
Piastrellista di cittadinanza. 1x1x1x1=1.@passocivico per seminare. @ItaliaCamp per capire chi sono. @capaldOOttica per vedere meglio la vita. "Here, on my own"
Rome
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7 anni fa esatti @PassoCivico organizzava la sua prima uscita pubblica sul Tevere 🧡 riviviamo insieme quella domenica con uno dei servizi che i media ci hanno dedicato!
Descrivere la passione e l'energia delle centinaia di persone presenti oggi alla nostra passeggiata civica non è facile. Ci ha provato il TGR delle ore 14,00 con questo bel servizio. #Roma #impegnocivico
Www.giornataregionaledipende…
Mercoledì 6 Maggio 2026
Organizzato da ASP ISMA su mandato della Regione Lazio
Antonio De Napoli retweeted
ASKATASUNA.
Un promemoria.
Non è il Leoncavallo. Askatasuna è forse il centro sociale più pericoloso d’Europa da almeno 25 anni, o meglio: è il riferimento italiano più costante per violenza politica, tanto che l’assalto alla Stampa, ora, non è neppure un salto di qualità: è solo una nuova pagina di copione. Ogni pretesto o bandiera possono trasformare il «dissenso» in azione fisica e scontro, danneggiamento e intimidazione: qualcosa che alle spalle ha azioni paramilitari, scontri sistematici con le forze dell’ordine, indagini per terrorismo e addirittura una parentesi di militanza armata in Siria. Esagerazioni?
Non è colpa nostra se manca la memoria.
1999: Primo Maggio torinese, scontri frontali, 110 rinviati a giudizio per resistenza e lesioni.
2000: un militante storico condannato a 7 anni per attentati contro il Tav. 2
002: tumulti contro forze politiche. 2003: corteo pro-Palestina con devastazioni e ancora occupazioni di sedi politiche, blocchi del Consiglio regionale e blocco cittadino contro il Tav, assalto al cantiere di Chiomonte (2013) con razzi e molotov in una vera azione di guerra, e ancora «metodi paramilitari» secondo la Procura, la quale a quel tempo ipotizza un intero ventaglio di reati associativi.
La parte più rimossa infatti è il versante internazionale: tra il 2016 e il 2018 vari attivisti di Askatasuna partono per la Siria a combattere nelle milizie curde del Rojava, e al loro ritorno la Procura chiede una sorveglianza speciale e li definisce socialmente pericolosi. Non è più l’immaginario che gioca alla rivoluzione, è gente passata da un vero teatro di guerra ai cortei in via Po. Infatti negli anni successivi nulla è cambiato: violenze e devastazioni nel corteo per Cospito (2023) e blocchi stradali e ferroviari per Gaza (2023–24) e irruzioni nei centri di accoglienza oltre a scontri, persino, al Salone del Libro: la causa è variabile, il metodo è fisso.
Accadeva mentre attorno gli evocavano tutta un’aura giustificazionista: ecco, questo sì, come il Leoncavallo. Il sindaco piddino Stefano Lorusso ha inserito Askatasuna nel registro civico dei «beni comuni» e quindi ha proposto di sanare l’occupazione abusiva del 1996; il disinvolto divulgatore Alessandro Barbero ha partecipato a iniziative del centro e, in un’intervista, ha detto che «è una ricchezza delle nostre città», traducendo 25 anni di violenze in un sostanziale folklore civico. Alcuni giuristi, per il processo «Sovrano» sulle violenze No Tav, hanno parlato di «teorema giudiziario» e di «criminalizzazione del conflitto». Siti e riviste hanno trasformato le perquisizioni e gli arresti in un romanzo repressivo con la narrativa dell’«antagonista perseguitato»: Il Manifesto ha plaudito l’inserimento fra i «beni comuni» come atto «contro la destra» e vittoria della «democrazia conflittuale», mentre Il Post, quotidiano online della sinistra imbelle, ha raccontato la vicenda come un caso di innovazione amministrativa e valorizzazione di un edificio pubblico, quasi un percorso di cittadinanza: come se non fosse il centro sociale più denunciato d’Italia, e come se fosse solo un doposcuola un po’ vivace.
La cosiddetta sinistra estrema (Potere al Popolo e dintorni) intanto firmava appelli e difendeva uno «spazio sociale necessario», dove gli scontri diventavano «reazioni» e la violenza «conflitto», e dove l’unico vero problema era la banalizzante polizia: una sempiterna sottrazione di peso e di ammissione della violenza del fenomeno.
E’ così che si arriva all’assalto alla redazione della Stampa, è così che abbiamo assistito al recitato stupore e al composto sgomento: come se fosse un evento imprevedibile, solo un salto imprevisto verso il teppismo organizzato. Ma era la cosa più normale del mondo, per Askatasuna: una modesta variazione sul tema, un minimo sindacale, solo un folklore sfuggito di mano come può esserla una trentina persone che sfonda una porta e devasta un ingresso e rovescia letame e minaccia i giornalisti. Una logica conseguenza scambiata per incidente: da chi, straparlando di centro sociale «storico» e integrabile, di pezzo di città da salvare, stava solo contribuendo alla prossima puntata.
Quindi, riassunto:
Il centro sociale Askatasuna è stato antifascista, No Global, Pro pal primo tempo, No Tav, pro curdi, pro Cospito, ancora Pro pal, No giornalisti e No Meloni: perché ora c’è la Meloni. Il rituale prevede una biomeccanica dello scontro con qualsiasi tema come pretesto. Da trent’anni.
1996. Occupano uno stabile a Torino. Il patto fondativo non prevede terzomondismo salottiero: Askatasuna nasce come avamposto fisico dell’antagonismo cittadino, e privilegia il conflitto reale a quello simbolico.
1999. La prima legittimazione muscolare è sul lavoro: Torino ricorda quel Primo Maggio coi suoi 110 rinviati a giudizio per lesioni e devastazione.
2000. Primi echi No Tav. Non si è mai trattato di ambientalismo o tutela del territorio, o ancora questioni climatiche o Fridays for Future: il No Tav si è sempre posto come bandiera per colpire lo Stato e l’infrastruttura, non per salvare la montagna. La causa è già perfetta: ci sono polizia, Stato e multinazionali da abbattere.
2002. Anni di antipolitica d’assalto, un ring permanente in cui ogni manifestazione è un corpo a corpo con l’obiettivo scelto: contestazioni fisiche, cortei sabotati e partiti presi di mira.
2003. Un primo corteo pro Pal fa da detonatore urbano: devastazioni, sedi politiche occupate e blocchi cittadini. Il conflitto internazionale è trasformato in scontro locale, allora come oggi.
2005–2010. Il fenomeno No Global si spegne, i social forum finiscono, anche l’antagonismo di massa evapora: ma Askatasuna resta. In città, con cadenza settimanale, si materializza un corteo, una contestazione, un picchetto.
2011-2015. No Tav, il ritorno. La Val di Susa diventa una seconda patria da difendere tra blocchi autostradali, sassaiole, razzi e armi vere. Il culmine arriva nel 2013 con l’assalto al cantiere di Chiomonte: molotov, caschi e materiale pirotecnico. La Procura parlerà di «metodi paramilitari».
2016–2018. Salto di specie: alcuni militanti partono per la Siria del Nord a combattere con le milizie curde del Rojava. Al ritorno vengono sorvegliati in quanto ritenuti «socialmente pericolosi». Ogni retorica pacifista ne esce incrinata.
2019–2021. La Digos produce migliaia di pagine (ruoli, dinamiche, catene di comando) e la Procura tenta la qualificazione associativa (sovversiva, poi per delinquere) ma il tentativo deraglia, pur lasciando una scia di reati concreti: condanne a grappolo per resistenza, lesioni, minacce e devastazione.
2023. Il caso del detenuto Alfredo Cospito (un anarchico condannato per terrorismo) diventa la nuova scusa liturgica: lo Stato è torturatore, la repressione è sistemica, la solidarietà è rivoluzionaria. I cortei sfociano in scontri e danneggiamenti.
2023–2024. Pro Pal, il risveglio. Blocchi ferroviari, strade paralizzate, incursioni nei centri d’accoglienza, cariche e controcariche.
2025. Assalto a La Stampa e No Meloni. L’intimidazione nel giornale torinese lascia straniti quanti pensavano che Askatasuna leggesse i corsivi di Annalisa Cuzzocrea. Poi si passa (si resta) a Giorgia Meloni: etichetta elastica, buona per tutto, ogni antagonismo concentrato su un solo nome. Lo scontro come identità.
Sino a oggi.
Antonio De Napoli retweeted
Il Napoli ha un allenatore gobbo, non vedo perché i gobbi non possano avere un allenatore col Napoli tatuato addosso
.@juventusfc, Spalletti è la prima scelta per il post Tudor @SkySport
#Nicaragua il regime continua l'espulsione dei religiosi
vaticannews.va/it/chiesa/new…
cosa succede in #Colombia con le parole del Presidente della #ConferenzaEpiscopale Colombiana via @vaticannews_it vaticannews.va/it/mondo/news…
Ciao Leone, ci vediamo nella mischia a Tor Vergata!
Cari giovani, vorrei che conserviate sempre nei vostri cuori tutto quello che vivrete durante il #GiubileodeiGiovani. Ma, per favore, che non rimanga solo come un ricordo in belle foto. Vorrei che tutti possano vedere in voi il volto di Cristo. Perciò, amate e servite gratuitamente nella quotidianità, perché avete sperimentato la gioia di essere stati amati prima, e perché avete ricevuto tutto gratuitamente dal Padre Dio.
Qui settore ospiti dello stadio di Lecce.
Pessima organizzazione al filtraggio.
Fermi da 40 minuti.
Dentro i tifosi senza biglietto bloccati al tornello, fuori quelli con biglietto #LecceNapoli
Antonio De Napoli retweeted
Oggi l’Italia celebra l’ottantesimo Anniversario della Liberazione.
In questa giornata, la Nazione onora la sua ritrovata libertà e riafferma la centralità di quei valori democratici che il regime fascista aveva negato e che da settantasette anni sono incisi nella Costituzione repubblicana.
La democrazia trova forza e vigore se si fonda sul rispetto dell’altro, sul confronto e sulla libertà e non sulla sopraffazione, l’odio e la delegittimazione dell’avversario politico.
Oggi rinnoviamo il nostro impegno affinché questa ricorrenza possa diventare sempre di più un momento di concordia nazionale, nel nome della libertà e della democrazia, contro ogni forma di totalitarismo, autoritarismo e violenza politica.
Ore 18,30 martedì 25 marzo 2025
C/o il CTE di Roma a Stazione Tiburtina
Il secondo incontro del ciclo su smartphone e adolescenti organizzato da @PassoCivico
Ti aspettiamo per capirne di più insieme sul rapporto social e minori.
#passocivico #generazioneansiosa
Non oso immaginare al contrario lo scenario. Dichiarazioni da parte di uno di destra - in pubblico e in un contesto partitico - verso un ministro di sinistra. Non oso immaginare #Raimo
Questa destra francese alla fine è figlia dell'immigrazione italiana. Vedi alla voce Bardella e Ciotti. O no? #sischerza
Antonio De Napoli retweeted
La nostra storia inizia nel 1963, sempre nel cuore del centro storico di Roma.
Fra pochi giorni scriveremo insieme un nuovo capitolo di questa storia, insieme.
Sai già dove andremo?? Conta i passi con noi ;)
#capaldos #viadellaScrofa
Questo uno- due su #antimafia da parte del duo
Emiliano - De Luca è notevole.
Che imbarazzo .
#antimafia @ChiaraColosimo @DelmastroAndrea
Ci vediamo sabato alle 9,45 nell'area conferenze della Race for The Cure
@komenitalia per appuntamento @PassoCivico su #BeniComuni
@ASviSItalia #guardiamoalfuturo
@Labsus1















