*PREGHIERA AL SANTISSIMO SACRAMENTO PER LE ANIME DEL PURGATORIO*
Adorato Gesù, nostro Dio e Salvatore, dopo averci salvato morendo sulla Croce, andasti subito a consolare le anime dei defunti, che con vivissimo desiderio aspettavano nel seno di Abramo, il sospirato Liberatore.
Mi presento oggi al santo Tabernacolo per ricordarti, o Redentore delle anime, quei momenti di felicità indicibile, quando cogliesti i frutti di tante tue sofferenze, applicando alle anime del Purgatorio i meriti della tua Croce e le liberasti dal luogo dove, da tanti secoli, ti stavano aspettando. Come gioisti, Gesù, quando tutte quelle anime belle ti accolsero come loro Redentore, con grande felicità ti circondarono, con riconoscenza risposero ai tuoi abbracci e con cantici festosi ti seguirono nella tua Ascensione al Cielo.
Ancora tante anime elette, però, soffrendo e piangendo, sospirano il loro Liberatore, attendono Te, o Gesù, che col tuo Sangue e con la tua santa Croce hai riaperto il Paradiso.
Tu, Liberatore delle anime, sei qui e dal tabernacolo eucaristico t'immoli per tutti.
Mio Dio, Tu sei qui ed hai operato il grande miracolo di esserti unito a noi così strettamente da renderci una sola cosa con Te. Non solo ti unisci a noi per mezzo della Santa Comunione, quando ti riceviamo e ti stringiamo vivo, vero e reale al nostro cuore, ma anche quando ci associ nell'infinita tua bontà all'opera della Redenzione delle anime.
Per questi grandi privilegi, o Signore, io ti offro tutte le tue sofferenze dall'istante dell'Incarnazione fino all'ultimo respiro sulla Croce; ti offro il Sangue che per noi hai versato, le perfette riparazioni che hai offerto al Padre per noi, tutti i tuoi meriti, i dolori di Maria, tua Madre, tutte le Celebrazioni Eucaristiche che si offrono sulla terra e, con questo tesoro di infinito valore, ti domando la liberazione delle anime del Purgatorio, specialmente di quelle che più mi stanno a cuore.
Per mezzo del tuo Sangue prezioso, o Signore, siano purificate da ogni macchia.
Dal tuo santo tabernacolo ora, Gesù, benedicimi, concedimi la grazia di saper amare di più e di vivere in modo da poter morire senza debiti con la tua giustizia.
⬜ *Dal Discorso tenuto da SAN CARLO, vescovo, nell'ultimo Sinodo*
(Acta Ecclesiae Mediolanensis, Milano 1599, 1177-1178)
_*Vivere la propria vocazione*_
Tutti siamo certamente deboli, lo ammetto, ma il Signore Dio mette a nostra disposizione mezzi tali che, se lo vogliamo, possiamo far molto. Senza di essi però non sarà possibile tener fede all'impegno della propria vocazione.
Facciamo il caso di un sacerdote che riconosca bensì di dover essere temperante, di dover dar esempio di costumi severi e santi, ma che poi rifiuti ogni mortificazione, non digiuni, non preghi, ami conversazioni e familiarità poco edificanti; come potrà costui essere all'altezza del suo ufficio?
Ci sarà magari chi si lamenta che, quando entra in coro per salmodiare, o quando va a celebrare la Messa, la sua mente si popoli di mille distrazioni. Ma prima di accedere al coro o di iniziare la Messa, come si è comportato in sacrestia, come si è preparato, quali mezzi ha predisposto e usato per conservare il raccoglimento?
Vuoi che ti insegni come accrescere maggiormente la tua partecipazione interiore alla celebrazione corale, come rendere più gradita a Dio la tua lode e come progredire nella santità? Ascolta ciò che ti dico. Se già qualche scintilla del divino amore è stata accesa in te, non cacciarla via, non esporla al vento. Tieni chiuso il focolare del tuo cuore, perché non si raffreddi e non perda calore. Fuggi, cioè, le distrazioni per quanto puoi. Rimani raccolto con Dio, evita le chiacchiere inutili.
Hai il mandato di predicare e di insegnare? Studia e applicati a quelle cose che sono necessarie per compiere bene questo incarico.
Da' sempre buon esempio e cerca di essere il primo in ogni cosa. Prèdica prima di tutto con la vita e la santità, perché non succeda che essendo la tua condotta in contraddizione con la tua prèdica tu perda ogni credibilità.
Eserciti la cura d'anime? Non trascurare per questo la cura di te stesso, e non darti agli altri fino al punto che non rimanga nulla di te a te stesso. Devi avere certo presente il ricordo delle anime di cui sei pastore, ma non dimenticarti di te stesso.
Comprendete, fratelli, che niente è così necessario a tutte le persone ecclesiastiche quanto la meditazione che precede, accompagna e segue tutte le nostre azioni: Canterò, dice il profeta, e mediterò (cfr. Sal 100, 1 volg.). Se amministri i sacramenti, o fratello, medita ciò che fai. Se celebri la Messa, medita ciò che offri. Se reciti i salmi in coro, medita a chi e di che cosa parli. Se guidi le anime, medita da quale sangue siano state lavate; e «tutto si faccia tra voi nella carità» (1 Cor 16,14). Così potremo facilmente superare le difficoltà che incontriamo, e sono innumerevoli, ogni giorno. Del resto ciò è richiesto dal compito affidatoci. Se così faremo avremo la forza per generare Cristo in noi e negli altri.
*04 NOVEMBRE*
*SAN CARLO BORROMEO*
_Arona, Novara, 1538 - Milano, 3 novembre 1584_
*Nato nel 1538 nella Rocca dei Borromeo, sul Lago Maggiore, era il secondo figlio del Conte Giberto* e quindi, secondo l'uso delle famiglie nobiliari, fu tonsurato a 12 anni. Studente brillante a Pavia, venne poi chiamato a Roma, dove venne creato cardinale a 22 anni. Fondò a Roma un'Accademia secondo l'uso del tempo, detta delle «Notti Vaticane». Inviato al Concilio di Trento, nel 1563 fu consacrato vescovo e inviato sulla Cattedra di sant'Ambrogio di Milano, una diocesi vastissima che si estendeva su terre lombarde, venete, genovesi e svizzere. Un territorio che il giovane vescovo visitò in ogni angolo, preoccupato della formazione del clero e delle condizioni dei fedeli. Fondò seminari, edificò ospedali e ospizi. Utilizzò le ricchezze di famiglia in favore dei poveri. Impose ordine all'interno delle strutture ecclesiastiche, difendendole dalle ingerenze dei potenti locali. Un'opera per la quale fu obiettivo di un fallito attentanto. Durante la peste del 1576 assistette personalmente i malati. Appoggiò la nascita di istituti e fondazioni e si dedicò con tutte le forze al ministero episcopale guidato dal suo motto: «Humilitas». Morì a 46 anni, consumato dalla malattia il 3 novembre 1584.
*SAN MARTINO DE PORRES*
*3 Novembre*
*Nato a Lima nel 1579, figlio di un aristocratico spagnolo e di una ex schiava, entra nei Domenicani ma in quanto mulatto viene accettato inizialmente solo come terziario.* Gli vengono assegnati i compiti più umili. Egli si occupa delle pulizie, della portineria, della cura dei malati, dei poveri, degli schiavi e anche degli animali. Si, degli animali e compie prodigi, perché le creature del Signore iniziano a rivolgersi a lui in cerca di cibo o per farsi curare. Parla con loro esprimendosi sempre con grande dolcezza e rispetto: “Fratel toro, si fermi e si dia pace”, “molto male sta il fratel gatto, venga meco”, “creatura di Dio stia presto sana”, “fratello cane, non vada più alla dispensa dove sta quell'ingrato padrone ". Non poteva tollerare che un animale fosse maltrattato e chiese alla sorella di ospitare in una stanza della sua casa quelli che avevano bisogno di qualche giorno di riposo per guarire bene, e in questa, che possiamo definire la prima “clinica veterinaria”, un gatto, a Martino molto affezionato, iniziò a portare altri felini feriti. Un giorno i domenicani si ritrovarono l'infermeria invasa dai topi, Martino vedendo che i padri mettevano trappole dappertutto, prese in mano un topino e gli disse 'Fratello mio, dica a questi suoi compagni che sono ormai dannosi alla comunità. Io li compatisco perché li manca il sostento e però non ho voluto che li ammazzino; horsù dica loro che vadano alla tal parte del nostro giardino, che ivi li porterò il quotidiano sostento." I topi fecero proprio così e ogni giorno uscivano dai loro nascondigli e prendevano il cibo dalle mani del Santo. Un’altra volta invece, dopo una notte di preghiera, fece risuscitare un cane di proprietà del Procuratore del convento, che lo aveva fatto uccidere da due schiavi perché era diventato troppo vecchio. Martino, con umiltà, rimproverò il procuratore, perché aveva ripagato in quel modo terribile la creatura che lo aveva servito e accompagnato fedelmente per tanti anni. E questi sono solo pochi esempi dei prodigi che Martino fece, dimostrandoci che nell’amore non ci sono limiti, che chi ama alla maniera di Cristo si da totalmente tanto agli uomini quanto agli animali.
𝗤𝗨𝗔𝗡𝗗𝗢 𝗩𝗜𝗦𝗜𝗧𝗜 𝗨𝗡 𝗖𝗜𝗠𝗜𝗧𝗘𝗥𝗢, 𝗧𝗜 𝗦𝗘𝗜 𝗠𝗔𝗜 𝗖𝗛𝗜𝗘𝗦𝗧𝗢 𝗦𝗘 𝗜 𝗧𝗨𝗢𝗜 𝗖𝗔𝗥𝗜 𝗦𝗔𝗣𝗘𝗦𝗦𝗘𝗥𝗢 𝗖𝗛𝗘 𝗘𝗥𝗜 𝗟𝗜̂ ❓
Santa Faustina Kowalska non se lo chiedeva, lei lo sapeva. Perché Dio glielo mostrò.
In una visione poco conosciuta, Santa Faustina vide esattamente cosa accade quando qualcuno visita una tomba. E ciò che scoprì è straordinario: quando tu vai al cimitero, quell'anima lo sa.
Immediatamente. Non importa dove si trovi - in Purgatorio o già in Paradiso.
L'anima è consapevole della tua visita.
Santa Faustina vide anime piene di gioia perché avevano persone che pregavano per loro. Ma vide anche anime con espressioni di profonda tristezza - le anime dimenticate. E vide che questa dimenticanza era per loro una sofferenza aggiunta al Purgatorio.
Vide che quando preghi, anche solo un'Ave Maria, quell'anima riceve quella preghiera come acqua fresca in un deserto. Vide che le preghiere raggiungono le anime istantaneamente.
Ma vide anche persone che portavano fiori senza pregare. E queste visite portavano poco beneficio, perché "le anime non hanno bisogno dei nostri fiori. Hanno bisogno delle nostre preghiere.
Santa Faustina scoprì una gerarchia in ciò che aiuta le anime:
La Santa Messa -
Una sola Messa può liberare un'anima istantaneamente.
Il santo Rosario -
Ogni Ave Maria è intercessione della Madonna.
Opere di carità
offerte per i defunti.
Ma la rivelazione più commovente?
Le anime in Purgatorio non possono pregare per se stesse. Dipendono completamente da noi. E quando le aiutiamo, diventano nostri amici nell'eternità. Un giorno, pregheranno per noi.
Questa è la visione che Santa Faustina visse e ci rivelò - e che dovrebbe cambiare per sempre il modo in cui visitiamo i cimiteri.
𝐅𝐨𝐧𝐭𝐞: 𝙳𝚘𝚗 𝙵𝚛𝚊𝚗𝚌𝚘 𝙿𝚊𝚐𝚊𝚗𝚘
𝗜𝗟 𝗦𝗔𝗡𝗧𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗦𝗖𝗢𝗣𝗔 𝗖𝗛𝗘 𝗙𝗥𝗨𝗦𝗧𝗢' 𝗜𝗟 𝗗𝗜𝗔𝗩𝗢𝗟𝗢
Era notte nel Convento del Santo Rosario dei Frati Domenicani a Lima. Fra Martino, il figlio mulatto di un cavaliere spagnolo e di una ex schiava, quello che tutti chiamavano "𝒇𝒓𝒂 𝒔𝒄𝒐𝒑𝒂" per la sua umiltà, stava salendo di corsa le scale con in mano un braciere di carboni ardenti. Doveva scaldare l'acqua per un confratello malato.
Su quei gradini c'era sempre stata una lucerna accesa, proprio per evitare cadute. Quella sera, però, la luce era spenta. Fra Martino inciampò e per poco non rovesciò i carboni.
Sorpreso, esclamò ad alta voce: «𝑪𝒉𝒊 𝒉𝒂 𝒔𝒑𝒆𝒏𝒕𝒐 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒂 𝒍𝒖𝒄𝒆?».
Dal buio, una voce beffarda gli rispose: «𝑰𝒐. 𝑺𝒐𝒏𝒐 𝒒𝒖𝒊 a 𝒓𝒂𝒄𝒄𝒐𝒈𝒍𝒊𝒆𝒓𝒆 𝒂𝒏𝒊𝒎𝒆».
Era il demonio. Aveva spento lui la lampada. Non per fare un semplice scherzo, ma con un calcolo preciso: far inciampare i frati, farli arrabbiare, farli bestemmiare, farli cadere nell'impazienza e nella mancanza di carità.
𝐔𝐧𝐚 𝐩𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐩𝐩𝐨𝐥𝐚 𝐪𝐮𝐨𝐭𝐢𝐝𝐢𝐚𝐧𝐚 per mietere anime stanche e irritate.
Martino capì tutto al volo. Lui, così mite con gli uomini e con gli animali, si riempì di santo sdegno. Non ebbe paura. Si sciolse la cintura di cuoio del suo abito domenicano e, come si fa con un cane intruso, frustò il buio gridando:
«𝑽𝒂𝒕𝒕𝒆𝒏𝒆 𝒂𝒍 𝒕𝒖𝒐 𝒑𝒐𝒔𝒕𝒐!».
La tradizione dice che il maligno fuggì ululando e da allora non osò più tendere quella trappola su quella scala.
Questo racconto non è folklore. È teologia vissuta. Ci insegna 3 cose che la Chiesa ci ricorda da sempre:
1. Il diavolo lavora 𝒑𝒓𝒊𝒎𝒂 𝒅𝒊 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒐 nell'ordinario, non nello straordinario.
Non ha bisogno di apparizioni spaventose. Gli basta spegnere una piccola luce: un imprevisto sul lavoro, un ritardo, un messaggio che non arriva, una parola storta in famiglia.
Cerca la nostra 𝐫𝐞𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞... 😤😡
San Pietro lo dice: "il diavolo, come leone ruggente, va in giro cercando chi divorare" (1 Pt 5,8). E ci divora quando ci fa diventare schiavi dell'ira, del lamento, della maledizione.
2. L'arma non è la forza, è la virtù.
Martino non ha vinto discutendo con il diavolo. Lo ha vinto con i due opposti esatti di ciò che il diavolo voleva provocare:
- Contro l'ira, ha usato il dominio di sé.
- Contro la superbia, ha usato l'umiltà del suo servizio nascosto.
La cintura, nella Regola domenicana, è segno di castità e di mortificazione, di appartenenza a Dio. È il simbolo che il nostro corpo e le nostre emozioni appartengono a Cristo, non all'istinto.
3. La santità è custodire la pace interiore.
San Martino era un uomo di pace perché era un uomo di preghiera e di carità incessante. Chi serve gli altri con amore, come lui che curava i malati e sfamava i poveri con la sua scopa, non ha tempo per dare spazio al maligno.
𝐌𝐞𝐬𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐧𝐨𝐢, 𝐨𝐠𝐠𝐢:
La prossima volta che qualcosa ci farà inciampare - letteralmente o spiritualmente - e sentirai salire la rabbia, fermati. Riconosci la trappola.
Non dare al demonio quello che cerca: la tua pace.
Fai come Fra Martino. Stringi simbolicamente la cintura, cioè rinnova la tua appartenenza a Dio, e di' con fede: "𝑽𝒂𝒕𝒕𝒆𝒏𝒆 𝒂𝒍 𝒕𝒖𝒐 𝒑𝒐𝒔𝒕𝒐. 𝑸𝒖𝒆𝒔𝒕𝒂 𝒎𝒊𝒂 𝒈𝒊𝒐𝒓𝒏𝒂𝒕𝒂, 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒂 𝒎𝒊𝒂 𝒄𝒂𝒔𝒂, 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒐 𝒎𝒊𝒊 𝒄𝒖𝒐𝒓𝒆 𝒂𝒑𝒑𝒂𝒓𝒕𝒆𝒏𝒈𝒐𝒏𝒐 𝒂 𝑫𝒊𝒐."
Il santo della scopa ci ricorda che non servono esorcismi clamorosi per vincere il male. Basta non spegnere la luce della fede dentro di noi, e continuare a servire con umiltà.
𝑺𝑨𝑵 𝑴𝑨𝑹𝑻𝑰𝑵𝑶 𝑫𝑬 𝑷𝑶𝑹𝑹𝑬𝑺, 𝑷𝑹𝑬𝑮𝑨 𝑷𝑬𝑹 𝑵𝑶𝑰.
Ordo Praedicatorum
*Le ultime ore di San Carlo Borromeo*
_Il 3 novembre 1584, nel palazzo arcivescovile di Milano, San Carlo Borromeo giunse al termine della sua vita, a soli 46 anni._
Gravemente malato, ricevette il Viatico e, quando gli fu proposta l’Unzione degli infermi, rispose: «Subito». Dopo l’Unzione, mentre le sue forze diminuivano, furono recitate le preghiere per i moribondi e al suo capezzale venne letta la Passione di Cristo.
San Carlo teneva gli occhi fissi sul Crocifisso. Accanto a lui erano presenti alcuni dei suoi più stretti collaboratori e sacerdoti, tra cui padre Carlo Bascapè e padre Francesco Adorno.
Le ultime parole che furono udite dalle sue labbra furono:
«Ecce venio» — «Eccomi, vengo».
Poco dopo, San Carlo rese la sua anima a Dio.
Aveva speso tutta la sua vita al servizio della Chiesa e dei poveri. Anche nell’ultima ora, il suo sguardo rimase rivolto a Cristo. 🙏
San Carlo Borromeo, prega per noi.
Il giorno della commemorazione dei fedeli defunti diventa sempre più pesante da vivere e celebrare. Tanti amici, parenti e benefattori non ci sono più, sono in Dio.
Da un lato memoria del passato e tanta tristezza, dall'altro tanta speranza di rivederli .
Si dico di rivederli in quanto la Fede ci dice che un giorno saremo insieme a contemplare il Volto meraviglioso e misericordioso di Gesù Cristo.
Io credo fermamente nella Comunione dei Santi e credo fortemente che celebrando l'Eucaristia ci uniamo con loro in Cielo. Nella Eucaristica la terra si unisce al Cielo con una comunione di Amore.
La mia speranza che diventa certezza di poter un giorno appartenere alla schiera degli Eletti in Cielo.
Vergine Maria aiutami nel cammino ad arrivare senza ostacoli accanto a Te e al Tuo Figlio Gesù.
Amen.
◼️𝗖𝗼𝗺𝗺𝗲𝗺𝗼𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗳𝗲𝗱𝗲𝗹𝗶 𝗱𝗲𝗳𝘂𝗻𝘁𝗶
La Commemorazione dei defunti *non è quello che normalmente diciamo “il giorno dei morti”,* con un’accezione un po’ funerea e triste. *Oggi la Chiesa vuole celebrare la vita eterna,* facendo seguito alla solennità di ieri, cosicché non si celebri solo l’aspetto trionfale dei santi in Paradiso ma anche quello più penitenziale, per molti versi anche più vicino a noi, della purificazione delle anime nel Purgatorio. *Con i defunti possiamo instaurare un forte legame attraverso la preghiera, infatti attraverso di essa noi possiamo intercedere per loro ed aiutarli ad ascendere alla gloria dei beati, purificati completamente dai loro peccati. Anch’essi pregano per noi in quella comunione dei santi che è la forza e la gioia della Chiesa. Inoltre, dobbiamo aver questa certezza:* da Dio siamo stati creati e a lui torniamo, in questo destino comune non dobbiamo leggervi tristezza ed angoscia ma serenità, essa nasce dalla consapevolezza della bontà di Dio e dalla grazia che egli ci offre affinché possiamo venire a lui pronti a vivere in eterno nella gioia senza fine. *Il dolore e l’umiliazione della morte, che non appartenevano al progetto iniziale della creazione, sono per noi oggi la prova estrema con cui testimoniamo la fede nell’amore di Dio,* che ci attende in cielo per vivere con lui per sempre. *La porta della morte non si apre sul nulla ma verso la luce di Dio,* in lui è l’approdo della nostra esistenza, tra le sue braccia troveremo la consolazione dalle sofferenze e i dolori di quaggiù; in lui ritroveremo tutti i cari e gli amici che ci hanno preceduto, con loro e con tutti i santi celebreremo la realizzazione della nostra speranza che in cielo lascerà il posto all’amore che in eterno riempirà i nostri cuori.
◼️ *PREGHIERA DA RECITARE il 2 NOVEMBRE*
Anime sante del Purgatorio, noi ci ricordiamo di voi per alleggerire la vostra purificazione con i nostri suffragi; voi ricordatevi di noi per aiutarci, perché è vero che per voi stesse non potete far nulla, ma per gli altri potete moltissimo. Le vostre preghiere sono molto potenti e giungono presto al trono di Dio. Otteneteci la liberazione da tutte le disgrazie, le miserie, le malattie, le angosce e i travagli. Otteneteci la pace dello spirito, assisteteci in tutte le azioni, soccorreteci prontamente nei nostri bisogni spirituali e temporali, consolateci e difendeteci nei pericoli. Pregate per il Santo Padre, per la glorificazione della Santa Chiesa, per la pace delle nazioni, perché i principi cristiani siano amati e rispettati da tutti i popoli e fate che un giorno possiamo venire con voi nella Pace e nella Gioia del Paradiso.
*3 REQUIEM*














