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Belluno, Veneto
Joined December 2011
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Io questo ragazzo lo amo. La meglio gioventù #30ottobre2026 #30ottobre #ScioperoGenerale #MELONIVATTENE
Lega, Andrea Bettati: "Ma dove sta il carovita". La risposta del giovane studente di "Fronte della Gioventù Comunista" è semplicemente straordinaria. Da mostrare in loop ai minus habentes che votano centrodestra.
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UDITE UDITE..... Un dito medio alzato al passaggio di Ignazio LaRussa e si ritrova nove uomini tra carabinieri e uomini della sicurezza al bar che luomo frequenta.... IL FASCIMO E TORNATO.
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Qualcuno avvisi Giorgia e i suoi che mentre si accanivano su un innocente, è stato arrestato un suprematista di estrema destra che pianificava davvero attentati contro sinagoghe e moschee. Le deve essere sfuggito visto che non si sta stracciando le vesti né in tv né sui social.
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Mercoledì la presidente del Consiglio ha sguinzagliato i suoi cani e i suoi alleati contro Tiziana Landoni, la giudice per le indagini preliminari di Milano che ha scarcerato Youssef Siher, il trentenne fermato sabato con l’accusa di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo in quanto amministratore del Movimento 17 ottobre. Lei ha girato un video per definire la decisione «vergognosa», Matteo Salvini si chiede se in caso di nuovi incidenti pagherà “di tasca sua il giudice”, Antonio Tajani vede in pericolo “la sicurezza del Paese”. Che dimenticabile trio. Eppure le motivazioni del resto sono inequivocabili: nei suoi post, scrive la gip nell’ordinanza, Siher “non prospetta mai il ricorso ad azioni violente” e le devastazioni del 17 e 18 ottobre a Milano le ignora del tutto: mai progettato azioni violente, appunto. Sarebbe stato difficile progettarle ex post, visto che il gruppo Telegram e il profilo Instagram che gli contestano sono stati creati, si legge sempre nell’ordinanza, dopo quei due giorni di saccheggi. Spogliata della propaganda, l’accusa si riduce a una pagina social aperta: il reato di apertura di pagina social, una roba talmente incredibile che è impossibile raccontarla restando seri. È una sberla in faccia a un governo talmente incompetente da pensare di levarsi di torno le proteste, e soprattutto il malcontento di un Paese, trovando un islamico qualsiasi buono per essere proposto come colpevole unico: una soluzione scema per elettori scemi. E scemi i giornalisti che hanno tenuto bordone al potere mentre provava a piegare i fatti per dare ragione alle proprie opinioni. Anzi: più che scemi, servi. Infima una presidente del Consiglio che si schianta contro una gip ma soprattutto eversiva, com’è nella natura di questo governo che con le sue radici fasciste comanda perché è incapace di governare, e gli va il sangue alla testa quando la realtà disobbedisce ai suoi ordini. La seconda sberla in faccia è proprio una gip che smentisce il pubblico ministero, che per Siher chiedeva il carcere: esattamente il contrario di ciò che il governo e i sostenitori del sì hanno ripetuto per mesi, il gip appiattito sull’accusa, per spingere la separazione delle carriere. Quella riforma costituzionale gli italiani l’hanno già bocciata al referendum di marzo, con il 53,7 per cento dei voti, e da ieri appare ancora più inutile. Ma la giornata ci dice anche altro: Siher, quattro giorni a San Vittore per una pagina social, è diventato il prigioniero politico di un governo eversivo. E con la campagna elettorale alle porte è facile immaginare che dopo di lui ce ne saranno altri. Buon giovedì. (il mio #buongiorno per @Left_rivista) left.it/2026/10/29/una-giorn…
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La GIP che ha liberato #Siher è firmataria di un appello, sottoscritto da 3.135 tra magistrati, docenti di diritto e giuristi, che chiede il rispetto del diritto internazionale e della Carta ONU, la tutela dei diritti umani e il cessate il fuoco a #Gaza. Cos'è che non vi torna?
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Vedrai che di questo non ne parlano...so ragazzi
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Mio commento al voto della Camera sul rientro dei medici novax. L’ho condiviso su TikTok, dove i ragazzi si dimostrano molto più svegli dei complottisti qui. (Riporto anche la didascalia: “umile il 🍄”)
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Ieri sono stato premiato agli Italian Political Awards, per una delle battaglie parlamentari a cui tengo di più: aver garantito il diritto al medico di base e all’assistenza sanitaria anche alle persone senza dimora. Sì, perché fino a poco tempo fa in Italia poteva accadere una cosa assurda: se perdevi la casa, rischiavi di perdere anche il diritto di curarti. Il motivo? Senza una residenza anagrafica, anche iscriversi al Servizio sanitario nazionale poteva diventare impossibile. E così chi aveva già perso tutto si ritrovava a perdere anche una delle poche cose che uno Stato dovrebbe garantire sempre, a chiunque: il diritto alla salute. Ci siamo battuti per cambiare questa ingiustizia. E ci siamo riusciti, portando in Parlamento e facendo approvare una legge, a mia prima firma, che permette anche a chi vive per strada di avere un medico di famiglia. Oggi questo riconoscimento mi rende particolarmente felice. Ringrazio Italian Politics per aver voluto premiare questa battaglia, che appartiene anche alle associazioni e alle tante persone che ogni giorno si occupano di chi vive ai margini, in primis Antonio Mumolo e Avvocato di Strada. Ma soprattutto mi ricorda perché faccio politica. Perché dietro ogni legge ci sono persone in carne e ossa. E a volte basta una norma, una firma, una decisione presa in Parlamento per cambiare la vita di qualcuno che fino al giorno prima era invisibile. Perdere una casa è già una tragedia. Perdere anche il diritto di curarsi era una vergogna. E aver contribuito a cancellarla vale più di qualsiasi premio.
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Senti senti… #novax #MELONIVATTENE
Cari picchiatelli, ci siete cascati: la sanatoria no vax? È solo un trucco. FdI e Lega incassano applausi raccontando una promessa che la legge non concede. Anche Vannacci si spartisce la torta. Ma l'art 8 non cancella le radiazioni. Fatevene una ragione. quotidianosanita.it/governo-…
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Alberghiero !
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Nel 2026 si muore ancora di difterite. Una malattia che pensavamo di aver consegnato ai libri di storia grazie ai vaccini. E mentre le malattie del passato tornano a uccidere, il governo Meloni si preoccupa di lisciare il pelo ai no vax. A maggio si astiene sull’accordo pandemico dell’OMS, che riguarda anche la cooperazione internazionale sui vaccini. A luglio respinge le nuove regole internazionali per affrontare le emergenze sanitarie. Poi arriva il capolavoro del NITAG, l’organismo tecnico che dovrebbe consigliare il ministero della Salute sulle vaccinazioni: vengono nominati anche due esperti guru del mondo no vax, scoppia la polemica, il ministro Schillaci è costretto ad azzerare tutte le nomine. Da allora, del NITAG non si hanno più notizie. E adesso, dulcis in fundo, si apre la strada al ritorno in corsia dei medici radiati per il mancato rispetto dell’obbligo vaccinale. Non sono episodi isolati. Sono i tasselli di una precisa linea politica: un governo che strizza l’occhio all’antiscienza, blandisce i no vax e sacrifica la credibilità della prevenzione sull’altare del consenso. Una scelta ancora più grave in un’epoca in cui la sanità si fa sempre più sui social, le diagnosi si cercano su TikTok e le evidenze scientifiche vengono trattate come opinioni fra le tante. Il governo Meloni può anche cercare i voti dei no vax. Ma il prezzo di questa deriva antiscientifica rischiano di pagarlo gli italiani, con la propria salute.
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Ci ha messo 12 ore per congratularsi co Lula. Ci ha messo 30 minuti per attaccare la magistratura. Non ha nessun rispetto per le istituzioni. Questa va cacciata al più presto!
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Per il solo fatto che La Russa sia Presidente del Senato,cioè sia la seconda carica dello Stato,non so voi,ma da vero democratico mi vergogno di tutto questo.Forza Michela #Ponzani sei tutti noi.
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Quasi tutto legale... – at Reggio Emilia, Emilia Romagna
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La storia non si riscrive per convenienza politica, né si piega alle sensibilità di chi occupa le istituzioni. Michela Ponzani fa il suo mestiere: studia, documenta e racconta i fatti. E quando la politica pretende di correggere gli storici, il problema non è la storia. È la politica.
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Quest’uomo si chiamava Enrico Mattei. È stato uno dei grandi italiani del Novecento. Forse troppo grande. Partigiano, comandante della Resistenza cattolica, politico, imprenditore illuminato. Ma prima di tutto: un visionario. Uno che letteralmente si è fatto dal niente, lui, nato povero nel 1906 da una modesta famiglia marchigiana, a vent’anni è già dirigente di una piccola azienda e a trenta imprenditore nel settore chimico. Durante la guerra entra nella Resistenza e diventa uno dei capi del CLN. Viene pure arrestato dal fascismo ed evade dal carcere in modo rocambolesco un mese dopo. Organizza uomini, armi, viveri, costruisce reti di contatti tra preti, operai, contadini e industriali. Finirà per essere uno dei sette esponenti del CLN alla testa della manifestazione, il giorno della Liberazione di Milano. Finita la guerra, nel 1945 il governo gli affida il compito di liquidare l’Agip, considerata un carrozzone inservibile, un relitto del fascismo. Lui disobbedisce. Capisce che l’Italia, se vuole rinascere, ha bisogno di energia, non di svendersi. Così salva l’Agip, la rilancia, e nel 1953 fonda l’Eni, che diventerà il motore dello sviluppo economico italiano. Non lo fa dietro una scrivania. Sale a bordo del suo aereo e vola direttamente a trattare coi Paesi produttori, rompendo il monopolio delle Sette Sorelle. Tratta tutti alla pari, offrendo ad arabi e iraniani il 50% dei profitti, violando le regole del cartello. Fa dell’Eni un motore economico e insieme uno strumento di politica estera. Collabora con l’Unione Sovietica, dialoga con i Paesi arabi, parla di dignità e indipendenza in un tempo (mai finito) in cui l’Italia è sotto l’influenza soffocante degli americani. Rovescia la piramide nei rapporti tra Nord e Sud del mondo, e lo stesso fa anche nei rapporti tra “padrone” e dipendente, restituisce dignità ai lavoratori, realizza luoghi di lavoro e di socialità a misura d’uomo. A molti quell’imprenditore ribelle che ha cambiato le regole del mercato, del lavoro, della politica e della comunicazione non piace. Perciò già allora, e ancora oggi, sono in pochi a credere che sia stato solo un tragico incidente quello del 27 ottobre 1962, quando il suo aereo precipita nelle campagne di Bascapè poco prima di atterrare all’aeroporto di Linate. Anni di indagini, inchieste, rivelazioni, sospetti - e pure silenzi, omertà e depistaggi - non riusciranno a far piena e definitiva luce su uno dei grandi misteri italiani. Aveva 56 anni. Oggi sono esattamente 63 anni da quel giorno. E chissà come sarebbe cambiata la storia italiana senza quello schianto. Enrico Mattei è stato un patriota vero al cospetto di tanti sedicenti patrioti. Un italiano indimenticabile. E, per questo, in un Paese senza memoria né gratitudine, dimenticato. – at Reggio Emilia, Emilia Romagna
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L'ho detto in tv sabato scorso e lo ribadisco. A me questa storia del ricercatore Youssef Siher investito del ruolo di "mente" degli spaccavetrine ricorda la copertina del "Male" su Ugo Tognazzi capo delle Brigate Rosse. Solo che oggi i pistaroli sono ridicoli senza accorgersene
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