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"Ci accorgeremo che la mafia è entrata nelle istituzioni quando le stesse attaccheranno la magistratura".
Cit. Giovanni Falcone
#MeloniVergognaNazionale
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Il video della Presidente del Consiglio è eversivo. Un Governo che vuole decidere chi sta in carcere e chi no (gli amici no, i nemici sì) è fascista. É da 1926, non da 2026.
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VERGOGNA D’ITALIA
A poco più di 100 metri dal traguardo di una corsa ciclistica muore mio figlio Giovanni Iannelli, di soli 22 anni.
Nella società organizzatrice figurano come vicepresidenti Pierino Cereda, sindaco di Guazzora (AL), e Piero Angelo Cisi, vicesindaco di Alzano Scrivia (AL), che ai giornali dichiara 180 metri di transenne, mentre in realtà sono meno di 50.
Consigliere della società è Adolfo Guagnini, sindaco di Alzano Scrivia (AL), che sovrintende all’installazione delle transenne, meno della metà del minimo previsto dai regolamenti.
Sono coinvolti anche il sindaco di Molino dei Torti, il presidente della Provincia di Alessandria e altre autorità. La corsa parte, transita e arriva proprio davanti al municipio, sotto il balcone del sindaco. Dopo la morte di Giovanni, non viene più disputata.
Il padrino della manifestazione è il Professor Renato Balduzzi, cittadino onorario di Molino dei Torti, già ministro della Salute, componente del CSM, professore universitario e collega e collaboratore di Marta Cartabia.
Quel giorno è presente anche il NAS dei Carabinieri, con il comandante Colonnello Biagio Fabrizio Carillo.
Eppure i Carabinieri di Castelnuovo Scrivia non effettuano rilievi stradali, non scattano fotografie, non ascoltano le decine di testimoni presenti né gli altri corridori coinvolti nella caduta.
Ascoltano soltanto la testimone falsa Giulia Fassina, componente del collegio di giuria.
Il presidente del collegio di giuria, Luca Botta, con Giovanni morto sull’asfalto, comunica: “nulla da segnalare”.
Il giudice sportivo del Piemonte omologa la gara senza adottare provvedimenti.
Il presidente della società organizzatrice, Ennio Ferrari, dichiara di non essersi mai preoccupato della sicurezza dell’ultimo chilometro.
Il programma di gara viene approvato senza gli obbligatori documenti sulla sicurezza, che successivamente compaiono tramite l’avvocato Gaia Campus di Roma, componente della Commissione Nazionale Elettorale della Federciclismo.
La Procura Federale della Federciclismo, guidata dall’avvocato Nicola Capozzoli, che collabora con la Procura di Alessandria, insabbia la vicenda.
Roberto Sgalla, presidente della Commissione Nazionale Direttori di Corsa e Sicurezza della Federciclismo, funzionario della Polizia di Stato, direttore della Scuola di Polizia, prefetto a.r. e direttore del Centro Studi Americani, è consulente della Procura Federale e successivamente del PM di Alessandria Andrea Trucano.
Roberto Sgalla fa pressioni e tenta di condizionare il giudizio della Corte Sportiva di Appello e, durante l’incarico, commette reati per i quali non viene perseguito.
All’esito di quella perizia piena di falsità, viene archiviato il procedimento penale relativo alla morte di Giovanni.
La Procura della Repubblica di Alessandria, capeggiata da Enrico Cieri, archivia così la morte di un ragazzo innocente di 22 anni, senza celebrare un processo nel quale accertare pienamente la verità e assicurare giustizia.
Giovanni non può più parlare.
Io continuo a farlo per lui.
GIUSTIZIA PER GIOVANNI.
SICUREZZA PER TUTTI.
#VergognaDItalia #Mattarella #Quirinale #Nordio #MinGiustizia #CSM #ANM #Magistratura #Magistrati #Verità #Giustizia #VeritàEGiustiziaPerGiovanniIannelli Giustizia per Giovanni - 𝕊𝕚𝕔𝕦𝕣𝕖𝕫𝕫𝕒 𝕡𝕖𝕣 𝕥𝕦𝕥𝕥𝕚
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Voi siete così: siete forti con i deboli e deboli con i forti. Guardatevi nello specchio, guardate tutta la vostra miseria politica.
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Ci devo fare un adesivo da appiccicare su #Bologna5🚕
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#27ottobre VERGOGNA D’ITALIA
A poco più di 100 metri dal traguardo di una corsa ciclistica muore mio figlio Giovanni Iannelli, di soli 22 anni.
Nella società organizzatrice figurano come vicepresidenti Pierino Cereda, sindaco di Guazzora (AL), e Piero Angelo Cisi, vicesindaco di Alzano Scrivia (AL), che ai giornali dichiara 180 metri di transenne, mentre in realtà sono meno di 50.
Consigliere della società è Adolfo Guagnini, sindaco di Alzano Scrivia (AL), che sovrintende all’installazione delle transenne, meno della metà del minimo previsto dai regolamenti.
Sono coinvolti anche il sindaco di Molino dei Torti, il presidente della Provincia di Alessandria e altre autorità. La corsa parte, transita e arriva proprio davanti al municipio, sotto il balcone del sindaco. Dopo la morte di Giovanni, non viene più disputata.
Il padrino della manifestazione è il Professor Renato Balduzzi, cittadino onorario di Molino dei Torti, già ministro della Salute, componente del CSM, professore universitario e collega e collaboratore di Marta Cartabia.
Quel giorno è presente anche il NAS dei Carabinieri, con il comandante Colonnello Biagio Fabrizio Carillo.
Eppure i Carabinieri di Castelnuovo Scrivia non effettuano rilievi stradali, non scattano fotografie, non ascoltano le decine di testimoni presenti né gli altri corridori coinvolti nella caduta.
Ascoltano soltanto la testimone falsa Giulia Fassina, componente del collegio di giuria.
Il presidente del collegio di giuria, Luca Botta, con Giovanni morto sull’asfalto, comunica: “nulla da segnalare”.
Il giudice sportivo del Piemonte omologa la gara senza adottare provvedimenti.
Il presidente della società organizzatrice, Ennio Ferrari, dichiara di non essersi mai preoccupato della sicurezza dell’ultimo chilometro.
Il programma di gara viene approvato senza gli obbligatori documenti sulla sicurezza, che successivamente compaiono tramite l’avvocato Gaia Campus di Roma, componente della Commissione Nazionale Elettorale della Federciclismo.
La Procura Federale della Federciclismo, guidata dall’avvocato Nicola Capozzoli, che collabora con la Procura di Alessandria, insabbia la vicenda.
Roberto Sgalla, presidente della Commissione Nazionale Direttori di Corsa e Sicurezza della Federciclismo, funzionario della Polizia di Stato, direttore della Scuola di Polizia, prefetto a.r. e direttore del Centro Studi Americani, è consulente della Procura Federale e successivamente del PM di Alessandria Andrea Trucano.
Roberto Sgalla fa pressioni e tenta di condizionare il giudizio della Corte Sportiva di Appello e, durante l’incarico, commette reati per i quali non viene perseguito.
All’esito di quella perizia piena di falsità, viene archiviato il procedimento penale relativo alla morte di Giovanni.
La Procura della Repubblica di Alessandria, capeggiata da Enrico Cieri, archivia così la morte di un ragazzo innocente di 22 anni, senza celebrare un processo nel quale accertare pienamente la verità e assicurare giustizia.
Giovanni non può più parlare.
Io continuo a farlo per lui.
GIUSTIZIA PER GIOVANNI.
SICUREZZA PER TUTTI.
#VergognaDItalia #Mattarella #Quirinale #Nordio #MinGiustizia #CSM #ANM #Magistratura #Magistrati #Verità #Giustizia #VeritàEGiustiziaPerGiovanniIannelli Giustizia per Giovanni - 𝕊𝕚𝕔𝕦𝕣𝕖𝕫𝕫𝕒 𝕡𝕖𝕣 𝕥𝕦𝕥𝕥𝕚
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VERGOGNA D’ITALIA
A poco più di 100 metri dal traguardo di una corsa ciclistica muore mio figlio Giovanni Iannelli, di soli 22 anni.
Nella società organizzatrice figurano come vicepresidenti Pierino Cereda, sindaco di Guazzora (AL), e Piero Angelo Cisi, vicesindaco di Alzano Scrivia (AL), che ai giornali dichiara 180 metri di transenne, mentre in realtà sono meno di 50.
Consigliere della società è Adolfo Guagnini, sindaco di Alzano Scrivia (AL), che sovrintende all’installazione delle transenne, meno della metà del minimo previsto dai regolamenti.
Sono coinvolti anche il sindaco di Molino dei Torti, il presidente della Provincia di Alessandria e altre autorità. La corsa parte, transita e arriva proprio davanti al municipio, sotto il balcone del sindaco. Dopo la morte di Giovanni, non viene più disputata.
Il padrino della manifestazione è il Professor Renato Balduzzi, cittadino onorario di Molino dei Torti, già ministro della Salute, componente del CSM, professore universitario e collega e collaboratore di Marta Cartabia.
Quel giorno è presente anche il NAS dei Carabinieri, con il comandante Colonnello Biagio Fabrizio Carillo.
Eppure i Carabinieri di Castelnuovo Scrivia non effettuano rilievi stradali, non scattano fotografie, non ascoltano le decine di testimoni presenti né gli altri corridori coinvolti nella caduta.
Ascoltano soltanto la testimone falsa Giulia Fassina, componente del collegio di giuria.
Il presidente del collegio di giuria, Luca Botta, con Giovanni morto sull’asfalto, comunica: “nulla da segnalare”.
Il giudice sportivo del Piemonte omologa la gara senza adottare provvedimenti.
Il presidente della società organizzatrice, Ennio Ferrari, dichiara di non essersi mai preoccupato della sicurezza dell’ultimo chilometro.
Il programma di gara viene approvato senza gli obbligatori documenti sulla sicurezza, che successivamente compaiono tramite l’avvocato Gaia Campus di Roma, componente della Commissione Nazionale Elettorale della Federciclismo.
La Procura Federale della Federciclismo, guidata dall’avvocato Nicola Capozzoli, che collabora con la Procura di Alessandria, insabbia la vicenda.
Roberto Sgalla, presidente della Commissione Nazionale Direttori di Corsa e Sicurezza della Federciclismo, funzionario della Polizia di Stato, direttore della Scuola di Polizia, prefetto a.r. e direttore del Centro Studi Americani, è consulente della Procura Federale e successivamente del PM di Alessandria Andrea Trucano.
Roberto Sgalla fa pressioni e tenta di condizionare il giudizio della Corte Sportiva di Appello e, durante l’incarico, commette reati per i quali non viene perseguito.
All’esito di quella perizia piena di falsità, viene archiviato il procedimento penale relativo alla morte di Giovanni.
La Procura della Repubblica di Alessandria, capeggiata da Enrico Cieri, archivia così la morte di un ragazzo innocente di 22 anni, senza celebrare un processo nel quale accertare pienamente la verità e assicurare giustizia.
Giovanni non può più parlare.
Io continuo a farlo per lui.
GIUSTIZIA PER GIOVANNI.
SICUREZZA PER TUTTI.
#VergognaDItalia #Mattarella #Quirinale #Nordio #MinGiustizia #CSM #ANM #Magistratura #Magistrati #Verità #Giustizia #VeritàEGiustiziaPerGiovanniIannelli Giustizia per Giovanni - 𝕊𝕚𝕔𝕦𝕣𝕖𝕫𝕫𝕒 𝕡𝕖𝕣 𝕥𝕦𝕥𝕥𝕚
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🔴NESSUNO NE STA PARLANDO!!
NESSUN TG, O STAMPA CHE SIA DI DX O SX!!!!
XKÉ COME AL SOLITO, SONO DEL PARTITO DEL GOVERNO DELLA CAMORRA!
SOLLEVATE IL CASO, DIFFONDETE, AFFINCHÉ QUESTO SCANDALO VENGA PORTATO IN PARLAMENTO!!!
Invece che aumentare le carceri ai minori assumerei psicologi e psichiatri per preparare i "gestori dell'ordine" ad affrontare in modo decente le situazioni che si creano. Non è che perché ti parte l'embolo devi farci passare chiunque ti attraversi la strada
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LA MORTE DI MIO FIGLIO GIOVANNI NON SI ARCHIVIA: LA MIA BATTAGLIA DI PADRE PER LA DIGNITÀ E LA GIUSTIZIA
Sono Carlo Iannelli, il babbo di Giovanni. Il 5 ottobre 2019, durante una volata finale a Molino dei Torti, la vita di mio figlio, un ragazzo di soli 22 anni pieno di sogni e di passioni, è stata spezzata. Da quel giorno, oltre a convivere con un dolore che nessun genitore dovrebbe mai conoscere, porto avanti una battaglia incessante per i diritti fondamentali e la dignità di Giovanni e di tutti noi.
La dignità di un essere umano non si spegne con la morte. Si riflette nel diritto sacrosanto della sua famiglia a conoscere la verità e ad ottenere una giustizia limpida. Purtroppo, il percorso penale di questa vicenda si è scontrato per anni con ripetute e vergognose richieste di archiviazione e rigetti immotivati delle istanze di riapertura delle indagini da parte della Procura di Alessandria. Una chiusura totale davanti alla quale io non posso, e non voglio, arrendermi.
E mentre sul fronte civile la giustizia ha accertato in modo definitivo gravi e inequivocabili carenze nella sicurezza del percorso da parte degli organizzatori e della Federciclismo, sul piano penale la morte di mio figlio rischia di rimanere "senza colpevoli". Ma la sicurezza degli atleti non può essere considerata un dettaglio secondario o un "rischio di gara". Chi corre sulle strade ha il diritto sacrosanto di essere protetto. Giovanni non è caduto per fatalità, è andato a sbattere con la testa contro un pilastro di mattoni non protetto a pochi metri dal traguardo.
La morte di una persona non si archivia e non si prescrive. Come padre, e come uomo di legge, non cerco vendetta, né clamore. Cerco solo l'affermazione di un principio universale: ogni persona ha diritto a un giusto processo che analizzi approfonditamente ogni singola anomalia, senza imbrogli !
Mio figlio Giovanni, con un ultimo immenso gesto d'amore e dignità, ha donato i propri organi per salvare altre vite. Io ho il dovere morale di difendere la sua memoria e di pretendere che lo Stato tuteli il suo ricordo, accertando le responsabilità penali della sua morte.
Finché avrò voce e forza, continuerò a chiedere che la vita e la sicurezza delle persone vengano prima di ogni altra logica. Non smetterò mai di lottare.
Chiedo Verità e Giustizia per mio figlio Giovanni. Per favore, per carità, fatelo insieme a me. Grazie
#verita #giustizia #veritaegiustizia #veritaegiustiziapergiovanniiannelli
Per tutti i critici del mio post: continuo a ribadire i " 2 pesi 2 misure" QUESTO era il succo del discorso, non la difesa del ragazzino (che spero possa essere recuperato) a chi mi ha augurato male: Sa processione de cresia bessiri e a cresia torrada TRADUCETEVELA!!!
Ogni persona deceduta sul lavoro è VIOLENZA
Ogni donna aggredita è VIOLENZA
1000 € una stanza per un universitario è VIOLENZA
Mesi e forse anni per una visita è VIOLENZA
Decidere se fare la spesa o pagare le bollette è VIOLENZA
Ma per loro è VIOLENZA solo le vetrine rotte
Perchè lo stesso accanimento sul ragazzino di 11 anni non l'ho notato nei confronti dei 17enni in minicar figli di bravi rappresentanti dello stato? in 2 giorni tutto finito, eppure lì c'è in ballo la vita di un uomo, non delle cinture!!!!
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IO SONO CARLO, IL BABBO DI GIOVANNI. E CONTINUO A CHIEDERE VERITÀ E GIUSTIZIA PER LA MORTE DI MIO FIGLIO.
Non sono soltanto un padre che ha perso un figlio. Sono un padre che, dopo aver perso la cosa più preziosa della propria vita, non può e non vuole arrendersi all'idea che sulla sua morte non venga fatta piena luce.
CHIEDO VERITÀ. CHIEDO GIUSTIZIA. CHIEDO UN GIUSTO PROCESSO PENALE.
Chiedo che venga celebrato un processo nel quale, nel pieno rispetto delle garanzie di tutte le parti, nel contraddittorio tra accusa e difesa, le prove possano essere esaminate, i fatti ricostruiti e le eventuali responsabilità accertate.
Non chiedo scorciatoie. Non chiedo privilegi. Non chiedo una giustizia diversa da quella che spetta a ogni cittadino.
Chiedo che la giustizia faccia davvero il suo corso.
Perché la verità non può essere sostituita dai dubbi. Perché le domande di un padre non possono essere ignorate. Perché la vita di un ragazzo non può diventare soltanto una pratica da chiudere, un fascicolo da archiviare, una vicenda da dimenticare.
Giovanni era mio figlio. Era un ragazzo con una vita davanti, sogni, speranze e un futuro che gli è stato strappato.
Per me Giovanni non è un numero, non è una statistica, non è una pagina del passato.
È mio figlio. È una vita che meritava di essere vissuta. È una verità che merita di essere cercata fino in fondo.
E per questo continuerò a chiedere che sia fatta piena luce sulla sua morte, che siano accertati i fatti e che la giustizia possa essere il risultato di un processo vero, celebrato nel contraddittorio e fondato sulle prove.
Perché non può esserci giustizia senza verità. E non può esserci pace quando restano domande senza risposta.
LA MORTE DI UNA PERSONA NON SI ARCHIVIA NELLA COSCIENZA DI CHI RESTA.
LA RICERCA DELLA VERITÀ NON SI ABBANDONA.
LA GIUSTIZIA NON DEVE ESSERE SOLTANTO UNA PAROLA, MA UN DIRITTO CHE TROVA CONCRETA REALIZZAZIONE.
Io sono Carlo, il babbo di Giovanni.
E finché avrò voce, continuerò a chiedere verità e giustizia per mio figlio.
PER GIOVANNI. PER LA VERITÀ. PER LA GIUSTIZIA.
#VeritàPerGiovanni #GiustiziaPerGiovanni #GiovanniIannelli
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Hanno scelto loro
Ho letto le carte della Corte dei conti di quest'ultimo anno: relazioni sul bilancio dello Stato, requisitorie, audizioni in Parlamento. A ogni pagina tornava la stessa domanda. Chi ha deciso tutto questo? Giorgia Meloni e il suo governo. Le guerre, l'energia, il Superbonus pesano, è vero. Quello che trovo in queste pagine però sono scelte, fatte da loro una per una.
La riforma fiscale l'hanno scritta loro. Dopo tre anni l'82% dell'Irpef lo versano ancora dipendenti e pensionati, e la Corte certifica che l'equità tra chi guadagna le stesse cifre non è mai arrivata. Il primo regalo del governo è stato allargare la flat tax degli autonomi fino a 85 mila euro di ricavi, che oggi costa allo Stato circa 3,4 miliardi l'anno. A parità di reddito l'infermiere paga più del professionista in flat tax. Si chiama blocco elettorale, e va tenuto buono.
Poi c'è il capolavoro: rottamazioni, definizioni agevolate, paci fiscali. La Lega usa quella parola dolce, pace. Sono condoni. La Corte lo scriveva già nel 2023, al primo anno di questo governo: i condoni premiano di più chi evade di più e nascondono il peggioramento dei conti. Loro hanno tirato dritto fino alla quinta rottamazione, e i magistrati ripetono che così l'Erario finanzia chi non paga. La Lega risponde che la Corte vive su Marte. Intanto delle lettere con cui il Fisco chiede di mettersi in regola si incassa appena il 14%. Gli altri aspettano il prossimo condono, gliel'ha insegnato questo governo. Chi paga puntuale, io per primo, si sente preso in giro.
Le spiagge sono un bene di tutti, date in concessione a canoni da ridere: in media seimila euro l'anno, ha calcolato la Corte, che da anni scrive che quei canoni con gli incassi degli stabilimenti non c'entrano nulla. Il governo ha risposto con un'altra proroga fino al 2027. Salvini e Giorgetti hanno preparato il decreto sugli indennizzi ai concessionari e il Consiglio di Stato lo ha bocciato. Il procuratore generale della Corte ha dovuto chiedere che quella proroga fosse davvero l'ultima, e che nelle gare si vigilasse contro le infiltrazioni della criminalità organizzata. Ad agosto il Consiglio di Stato ha chiuso la partita con le gare entro settembre 2027. Ci sono voluti i giudici per fare quello che il governo rinviava da anni.
Il PNRR, i soldi europei della ripartenza, il governo lo ha riscritto con Bruxelles. La Corte ha messo nero su bianco l'effetto: più soldi alle imprese, meno alle misure sociali e ai comuni. Le Case di comunità dovevano portarti il medico sotto casa. A fine 2025 era finito un cantiere su quattro, collaudato poco più di uno su dieci. Vanno a rilento, spiega il procuratore generale, perché mancano medici e infermieri e la riforma della medicina di famiglia è rimasta un annuncio. Muri senza dottori.
Intanto il governo toglieva alla Corte poteri di controllo sul PNRR e prorogava lo scudo che limita la responsabilità di chi firma. In Sicilia la Corte ha denunciato il rischio di infiltrazioni mafiose nei progetti. A febbraio il suo presidente ha segnalato più casi di soldi pubblici sottratti con dolo, anche dai fondi del PNRR. Meno controlli, più soldi spariti. Chi ha tolto i controlli?
Sulla sanità ripetono da anni che nessuno ci ha messo tanti soldi. I loro numeri dicono altro: la spesa sanitaria scende dal 6,15% del Pil nel 2026 al 5,92% nel 2028. Il ministero della Salute nel 2025 ha avuto il 18% di risorse in più e ha pagato meno dell'anno prima. Il decreto Schillaci sulle liste d'attesa, venduto nel 2024 come la svolta, dopo due anni è in buona parte sulla carta. Il procuratore generale chiede di pagare meglio medici e infermieri, che scappano nel privato mentre l'emergenza va avanti a gettonisti. Chi può paga. Chi non può aspetta.
Le buste paga. Per l'Istat dal 2021 gli stipendi hanno perso il 9,4% del valore reale e quest'anno il recupero si è fermato. Il salario minimo questo governo lo ha affossato in Parlamento, preferendo i bonus che si sbandierano in tv e poi spariscono.
I conti. Il debito doveva scendere dal 2027, scenderà dal 2028 e meno del promesso. Gli interessi salgono da 87 a 117 miliardi l'anno entro il 2029, soldi nostri che finiscono ai creditori. A giugno la Corte aveva chiesto di rivedere gli aumenti per la difesa; loro hanno portato il deficit sopra il 3% nel 2027 per difesa ed energia. Quest'anno hanno speso 2,3 miliardi per tagliare le accise a tutti, al pensionato con la Panda come al manager col SUV. Distorsivo e costoso, ha scritto la Corte.
Davanti a tutto questo hanno attaccato i giudici. Meloni ha parlato di intollerabile invadenza, Salvini di scelta politica. A gennaio hanno approvato la legge che ridisegna i poteri della Corte. Il medico ti dice che sei malato e tu puoi curarti o cambiare medico. Loro hanno cambiato medico.
Poi i fuochi d'artificio. Il burqa a scuola, con multe fino a mille euro ai genitori, approvato in Consiglio dei ministri a settembre. Quante ragazze entrano in classe col volto coperto? Una manciata, e dove è successo le scuole si sono organizzate da sole. Il tetto agli alunni stranieri per classe. Ogni settimana un nemico nuovo: un velo, un migrante, un giudice.
Armi di distrazione di massa, usate pur di non parlare di stipendi che crollano, di un debito che non scende, di ospedali senza medici, di un fisco che spreme sempre gli stessi. Le carte della Corte intanto finiscono in un cassetto.
La prossima volta che vi parleranno di burqa chiedete degli stipendi e delle liste d'attesa. Chiedete chi paga le tasse in questo Paese. Su questo, da quattro anni, cambiano discorso.
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🇮🇹VERGOGNA D’ITALIA: L’INSABBIAMENTO SULLA MORTE DI MIO FIGLIO GIOVANNI IANNELLI
Mio figlio Giovanni è morto a 22 anni contro un pilastro non protetto. Per non processare i colpevoli, le istituzioni hanno costruito un muro di omertà. Ecco i nomi di chi ha firmato questa vergogna:
❌ I RESPONSABILI DELLA GARA: I vertici della società organizzatrice sono politici locali: Pierino Cereda (Sindaco di Guazzora) e Piero Angelo Cisi (Vicesindaco di Alzano Scrivia) che ha mentito sulle transenne; Adolfo Guagnini (Sindaco di Alzano Scrivia) che ha ridotto le transenne a meno della metà del minimo legale. Coinvolti anche il Sindaco di Molino dei Torti e il Presidente della Provincia di Alessandria. Padrino dell’evento: il Prof. Renato Balduzzi (ex Ministro e CSM).
❌ IL SILENZIO COMPLICE: Quel giorno c'era il NAS col Col. Biagio Fabrizio Carillo. Eppure i Carabinieri di Castelnuovo Scrivia non hanno fatto rilievi, né foto, né sentito i testimoni. Hanno ascoltato solo la falsa testimone Giulia Fassina. Con mio figlio a terra, il presidente di giuria Luca Botta comunicava “nulla da segnalare”. L’organizzatore Ennio Ferrari ha ammesso di non essersi mai curato della sicurezza.
❌ I COMPLICI DELLA FEDERAZIONE: I documenti di sicurezza mancanti sono spuntati dopo grazie all’avv. Gaia Campus. La Procura Federale di Nicola Capozzoli ha insabbiato tutto. Roberto Sgalla (Prefetto a.r. e vertice Federciclismo) ha fatto pressioni illecite e firmato come consulente del PM Andrea Trucano una perizia penale scandalosa e piena di falsità.
❌ IL COLPO DI SPUGNA: Usando quella perizia farsa, la Procura di Alessandria guidata da Enrico Cieri ha archiviato l'omicidio di un ragazzo di 22 anni senza concederci nemmeno un processo.
Avete protetto i potenti e calpestato mio figlio. Giovanni non può più parlare, ma io non starò zitto.
⚖️ GIUSTIZIA PER GIOVANNI. SICUREZZA PER TUTTI.
#verita’ #giustizia #veritaegiustiziapergiovanniiannelli #magistratura #magistrati
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APPELLO AGLI ITALIANI
PER GIOVANNI. PER LA VERITÀ. PER LA GIUSTIZIA.
Sono Carlo Iannelli, il babbo di Giovanni.
Mio figlio Giovanni aveva 22 anni quando, il 5 ottobre 2019, a Molino dei Torti, in provincia di Alessandria, ha perso la vita durante una gara ciclistica, a poco più di 100 metri dal traguardo, dopo aver urtato con la testa un ostacolo non protetto durante una volata finale di gruppo a oltre 60 km/h.
Il procedimento penale è stato archiviato dalla Procura della Repubblica di Alessandria.
In sede civile, invece, il Tribunale di Alessandria ha accertato responsabilità della Federazione Ciclistica Italiana, del presidente della società organizzatrice e del direttore di corsa.
Dopo anni di battaglie, io continuo a chiedere una cosa sola.
NON CHIEDO CONDANNE ANTICIPATE.
NON CHIEDO VENDETTA.
CHIEDO UN GIUSTO PROCESSO PENALE.
Un processo nel quale le prove siano esaminate rigorosamente, le parti possano confrontarsi e ogni responsabilità penale sia accertata nel rispetto della legge e delle garanzie di tutti.
Perché un processo non è una condanna. È la possibilità di accertare la verità.
Giovanni non è soltanto un fascicolo. Era mio figlio, un ragazzo di 22 anni, con sogni, progetti e tutta una vita davanti.
Lo devo a lui. Lo devo alla sua memoria. Lo devo a tutti i ragazzi che continuano a correre inseguendo un sogno.
Quello che è successo a Giovanni potrebbe accadere a chiunque. Per questo la mia battaglia non riguarda soltanto la mia famiglia, ma tutti coloro che credono nella sicurezza, nella responsabilità e nella giustizia.
Non chiedo una condanna. Chiedo che la giustizia possa fare il suo corso.
Perché la verità merita di essere cercata fino in fondo, nel rispetto della legge e dei diritti di tutti.
GIOVANNI È MIO FIGLIO, MA È ANCHE IL FIGLIO DI TUTTI.
Aiutatemi a chiedere verità e giustizia per Giovanni. Grazie.
Carlo Iannelli
Babbo di Giovanni #verita #giustizia #veritaegiustiziapergiovanniiannelli #sicurezza #magistratura
L'Italia è quel Paese dove se rompi una vetrina e rubi ti arrestano.
Ma se fotti 49 milioni di euro e truffi l'INPS diventi Ministro e se sei condannata in via definitiva per peculato diventi Vice Presidente in Commissione Vigilanza RAI.
#MELONIVATTENE #Milano
#sciopero #maranza






















