità delle attività di influenza risalenti alla Guerra Fredda.
La Russia rappresenta la principale minaccia.
La Russia svolge attività di influenza politica, il cui scopo principale è indebolire l'Unione Europea (UE) e la NATO.
La Russia sta prendendo di mira intere popolazioni; il suo approccio è quello del "divide et impera".
La Russia si serve delle minoranze, dei rifugiati e degli estremisti per portare avanti la sua strategia del "divide et impera".
L'intelligence umana è un importante strumento occulto di influenza.
Le operazioni informatiche rappresentano un altro importante strumento occulto di influenza.
Il settore energetico, gli affari e la corruzione vengono utilizzati come strumenti di influenza.
Si fa ampio uso di alleati e organizzazioni di copertura.
La Russia sta ricostruendo la realtà e riscrivendo la storia per legittimarsi e minare l'autorità altrui.
La forza militare è lo strumento di influenza per eccellenza.
Leggetelo e capirete la portata della situazione
nature.com/articles/s41599-0…
Il secondo è Explaining Russian state-sponsored disinformation campaigns: who is targeted and why?
Pubblicato nel 2024 sulla rivista scientifica East European Politics.
Gli autori esaminano gli attacchi di disinformazione attribuiti alla Russia contro Paesi europei ed ex sovietici tra il 2015 e il 2021, utilizzando un'analisi statistica.
I risultati indicano che le campagne risultano più frequenti quando:
Nel Paese bersaglio si svolgono elezioni nazionali.
Il Paese attraversa periodi di significativa instabilità politica.
Gli autori interpretano questi risultati come coerenti con l'obiettivo russo di influenzare le elezioni e alimentare le tensioni interne.
tandfonline.com/doi/full/10.…
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And now I’m going to tell you f̶r̶o̶m̶ w̶h̶i̶c̶h̶ d̶i̶r̶e̶c̶t̶i̶o̶n̶s̶ t̶h̶e̶ a̶t̶t̶a̶c̶k̶ o̶n̶ B̶e̶l̶a̶r̶u̶s̶ w̶a̶s̶ b̶e̶i̶n̶g̶ p̶r̶e̶p̶a̶r̶e̶d̶ what’s actually going to happen instead of all this hysterical white noise desperately trying to drown out the inevitable:
The Orange Man is going to lose the elections with a deafening crash, and spend the rest of his time in office, along with his entire administration, desperately fending off a third impeachment, countless investigations, and criminal prosecutions for all his wild antics. And all this pompous posturing will finally come to an end.
As for Putin, he can play Stalin all he wants, fantasize endlessly about carving up the world into three spheres of influence at some imaginary new “Yalta,” and unleash as many hordes of bots on social media as he likes.
But when, at the end of the fifth year of your glorious blitzkrieg against Ukraine, you’re still banging your head against Mala Tokmachka, suffering your second defeat at Lyman, while Ukraine is bombing Moscow and St. Petersburg, and when you’re 1.5% of the global economy, all these fantasies can only impress a handful of useful idiots from Elon Musk’s freak show.
And the man sitting next to him at this imaginary Yalta is, to put it mildly, no Roosevelt. He’s a semi-coherent, half-con artist from trashy reality TV who has failed spectacularly in Iran and has no idea how to get away with that.
As for the Chinese emperor, it’s not even clear why he would want to take part in this lunatic circus in the first place, let alone share power with these people.
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Guardate bene questa mappa. Non tanto per quello che mostra, ma per chi l’ha realizzata e per quello che potrebbe esserci dietro.
Raccoglie le proteste avvenute in Europa tra il 21 settembre e il 17 ottobre 2026. Francia, Italia, Spagna, Belgio, Austria, Portogallo. Centinaia di migliaia di persone in piazza per salari, pensioni, caro affitti, scuola, spese militari e altre questioni sociali.
A pubblicarla è Rybar, una delle più importanti strutture di propaganda filorussa, fondata da un ex appartenente all’apparato comunicativo della Difesa russa e con legami documentati con l’ambiente di Prigožin.
Perché un’organizzazione del genere dovrebbe interessarsi tanto alle manifestazioni europee?
La risposta merita qualche riflessione.
La Russia conduce da anni una guerra ibrida contro l’Europa. Cyberattacchi, sabotaggi, disinformazione, interferenze politiche e operazioni per alimentare divisioni interne. Non sono fantasie complottiste, ma attività documentate dalle intelligence occidentali.
Ora aggiungiamo qualche elemento.
L’avvicinamento di una parte dell’estrema destra europea al mondo MAGA. Il sostegno pubblico di Musk all’AfD tedesca. Le posizioni di Trump nei confronti dell’Unione Europea. I rapporti di alcuni movimenti sovranisti con Mosca.
Si comincia a intravedere uno scenario piuttosto interessante. E preoccupante.
Una protesta legittima contro il carovita può diventare, attraverso migliaia di account, influencer e canali di propaganda, la dimostrazione che l’Europa sta crollando. Che Bruxelles è il nemico. Che le sanzioni alla Russia ci stanno distruggendo. Che aiutare l’Ucraina significa impoverire i cittadini europei.
Rafforzare i partiti che contestano le istituzioni europee, alimentare la sfiducia nei governi, ostacolare le decisioni comuni, bloccare gli aiuti militari a Kyiv e indebolire progressivamente l’Unione.
E c’è uno scenario ancora più pericoloso: la sovrapposizione tra campagne di disinformazione, tensioni sociali e operazioni di sabotaggio. Una crisi reale può essere amplificata artificialmente fino a diventare una crisi politica.
Naturalmente, questo non dimostra che Trump, Musk e i servizi russi operino sotto una regia comune. Sarebbe un’affermazione senza prove. Ma gli interessi possono convergere anche senza un accordo formale, e alcuni effetti politici possono favorire contemporaneamente attori molto diversi. Ed è evidente a tutti il sorprendente avvicinamento (tradimento) di Trump a Putin di queste ora
Putin vuole un’Europa debole e divisa. Una parte dell’estrema destra vuole ridimensionare o smantellare l’Unione. Trump considera spesso Bruxelles un avversario economico e politico.
Obiettivi differenti, con possibili risultati sorprendentemente simili.
E arriviamo alla questione politica.
Chi pensa che la guerra russa riguardi soltanto qualche territorio ucraino continua a non comprendere la dimensione dello scontro.
L’Ucraina è il fronte militare. L’Europa è anche un bersaglio politico, economico e informativo.
Per Mosca non è indispensabile conquistare militarmente una capitale europea. Può essere molto più conveniente contribuire a portare al governo forze disposte a paralizzare l’Unione dall’interno.
E mentre discutiamo se aiutare ancora gli ucraini a difendersi, dovremmo cominciare a chiederci quanto siamo preparati a difendere le nostre democrazie
Rybar, presentazione ufficiale: rybar.ru/about/
Consiglio UE, attività ibride russe: consilium.europa.eu/it/polic…
OCCRP, inchiesta sulle operazioni russe in Europa: occrp.org/en/investigation/l…
Carnegie, AfD e relazioni internazionali: carnegieendowment.org/resear…
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You've probably seen the video. A young Frenchwoman in Paris, in tears, begging looters to stop. "Why are you doing this? That's not what we stand for."
Some accounts are mocking her. "She voted for it."
I won't. Because what you see on her face is not stupidity. It's a disease that has infected the entire West, and it has a name: suicidal empathy.
The term comes from Gad Saad, an evolutionary behavioral scientist at Concordia University in Montreal. A man who fled the Lebanese civil war as a child, and who knows what it looks like when a society falls apart. His new book, Suicidal Empathy: Dying to Be Kind, is the follow-up to The Parasitic Mind. Here is the thesis, and why it concerns every one of us.
Empathy is one of the best things about us. It evolved for a reason: to care for our children, our kin, our tribe. It was calibrated for a world where the people you felt for were the people around you, and where empathy always came paired with its counterweight: the instinct to protect your own and to recognize a threat.
Suicidal empathy is what happens when that mechanism misfires. When it fires at the wrong targets, in the wrong amounts, with no brake. When we feel more for the criminal than for his victim. More for the stranger who breaks the rules than for the citizen who follows them. More for how compassionate we look than for what our compassion actually produces.
Where does it come from? Four layers.
First, biology. Empathy is a spotlight, as the psychologist Paul Bloom put it. It lights up the one face in front of you and leaves everything else in the dark. The crying migrant on the boat is visible. The thousands of future victims of a broken system are statistics. A spotlight is a terrible tool for running a country.
Second, our own civilization. The West is the civilization that put the victim at the center of its morality. Christianity taught us to care for the stranger, the poor, the weak. It was one of the greatest moral revolutions in history. But cut off from its other half, justice, responsibility, the duty to protect your own, it turns into something else.
Third, ideology. In The Parasitic Mind, Saad described idea pathogens, ideas that hijack our reasoning. Suicidal empathy is the emotional counterpart: an ideology that hijacks our compassion. It sorts the world into oppressors and victims, then demands unlimited empathy for whoever ranks as the victim, whatever they do.
Fourth, status. In the age of social media, empathy has become a display. Posting "refugees welcome" costs nothing and earns applause. The bill goes to someone else: the working class, the suburbs, the women walking home at night.
The results are everywhere. Criminals treated as victims of society. Sexual assaults by migrants met with lenient sentences. Self-defense branded as aggression. Borders treated as cruelty. Saad's conclusion is simple: a society dies when it would rather display infinite tolerance than use its survival instinct.
Now the part I'll add myself, and that few people dare to say.
On average, women score higher than men on measures of empathy. It's one of the most consistent findings in psychology, across cultures, and it makes perfect evolutionary sense: for most of human history, the survival of children depended on it. It's a strength.
But it means an ideology that weaponizes empathy will hit women harder. And the data shows it: in country after country, young women have moved sharply to the left of young men, especially on immigration.
This is where men have a responsibility.
Not to mock. Not to lecture. Not to say "she deserved it." Empathy has always needed a counterweight, and that counterweight was the protective instinct: the one that draws lines, says no, and stands between the threat and the people it loves.
Men abandoned that role. They were told it was toxic, and many believed it. So they stayed silent at the dinner table, at work, with their partners, sisters, daughters and friends.
That has to end. Men have to have this conversation, honestly and with respect: compassion that cannot say no is not compassion. It's surrender. And the first to pay for it are women.
Many women already understand this better than anyone. Some of the bravest voices in this fight are women, precisely because they are the first to feel the danger in the street.
A civilization rests on a balance: compassion and strength, openness and borders, mercy and justice. When one side swallows the other, the foundations crack. What we are watching in Europe is what happens when empathy has no counterweight left.
Look at that young woman again. She isn't the enemy. She's what this ideology made of a generation that was told kindness would be enough.
Our job is to make sure she's the last generation that has to learn it this way.
She voted for it.
She welcomed them.
Faced with the encore, she begs them to stop. In her heart she knows they will not.
Everything she believed. That they were French like her, fighting for the same cause. That the ones who warned her were full of hate. That she would be safe.
It all falls apart in this moment. She is terrified of what comes next. In her heart she knows.
Only remigration can save her.
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Ogni azione volta ad abbassare il prezzo delle bollette è benvenuta, chiaro!
Tuttavia è bene evidenziare che i dati #GME (sempre grazie all'@ominodellaluce che li ordina ogni mese in tabelle) e @TernaSpA (ultimo rapporto mensile disponibile agosto 2026) mostrano che ad agosto 2026 gli impianti a gas italiani hanno determinato il prezzo marginale in borsa elettrica per il 24% delle ore; per il restante 76% delle ore il prezzo di borsa è stato determinato da altre tipologie di impianti in Italia o all'estero (market coupling) e MAI È STATO INFERIORE a quello a gas.
In particolare per poco meno del 30% delle ore il prezzo di borsa è stato determinato da impiaNti idroelettrici italiani (tutti in concessione)... ed era SEMPRE PIÙ ALTO di quello a gas (in qualche ora anche MOLTO PIÙ ALTO). E questo è un problema facilmente risolvibile, remunerando gli impianti idroelettrici con contratti a 2 vie (come già facciamo per solare ed eolico) al momento del rinnovo o delle nuove gare di assegnazioni delle concessioni idroelettriche.
Insomma, per quanto riguarda il prezzo dell'energia elettrica, ci sono interventi urgentissimi da fare, più determinanti di quello sul gas.
Ma c'è di peggio:
- gli impianti a gas italiani che abbiam visto hanno fissato il prezzo marginale in borsa per il 24% delle ore, hanno fornito il 40% della domanda elettrica (la differenza essendo remunerata al prezzo fissato da altre tecnologie);
- gli impianti idroelettrici che hanno fissato il prezzo (più alto di quello a gas) per poco meno del 30% delle ore, hanno fornito solo il 15% della domanda. Svolgendo molto bene il ruolo (utilissimo per i produttori) di "traino" all'aumento del prezzo in borsa, invece di caricarsi quello (utilissimo per i consumatori) di tirar giù il prezzo; ruolo che gli competerebbe per le caratteristiche e i costi di produzione.
I dati, pubblici, mostrano variazioni molto significative
di capacità a gas "offerta" dagli operatori (oltre 10 GW, cioè circa il 30%, in giorni e ore vicini), in corrispondenza dei picchi di prezzo; e con questi "trattenimenti" di capacità
a gas si "favorisce" l'ingresso di idroelettrico a prezzo ben più alto, a vantaggio di tutti i produttori.
Tutto regolare? Mah, vedremo cosa dicono... non solo @ARERA_it 😉.
Intanto verrebbe da sperare di no, perchè altrimenti avremmo creato un ginepraio di norme, un meccanismo infernale, che al confronto il gioco delle 3 carte sembra un innocente girotondo tra bambini.
Decreto Bollette, Meloni incassa l'intesa con l'Ue: accordo sul tetto al gas per abbassare il prezzo della luce
tg.la7.it/economia/crisi-ene…
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Das ist „Palästina“ die man hier so liebt … der von Terroristen Ermordete wird Israel zugeschrieben werden. Woke, Linke und andere Antisemiten werden das gern übernehmen.
So viel Brutalität und kriminelle Energie ist nicht auszuhalten.
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In 2003, I showed Putin that $400m had been stolen from the budget. Later, I learned that it went into his pocket.
🧵Here's what confronting him taught me about his system — read on and follow. [1/6]
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Buon compleanno, Marco! 🎂
Per l’occasione, ti abbiamo preparato una zuppa fatta in casa con amore e ingredienti veri, soprattutto fatti: non ci sei abituato.
Speriamo che apprezzi il gesto. D’altronde, ormai sei nel pantheon dei filorussi del pianeta: è giusto celebrare!
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Quindi @realDonaldTrump dopo aver imposto sanzioni a chi compra carburanti dalla Russia, comprerà carburanti dalla Russia. Darà a Putin soldi con cui lui acquisterà droni dall’Iran (il paese al quale l’America sta facendo la guerra) e tecnologia dalla Cina (che dell’America è il diretto concorrente), la quale a sua volta compra dall’Iran il petrolio. Poi, da perfetto idiota qual è, si domanderà perché non riesce ad abbattere il regime di Teheran, mentre lui stesso lo nutre attraverso quelli di Mosca e Pechino.
Questo coglione corrotto e malato di mente sta mettendo armi in mano ai suoi nemici e paga in dollari la dedollarizzazione.
È un cazzo di topo in una ruota, il miglior animale da compagnia che potesse capitare in sorte ai dittatori, che sanno bene come farlo correre all’infinito e convincerlo che stia portando il suo paese in un posto diverso dalla rovina.
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Stessi tassisti, nuove proteste.
Questa volta la lobby dei tassisti si sta battendo per avere ancora più agevolazioni sul carburante di quelle che ha già. E tutto ciò nonostante sia una delle categorie più difese dalla politica e tutelate rispetto a qualsiasi riforma e apertura del mercato.
Si descrivono come povere, eppure a giudicare la villa dei suoi vertici non si direbbe.
Siamo stati alla sede del 3570, a cui appartengono circa 5mila dei 9mila tassisti romani: uno spazio da 12mila metri quadrati con tanto di piscina, villa e fatturato stellare da 8,8 milioni di euro.
Non proprio le condizioni di una categoria che sta alla canna del gas.. ma, sapendo quanto la politica è sempre stata pronta in questi decenni a tutelare il mondo taxi, perché non chiedere ulteriore supporto? Siamo alle comiche.
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In today’s Vatnik Soup, we introduce an Italian journalist and political commentator, Marco Travaglio (@marcotravaglio). He’s best known for being the most prominent pro-Russian voice in Italy and for spreading Russian disinformation almost every day on Italian TV.
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Il Lazio ha sempre avuto una peculiarità, però, che và sottolineata. Il Gemelli, il Bambino Gesù, Isola Gemelli e San Pietro non sono pubblici, ad esempio, ma hanno dei numeri altissimi, e numerose eccellenze. Senza queste strutture nel Lazio SSN non reggerebbe
Mancano i medici, ma la spesa per i privati è tra le più alte in Italia. Come sta la Sanità nel Lazio ift.tt/4Wjw5cd
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Regardez bien cette armoire.
Le 7 octobre, Michael, 9 ans, et Amalia, 6 ans, s’y sont enfermés pour échapper aux terroristes.
Pendant des heures, deux enfants sont restés là. Cachés. Silencieux. Terrifiés.
De l’autre côté de cette porte, leur mère, Smadar, venait d’être assassinée. Leur père, Roy, sera lui aussi tué.
Imaginez avoir 6 et 9 ans et comprendre que, pour rester en vie, il ne faut surtout pas pleurer. Il ne faut surtout pas faire de bruit.
Ils sont restés cachés près de 12 heures.
Cette armoire n’était pas un meuble.
C’était tout ce qui séparait deux enfants de la mort.
Michael et Amalia ont survécu au 7 octobre.
N’oubliez jamais ce qu’ils ont dû faire pour survivre. 🕯️
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🎂 🇫🇷 Aujourd’hui, Aurélie Châtelain aurait eu 44 ans. Née le 7 octobre 1982, elle n’en avait que 32 lorsque, le 19 avril 2015 au matin, elle a été abattue d’une balle dans le cœur à Villejuif, assise dans sa voiture, qui a ensuite été incendiée.
Professeure de fitness, originaire de Caudry, mère d’une petite fille, elle était venue suivre un stage.
Elle laissait une fille, Juliette, alors âgée d’environ quatre ans et demi.
Sur son chemin se trouvait Sid Ahmed Ghlam, étudiant algérien radicalisé et christianophobe, qui préparait un attentat contre des églises de la ville.
Elle n’était pas une cible. Elle passait seulement là, ce matin-là, et sa mort a empêché un attentat. Onze ans plus tard, Juliette a grandi sans elle.
Une pensée pour sa famille ! 💔 😭


































