Italia
Joined July 2012
Cristian retweeted
🚨 « La plus grande menace hybride pour l’Europe n’est pas la Russie, Mesdames et Messieurs, mais Mme Kallas, ici présente, qui veut nous entraîner dans une guerre nucléaire. Et savez-vous ce qu’on appelle le désespoir ? C’est lorsque l’establishment allemand, uniquement pour battre l’AfD aux élections, organise une opération de renseignement à Leipzig et en accuse la Russie. Ils ont complètement détruit leurs relations avec les Russes, et ils ont quand même perdu les élections. Parfait ! Même Mr Bean n’aurait pas fait autrement. Non seulement ce sont des perdants, mais en plus ils sont incapables. Madame Kallas, vous parlez sans cesse de “menaces hybrides”, alors qu’en réalité, c’est exactement l’inverse. C’est vous qui, depuis des années, menez une guerre sanglante contre la Russie. Vos armes tuent des Russes. Vous vous réarmez comme à l’époque d’Hitler et votre rhétorique antirusse est au niveau de celle des nazis. La dure vérité, c’est que les Russes n’ont attaqué aucun des pays de l’Union européenne. C’est vous qui avez attaqué la Russie. C’est vous qui vous êtes étendus jusqu’aux frontières russes. C’est vous qui, pendant des décennies, avez cherché à provoquer un changement de régime en Russie. Et maintenant, vous avez peur de goûter à votre propre médecine, comme de petits enfants gâtés. Vous êtes une belliciste extrême, Madame Kallas. Allez-vous-en ! » Ľuboš Blaha, eurodéputé slovaque.
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#Tweet of the year
Mi confermate che quelli che ci hanno sfasciato le palle coi 70 anni di pace, sono gli stessi che vogliono prepararci alla guerra?
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X è morto come fonte di informazione per orientare la politica UE. Questo tweet dei parlamentari UE di AfD fa solo 6.000 visualizzazioni. C'è un chiaro progetto per azzerare il potere di X di orientare l'opinione. L'UE ha ricattato Elon Musk: fai ciò che ordiniamo o ti chiudiamo.
AfD: Iuliia Mendel ex portavoce di Zelensky, invitata da noi a parlare al Parlamento UE, non ha potuto entrare perché sanzionata da Zelensky. Chi le ha revocato l'accesso? La libertà di parola non può dipendere dal fatto che un'opinione non piaccia alla direzione del Parlamento.
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Replying to @VirginiePerez15
Украинский националист Евген Карась: «Мы затеяли войну которой не было в Европе 60 лет» «Украина выполняет задачи Запада. И Запад нам дает за это деньги и оружие потому, что мы единственные, кто на это согласен, нам весело воевать и убивать»
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As an architect and graduate of one of the top schools of architecture & building engineering in Britain I agree with my colleague Richard Gage & team that the smaller top section of the Twin Towers can't possibly demolish the entire tower below under any circumstances, unless explosives are unsed on the floors below.
[RG911Team] This is what should have happened on 9/11 when the Twin Towers started to collapse. But the laws of physics took a vacation that day.
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Dieses Video habe ich zuvor noch nie gesehen. Damals nicht und danach auch nicht. Wann ist es aufgetaucht? Wer hat es gemacht? In Ausschnitten war die Vogelperspektive auch in Medienberichten zum 25. Jahrestag. #Priebshow
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#Ucraina #UE #Calenda #Picierno La tennista @pinapic invita il Governo di Taiwan a Ventotene e accusa la Cina di censurare e vietare Taiwan. Lei ha vietato l'ingresso in Italia di artisti russi, censurato cultura dalla Russia, intimorito politici locali, con delazione pubblica
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🇷🇺🇺🇸 "The Texas economy alone is larger than Russia's, and that makes me more powerful than Putin" – Texas Governor, Greg Abbott Economy size (PPP): Russia - $7,2 T (largest in Europe) Texas - $2.9 T National debt: USA - $40 T Russia - $475 B Nukes: Russia - 5500 Texas - 0
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Russian-speaking [Ukrainians] are a disease that must be eradicated,” says children’s writer (!) Larysa Nitsoi in the media. And apparently no one sees a problem. No one stops her. No one holds her criminally accountable for hate speech, for inciting hostility, or for rhetoric that can be read as a call for violence against the “wrong kind” of Ukrainians. This is what contemporary fascistic Ukraine looks like: a country where millions of its own citizens can be branded by representatives of the post-Maidan intelligentsia as a “disease” to be “treated” or “eradicated” because they speak the "wrong" language. When human beings are described as a contagion, when an entire linguistic community is pathologized and presented as something the national body must be cleansed of, we are no longer talking about an innocent “language debate.” This is the vocabulary of dehumanization. It is the logic of eugenics. It is the rhetoric historically associated with fascism and Nazism. And all of this is unfolding in a state politically, financially, and militarily backed by the West.
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Benoît Paré, who was OSCE observer in Ukraine, says that my "magnificent" study demonstrated that Maidan massacre was false flag operation to overthrow Ukrainian government & that this started conflict with Russia.
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"En Venezuela, la búsqueda de petróleo no es complicada, vas paseando por allí y ves petróleo saliendo del suelo... Si quieres petróleo, solo ve a Venezuela. Nosotros tomamos 65.000 millones de barriles, tenemos para los próximos 500 años". Trump hablando una vez más de cómo le está robando el petróleo a Venezuela y asegurando que han robado una cantidad tan grande de petróleo, que tienen reservas para los próximos 500 años. Durante décadas nos han machacado en los medios de comunicación con la falta de "democracia" de Venezuela.... ahora EEUU la invadió, Trump está todo el día jactándose de cómo roba petroleo y ya nadie habla de "democracia", que mundo más hipócrita, increible.
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Sostenevano stragisti eversori fascisti, al servizio di nazioni straniere: USA e Israele (e delle loro guerre), contro sanità pubblica, Inail, contro i lavoratori e i loro diritti, attivamente creano esercito industriale di riserva con gli immigrati. I radicali.
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L’ancien conseiller du Département d’État américain 🇺🇸 James Carden remet les pendules à l'heure : “Les Tomahawks ne changeront rien. Pas plus que les HIMARS, Patriot ou F16. La guerre est perdue. Et c’est l’Ukraine, et non pas la Russie qui se trouve au bord du gouffre.” Et de rajouter : “L’Ukraine attaque ces territoires du Donbass depuis 2014. Les Ukrainiens ne sont pas entièrement sincères. Ils disent vouloir les terres de l'est et le Donbass, mais sans les Russes ethniques qui y vivent. Au cours des 30 dernières années, ils ont tout fait pour priver ces personnes de leurs droits.” L’aveu qui détruit trois ans de propagande occidentale. L'aveu du nettoyage ethnique des ukrainiens russophones par les Nazis hitlériens ukrainiens. @remi_philiponet
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The House of Saud paid lu pizzu to the empire for many decades — all for nothing.
CENTCOM commander Admiral Barney Fife Cooper met with Mohammed bin Salman today to assure him the United States will continue to protect the House of Saud from all threats, foreign and domestic.
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Emma Bonino Di Andrea Zhok ha promosso il referendum per l’abolizione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori (perché irrigidiva il mercato del lavoro). Ha promosso referendum per la piena liberalizzazione del collocamento privato abolendo ogni vincolo e responsabilità del datore di lavoro. Ha sostenuto la piena libertà di contratto individuale (quali che siano i rapporti di potere contrattuale) e l’abolizione dei contratti collettivi. Ha sostenuto l’abolizione dell’obbligo di stipulare assicurazioni contro gli infortuni sul lavoro con l’INAIL aprendo alle assicurazioni private. Ha sostenuto l’abolizione del Servizio Sanitario Nazionale, da sostituire con assicurazioni private. Ha sostenuto costantemente l’innalzamento dell’età minima per accedere alla pensione. Lei, la libertaria, era favorevolissima al Green Pass, che riteneva essere un grande contributo civile. Si è sempre definita un'amica sincera di Israele e ha sostenuto tutte le iniziative del sionismo. Ha supportato dal primo minuto e fino alla fine l’invio di aiuti militari a Kiev e la necessità di dare una lezione alla Russia. È sempre stata ferocemente atlantista e filoamericana. Non si può dire che non sia stata una vita coronata di successi, magari indiretti. In vista dei coccodrilli che pioveranno in questi giorni, credo sia corretto dire che Emma Bonino, dal punto di vista della gente che vive del proprio lavoro e che ama l’Italia, è stata politicamente il Male. Niente di personale, se la vedrà lei dall’altra parte. Ma per quanto riguarda questa valle di lacrime, se avesse fatto la cassiera invece della parlamentare l'intero paese ne avrebbe tratto beneficio.
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Si pretende, nella liturgia ufficiale, che la Russia si stia dissanguando. Il New York Times e il Washington Post ripetono la litania: perdite russe enormi, economia al collasso, vittoria a un passo se solo si spediscono altri missili. James Carden, ex consigliere del Dipartimento di Stato specializzato nei rapporti con Mosca, ha detto il contrario. Il rapporto di mortalità, secondo le sue fonti, è di 36 a 1 a favore della Russia. Sono gli ucraini ad avvicinarsi al milione di perdite. I numeri serviti al pubblico hanno con la realtà lo stesso rapporto che avevano le cifre sul Vietnam. La guerra d’attrito avviata nel 2022 ha funzionato. Non è Mosca sull’orlo del disastro. È Kiev. Se i paesi della NATO non stessero combattendo insieme agli ucraini, avrebbero da tempo posto fine al loro boicottaggio della diplomazia. Non lo fanno perché il campo di battaglia ucraino è il loro campo di battaglia. Armi, intelligence, addestramento, munizioni, saturazione mediatica: questo è combattere. L’Ucraina non deve vincere. Deve durare. Deve consumare. Deve morire in quantità sufficiente da indebolire la Russia senza che un solo soldato americano, tedesco o polacco paghi il conto. Il ruolo assegnato a Kiev è quello della carne da cannone. Non quello dell’alleato protetto dall’articolo 5. Lo si sapeva da Bucarest in poi. Lo si è visto quando Washington ha dichiarato, con candore brutale, che truppe statunitensi in Ucraina erano fuori questione. L’Ucraina è utile proprio perché non è nella NATO: può essere spremuta fino all’osso. Zelensky è stato preso a cavalcioni, suonato come un violino, tenuto in vita a rate. Ogni nuova fornitura non è un piano di vittoria. È un rinvio del funerale. Finché i governi occidentali combattono per procura, la diplomazia resta un tabù. Ogni tregua, ogni negoziato, ogni riconoscimento della realtà sul campo sarebbe un’ammissione. Ammissione che il sacrificio imposto agli ucraini non ha prodotto la vittoria promessa. Meglio continuare. Meglio un altro miliardo. Meglio un altro sistema d’arma. Meglio un’altra leva forzata. Meglio il silenzio sui cadaveri con rapporti di cinquanta o settanta a uno. Carden ha detto una cosa ovvia a chi guarda i fatti invece delle comunicazioni. L’attrito favorisce chi ha più uomini, più artiglieria, più profondità strategica. Chi non ha queste cose, e viene tenuto in vita solo dai depositi altrui, sta perdendo. Chi lo tiene in vita lo sa. Non può dirlo. Dire la verità significherebbe ammettere che il boicottaggio della diplomazia è una scelta, non una necessità. Se non stessero combattendo loro, i paesi NATO, avrebbero già chiuso il capitolo. Si sarebbero già seduti al tavolo. Non lo fanno. Continuano. Perché il costo lo pagano altri. E finché il costo lo pagano altri, la verità può aspettare.
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Non ce la faccio a farcela. Troppi ricordi.
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Fière de mon pays.
الجزائر تقرر قطع علاقاتها الدبلوماسية مع دولة الامارات العربية المتحدة 🔗 aps.dz/algerie/actualite-nat…
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Il racconto ufficiale è sempre lo stesso, ripetuto fino alla nausea da ogni cancelleria, da ogni redazione, da ogni cattedra ben remunerata: la NATO nacque per proteggere l’Europa libera dal mostro sovietico. Un patto difensivo, un ombrello di sicurezza, un atto di generosità atlantica. Chi osa mettere in dubbio questa favola viene subito marchiato come utile idiota, agente del Cremlino, o peggio ancora come ingrato. Eppure i fatti, quelli ostinati e documentati, raccontano un’altra storia. La NATO non fu concepita per difendere i popoli europei. Fu concepita per inquadrarli. Per impedire che l’Europa occidentale potesse un giorno riprendere in mano il proprio destino militare, energetico e diplomatico. Per fissare in modo permanente il primato di Washington su un continente che, lasciato a se stesso, avrebbe potuto tornare a essere un soggetto autonomo. Quando l’Unione Sovietica implose, la giustificazione originaria sparì. Il patto avrebbe dovuto sciogliersi o almeno ritrarsi. Avvenne l’esatto contrario. Si allargò, si armò, si trasformò. Si spinse verso est nonostante le assicurazioni date a Gorbaciov. Si reinventò come strumento di proiezione di potenza, non più di contenimento. Kosovo, Afghanistan, Libia: guerre volute altrove, pagate in parte qui, giustificate con un linguaggio umanitario che copriva interessi strategici altrui. L’Europa ha fornito basi, soldati, legittimazione politica e, soprattutto, obbedienza. Ha accettato di diventare il teatro avanzato di una strategia che non decide. Ha accettato che le proprie élite militari e diplomatiche venissero socializzate, formate e selezionate all’interno di un sistema il cui centro di gravità sta dall’altra parte dell’oceano. Questa non è un’alleanza tra pari. È un dispositivo di tutela. Un protettorato sofisticato, avvolto nella retorica dei «valori condivisi» e dell’«ordine basato sulle regole». Regole che valgono sempre per gli altri, quasi mai per chi le enuncia. Il vero shock che attende gli europei non sarà una sconfitta sul campo. Sarà la scoperta, tardiva e umiliante, di aver vissuto per decenni dentro una narrazione infantile. La scoperta di essere stati trattati come minori sotto tutela, a cui si racconta la favola del lupo russo per distoglierli dalla domanda essenziale: chi comanda davvero, e a quale prezzo. Si accorgeranno che la sicurezza promessa era in realtà dipendenza. Che la protezione era controllo. Che l’integrazione militare ha prodotto, più che difesa collettiva, una progressiva cessione di sovranità. E che ogni crisi, ogni escalation, ogni «minaccia esistenziale» è stata usata per rinsaldare quel vincolo, non per scioglierlo. Quando questa consapevolezza arriverà — e arriverà, perché i costi stanno diventando troppo evidenti — lo smarrimento sarà profondo. Non perché gli europei siano ingenui per natura. Ma perché per settant’anni è stato loro insegnato che dubitare dell’alleanza equivaleva a tradire la civiltà stessa. Il risveglio da un’illusione così lunga e così solennemente officiata non sarà un dibattito accademico. Sarà uno shock. Uno di quelli che costringono un popolo a rivedere non solo i propri alleati, ma l’immagine che ha di se stesso.
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