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Amante del buon cibo, della moto, della fotografia e di tutto ciò che riguarda i Pink Floyd

tra Veneto e Friuli V.G.
Joined March 2010
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A country that beheads enemy soldiers has no place in the Olympics. A country that rapes and tortures civilians and POWs has no place in the Olympics. A country that bombs children’s hospitals, then strikes again when medics arrive, has no place in the Olympics. A country that uses chemical weapons and banned munitions has no place in the Olympics. A country whose troops drag POWs to death and shoot surrendering soldiers on camera has no place in the Olympics. A country that is led by an individual wanted for child abductions and war crimes has no place in the Olympics. A country that employs the Wagner Group, and is responsible for every massacre they commit, has no place in the Olympics. Russia has no place in the Olympics. Not under a flag. Not under “neutrality.” Not as individuals. In 2022, 88% of Russia’s Olympic medals were won by soldiers. That’s not sport. That’s military propaganda. If you see this, RT and like. Let the International Olympic Committee @iocmedia hear us. Let the world hear us. Let justice be louder than silence. #RussiaIsATerroristState
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Paradosso di Putin Lo ammetto, sulla guerra in Ucraina ho cambiato idea. Ho sempre sostenuto che, per quanto doloroso, si doveva arrivare a una soluzione senza umiliare la Russia. Invece no, dopo più di 1.500 giorni degli attacchi russi, sono sempre più convinta che 1/
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This wasn't allowed in public incase it offended anyone. So please don't retweet it. Thanks 🙏dutchbarn.com
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Disqualified by IOC. Overqualified by dignity.
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Se non vi siete accorti che è in corso una guerra cognitiva, vuol dire che la guerra cognitiva sta funzionando. È un conflitto che si combatte senza bombe e carri armati, ma con effetti altrettanto profondi. Agisce in silenzio, altera le percezioni, orienta le opinioni e logora la fiducia nelle istutzioni. Colpisce senza farsi riconoscere e fa sì che i suoi bersagli non sappiano nemmeno di essere sotto attacco. È una guerra in cui l’Europa è accerchiata: dalla Russia, dalla Cina e ormai anche dagli Stati Uniti. L’obiettivo strategico è rimuovere l’ultimo ostacolo a una nuova spartizione del mondo in aree di influenza: un’Europa coesa, autonoma e consapevole della propria forza. Un obiettivo che passa attraverso la disgregazione dell’Unione Europea e la promozione delle forze nazionaliste di estrema destra negli Stati membri. Il paradosso è che la Russia è un gigante dai piedi di argilla: la sua economia è minuscola rispetto a quella europea. Ma un’Europa divisa e indebolita, sottoposta all’egemonia di una potenza strutturalmente fragile, è probabilmente considerata un vantaggio strategico da Pechino e Washington. Che questa visione sia miope dal punto di vista degli interessi americani e destinata a rendere la Russia sempre più pericolosa è evidente, ma nel frattempo dobbiamo pensare agli interessi europei. Nel nuovo post su The Civic Economist, “The Invisible War” — e nel post italiano da cui è adattato, “La guerra invisibile” — provo a spiegare come funziona questa guerra cognitiva, chi la conduce e perché l’Europa non può più permettersi di ignorarla. Nei commenti trovate i link alla versione italiana e a quella internazionale appena pubblicata.
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L'obiettivo non è mai stata la NATO. O la Georgia. O l'Ucraina. L'obiettivo è sempre stata la distruzione dell'UE 🇪🇺. Lo ripeto dal giorno in cui Putin prese il potere 25 anni fa. Lo ripeto da quando cominciai a postare sui social oltre 15 anni fa (controllate). Lo urlo dal 24 febbraio 2022. Ora, forse, tanti cominciano a capire per cosa hanno combattuto gli ucraini in tutti questi anni. E, forse, iniziano a capire che se ci tengono ancora alle loro libertà, allo stato sociale, al diritto alla salute, al diritto allo studio, alle proprie pensioni, alle ferie retribuite (chiedete ad un americano medio cosa sono...), allo stato di diritto e a tutti i benefici che questo continente ha reso possibile (e che in posti come gli USA e la Russia diventano sempre più un lusso), bisogna proteggere l'Unione Europea a tutti i costi da quest'offfensiva a tutto campo da parte dell'internazionale degli autocrati e degli oligarchi del pianeta (da Washington a Pechino, passando per Mosca e Delhi). Perché quando cade l'UE, cade tutto. Perché chi crede che l'italietta o la germanietta abbiano la forza di opporsi a quest'onda d'urto che non si pone limiti nella propria foga distruttiva (dal diritto internazionale a quello individuale), è un illuso, nella migliore delle ipotesi, o un complice (spesso). Certo, l'Unione va riformata profondamente, anzi rivoluzionata. Troppo facile è stato nel passato per le classi politiche del continente scaricare sull'Unione la gestione di tutte le questioni che più competevano alla propria responsabilità politica (e che costano consenso), trattenendo per sé invece la titolarità o il veto per le questioni (come difesa, sicurezza, politica estera, energetica ecc.) in cui solo l'Unione può fare la differenza. E ancor più facile è stato delegare quest'assenza di politica ad un centralismo burocratico, tra i più inefficienti del pianeta. Una morsa micidiale che ha creato le basi per l'esplosione del risentimento populista e per affossare innovazione e sviluppo economico. Ma è ora anche di capire che, contrariamente agli slogan della solita internazionale populista che amano continuamente contrapporre la spesa militare ai diritti dei cittadini, è vero esattamente il contrario: una forza militare credibile nella propria deterrenza è il presupposto imprescindibile per la tutela di tutto ciò che vi è più caro. L'alternativa per gli europei è l'inferno in terra. Nel nuovo ordine mondiale multipolare Trump-Xi-putiniano, il forte vince, il debole soccombe. L'Europa deve imparare a stare sulle proprie gambe. E, cioè, anche a difendersi. Per questo motivo il tema della difesa è centrale, prioritario, imprescindibile. E non è solo questione di soldi. Ma anche di riscoprire il coraggio che serve per difendere ciò che ha valore per noi. L'alternativa non la volete conoscere...
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❗️Can everyone please STOP using the hashtag #RussianFuelCrisis because it is causing HUGE tailbacks all across russia. Causing people to panic buy which makes the situation EVEN WORSE. So 🙏 DON'T retweet and DON'T use the hashtag #RussianFuelCrisis ever again!!
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Quelli che si sono fatti ingannare dall'imbroglio della Flotilla lo sanno dove sono davvero, in questo momento? L'unica manifestazione nella storia della protesta nonviolenta che parla solo della necessaria protezione governativa, invocando praticamente l'intervento militare a propria difesa, è ancora prudentemente ben distante dalle acque territoriali israeliane. Sedici giorni dopo essere "salpati". E no, nessuno che accenda il cervello. Che si chieda come mai. Che provi a porre e a porsi domande legittime e a pretendere delle risposte chiare. Questo è il tracker. Il loro tracker. Date retta ai loro dati, non a me. E chiedetevi come mai questa crociera vada già per la sua terza settimana di veleggiamento lento con il vento dei social a favore. globalsumudflotilla.org/trac…
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RETWEET if you stand with President Zelensky!
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L'uovo che cadde sulla terra, con David Uovie #cineuova
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“ 🇺🇦🇺🇦 Sky Shield 🇺🇦🇺🇦 “ retweet As Soon As Possible “
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defending freedom and not going anywhere. thank you to everyone who is standing with us.
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A nessuno piace Giuseppy Conte. Retwitta.
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Uno stato terrorista guidato da un ricercato criminale internazionale non può far parte del Consiglio di Sicurezza dell’#ONU, non può essere membro delle Nazioni Unite e non può partecipare ad alcuna organizzazione internazionale… - ritwitta se sei d'accordo @antonioguterres
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🇺🇦 Esattamente due anni fa. Minuto più, minuto meno. Eccolo, il fermo immagine che cambia la Storia. Il soldato ucraino di guardia al confine non può far altro che ripiegare. Nascoste sotto il mantello dell’oscurità, truppe russe avanzano in numero schiacciante, pronte a colpire a tradimento il popolo che fino a poche ore prima definivano “fratello”. Ma in questa foto non è racchiuso l’epilogo di una nazione, solo la vigliaccheria dell’aggressore. Di lì a poco, un presidente col volto da bambino avrebbe parlato alla propria gente: “Niente panico. Siamo forti, pronti a tutto. Sconfiggeremo chiunque. Perché siamo l’#Ucraina”. Sembrava un pazzo, Volodymyr Zelensky. Ma l’uomo che sembrava senza futuro si rivelò quello del destino. L’Ucraina resiste. Ancora e ancora. Col coraggio degli eroi. Per amore della libertà.
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