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I comunisti rubano la merce nei negozi. Perché non dovrebbero fare lo stesso con le elezioni?
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Manganellate a piacere.
1 anno di carcere.
Danni pagati con interessi dalle famiglie.
5 anni a pulir culi a vecchi H24.
BASTARDI.
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ARRIVANO I MOSTRI
Primo documento comune del campo largo: rottura con la Nato, più tasse, attacco alla casa, niente autonomia. La conferma di una linea estremista
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Migranti, Leone XIV: "fornire soccorso e assistenza. Sono uomini e donne in fuga dalla guerra o dalla povertà"
🥱😴
imolaoggi.it/2026/09/28/migr…
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Bene Giorgia e Matteo, a maggior ragione assurdo chi gioca a far perdere il centrodestra
Ieri a Fenix una Giorgia Meloni carica a pallettoni (non invidiamo chi dovrà sfidarla in campagna elettorale), oltre a regalare battute sferzanti su Conte & Schlein, ha messo sul tavolo due cose che la sinistra finge di non capire: il divieto del burqa a scuola e un tetto agli alunni stranieri. Altro che razzismo. Semmai, è salvaguardia della tenuta civile proprio per evitare derive di razzismo. 
Il burqa in classe non è “identità”. È cancellazione. Annienta il volto, la voce, la possibilità stessa di essere riconosciuti. Una scuola laica non può educare chi arriva già nascosto. Quello di Meloni è un sacrosanto no alla sottomissione: quella che Oriana Fallaci chiamava Eurabia, quando ancora la chiamavano razzista per aver visto prima degli altri. 
Il tetto è l’altra faccia della stessa moneta. L’integrazione non è un mantra retorico. È un rapporto numerico. Se in una classe troppi non sono nemmeno in grado di parlare in italiano, non si integra nessuno: si disintegra la scuola e la società. Si crea il ghetto, si abbassa il livello, si scarica il costo sui bambini italiani e su quelli stranieri che vorrebbero davvero imparare. Il presupposto dell’integrazione è un numero ragionevolmente basso di chi arriva.
La sinistra urla. Come sempre. Perché per loro l’immigrato è un totem, non una persona da inserire. Meloni ha ragione. No alla resa. Sì alla scuola italiana. Molto bene.
E molto bene anche Matteo Salvini a Pontida, tonico e determinato, e sorretto da una militanza che chiaramente sta con lui.
La mossa di ieri (un congresso straordinario da convocare in tempi rapidissimi) è particolarmente azzeccata: pone fine al chiacchiericcio, porterà alla luce (se ve ne saranno) alternative serie, e soprattutto taglia l’erba sotto i piedi a un controcanto interno funzionale solo alla stesura delle liste elettorali.
Quello di Salvini è insieme un atto di forza e un’offerta politica alle energie migliori della Lega, ovunque collocate nel dibattito di partito. Dal congresso alle elezioni ci sarà da pedalare, non da logorarsi in manovre di corridoio.
Per vincere - non dimentichiamolo - il centrodestra ha bisogno anche di una Lega forte, e dunque tutta la coalizione deve puntare a un Carroccio rinvigorito e protagonista. La strada è finalmente quella giusta.
A maggior ragione, appare più che mai surreale che gran parte della comunicazione di Futuro Nazionale sia rivolta oggettivamente contro il centrodestra. O Vannacci e i suoi non lo capiscono (non credo proprio), oppure è evidente che si stiano offrendo come utili idioti alle tv e ai giornali di sinistra. In questo senso, Futuro Nazionale è davvero l’ultima speranza: ma per il quartetto Conte-Schlein-Bonelli-Fratoianni.
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Oggi il nostro Governo diventa il più longevo della storia della Repubblica italiana.
È un dato che accolgo con gratitudine e con un forte senso di responsabilità. Perché la stabilità non è un record da esibire, ma la condizione che consente a una Nazione di programmare, decidere, mantenere gli impegni e farsi rispettare.
In questi anni abbiamo lavorato per aumentare l’occupazione, ridurre la disoccupazione, sostenere famiglie e imprese, rafforzare la sicurezza, governare i conti pubblici con serietà e restituire all’Italia peso e credibilità sulla scena internazionale. I risultati ci sono, ma sappiamo bene quante cose restino ancora da fare.
Questa stabilità non è merito di una persona sola. È il risultato di una coalizione unita, che governa da quattro anni con una visione comune e che ha scelto di stare insieme non contro qualcuno, ma per realizzare un progetto per l’Italia.
Non credo sia un caso che, da oggi, i tre Governi più longevi della storia repubblicana siano tutti governi di centrodestra. La stabilità si costruisce quando un’alleanza condivide valori, obiettivi e una visione della Nazione, non quando l’unica ragione per stare insieme è impedire agli altri di governare.
Ma soprattutto, questa stabilità esiste grazie agli italiani che nel 2022 ci hanno dato fiducia.
Una fiducia che non abbiamo mai considerato un assegno in bianco e che non daremo mai per scontata. Il prossimo anno torneremo davanti ai cittadini con quello che abbiamo fatto, con quello che resta da fare e con la nostra idea di futuro. E saranno ancora una volta loro a decidere se meritiamo di continuare questo cammino.
Intanto il lavoro va avanti.
E questa sera ci vediamo a Bari, insieme alla grande comunità di Fratelli d’Italia. Sarà l’occasione per guardarci negli occhi, fare il punto sulla strada percorsa e, soprattutto, parlare di quella che abbiamo ancora davanti.
Avanti, con i piedi per terra e lo sguardo rivolto al futuro.
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Sánchez es un traidor, un corrupto y un indecente. Actúa como el enemigo del pueblo español. La emergencia nacional solo puede resolverse echándole y sentándole en el banquillo.
#Ceuta
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In Hungary, there are no fake asylum seekers, women do not wear hijab or burqa, and no one stabs you while shouting "Allahu Akbar". Orban has done an excellent job.
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Criscitiello su @tvdellosport: “Ci meritiamo l’estinzione. E se Angelo Binaghi ci prende in giro, a questo punto, fa anche bene.
Dopo tre Mondiali mancati dovevamo avere l’umiltà e l’esperienza di iniziare la rivoluzione a colpo sicuro e, invece, stiamo facendo ridere il mondo per incompetenza e superficialità.
Stiamo toccando il fondo e Giovanni Malagò non può distruggere la sua immagine in 30 giorni di calcio dopo aver fatto un percorso stupendo al CONI. Lo abbiamo detto dal primo giorno: Giovanni, il calcio non è sport. È un circo, è business, è un centro di potere fatto di meccanismi mafiosi. Tutto è tranne che sport.
Se ne sta accorgendo e ora si trova al centro della bufera. Ha giustamente puntato su Paolo Maldini perché, per immagine, ne usciva da presidente vincente. Maldini in FIGC, un capolavoro.
Paolino, però, si è portato Leonardo e ha subito messo in chiaro tutto: comando io! Mancini? No, proviamo con Guardiola, Ancelotti e, se va male, andiamo sul mio amico Pirlo. Un disastro di gestione e comunicazione.
Ricordiamoci che un grande calciatore non per forza deve essere un grande allenatore o dirigente. Inoltre, Maldini ha pochissima esperienza dietro la scrivania e ha lavorato poco nel mondo del calcio. Eppure la scelta era, in teoria, giusta. Fu allontanato dal Milan per gli atteggiamenti e non per mediocrità.
Malagò ha una personalità forte: sicuri che sia Maldini l’uomo giusto al suo fianco? Giovanni, forse, si è già pentito.
Gli errori di Maldini sono chiari: in 10 giorni ha fatto tutto quello che non doveva fare per una FIGC che era allo sbando e che doveva dare risposte diverse allo squallore pre-Mondiale. Sai quante risate si sta facendo Gravina?
Maldini ha dichiarato in conferenza: “Abbiamo contattato Ancelotti”. Ma non puoi farlo! È sotto contratto con un’altra federazione, ti squalificano. Vabbè, l’ha fatto e l’ha anche detto alla stampa. Geniale.
Ha fatto sapere di aver incontrato Guardiola per provare il grande colpo, ma lui ha rifiutato e ha sparato 20 milioni di euro a stagione. Errore di comunicazione clamoroso. Se tratti Guardiola ed esce la notizia, hai una sola soluzione: chiuderlo. Altrimenti chiunque verrà dopo Guardiola sarà un fallimento.
Però Maldini aveva anche detto: “Prenderemo un top”, e ti presenti con un allenatore che allenava, fino a due mesi fa, nella Serie B di Dubai? Stiamo scherzando oppure è tutto consentito perché i nomi sono quelli di due grandi eroi del nostro calcio come Maldini e Pirlo?
Basta con questa storia dei nomi e delle bandiere. I calciatori vengono ricordati per quello che fanno in campo, ma non per forza hanno il patentino da fenomeni anche in panchina e dietro la scrivania. Anzi.
La follia è che prendi Pirlo, lo ufficializzi e poi ti mettono una mano sulla spalla e ti ricordano che c’è un’incompatibilità chiarissima con le normative federali. Fare due indagini basilari prima, no? Un errore così il nuovo management della Federazione non poteva permetterselo.
Inoltre hanno inguaiato anche i figli. Se sono iscritti all’albo dei procuratori, Maldini e Pirlo non possono fare il direttore tecnico e il commissario tecnico. Se non sono iscritti e operano in maniera abusiva, i papà hanno inguaiato i figli, che dovranno finire in un procedimento scontato della Procura Federale.
Malagò sarà su tutte le furie, ma ora uscirne diventa molto complicato. Il danno d’immagine è solo l’ultimo dei problemi, ma non siamo neanche ad agosto e già abbiamo capito che la FIGC non ha imparato le tre lezioni mondiali.
Il calcio ha bisogno di rivoluzione e di regole nuove, invece sta producendo uno spettacolo sempre più indecoroso”
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Quanto accaduto a Bologna è inaccettabile.
Sul decesso di Abderrahim Fakir è doveroso che vengano accertate eventuali responsabilità con il massimo rigore. La verità va ricercata fino in fondo, senza pregiudizi e senza sconti per nessuno.
Ma nulla può giustificare la violenza contro le Forze dell’Ordine. Chi ha scelto di usare questa vicenda come pretesto per mettere a ferro e fuoco la città, aggredire gli agenti e seminare violenza, mettendo a rischio anche l’incolumità di cittadini del tutto estranei ai disordini, non cercava la verità: cercava lo scontro.
Alimentare un clima di odio e di delegittimazione verso un intero Corpo dello Stato è un atto di grave irresponsabilità. Trasformare migliaia di donne e uomini in divisa in un bersaglio significa colpire chi ogni giorno serve l’Italia con professionalità, sacrificio e coraggio.
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اولین دیدار تیم فوتبال جمهوری اسلامی در جام جهانی، به روز ایران، پرچم شیر و خورشید، و یاد جاویدنامان میهن تبدیل شد.
علیرغم کارشکنیهای فیفا، جهان با چشم خود دید که امروز، مردم ایران یکسو ایستادهاند و جمهوری اسلامی در سوی دیگر.
شاهزاده رضا پهلوی از همه هممیهنان که با اتحاد، متانت و شکوه ملی، در درون و بیرون ورزشگاه، نام ایران و یاد فرزندان جانباخته این سرزمین را زنده نگه داشتند، سپاسگزاری میکند.
ایرانیان بار دیگر نشان دادند که پرچم واقعی ایران همچنان در دستان ملت ایران است.
در دیدار بعدی پرقدرتتر، هماهنگتر، و مصممتر صدای ملت بزرگ ایران علیه جمهوری اسلامی خواهیم بود.
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Parigi in fiamme durante la finale di Champions League . Gli autori gli abitanti delle banlieue.
"È stata la combo perfetta : la tensione che si sposa all'occasione per "festeggiare" la finale di Champions League" afferma @stefaniacav.
Il commento di @MauroMazzaRai
"Sono frutti di decenni di accoglienza senza limiti, di porte aperte spalancate a quelle generazioni e a quelle successive , poi si è fatta un'integrazione più proclamata che reale, si sono create le banlieue ,dei ghetti, focolai di violenza e di odio nei confronti del paese che ha ospito genitori e parenti e questa è la conseguenza". #tg4
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North African PSG fans burned, devastated and looted Paris. If you import third world you become third world.
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La batosta storica dei laburisti nel Regno Unito è una finestra aperta sul futuro dell'Italia, su quel che potrebbe accadere tra qualche anno nel Belpaese. Supponiamo che il Campo Largo vinca le elezioni nel 2027. In poco tempo vedremo realizzarsi il seguente scenario: un giro di vite sui movimenti d'opinione sovranisti, un aumento dell'immigrazione irregolare (e della violenza) con la moltiplicazione di zone franche nelle metropoli, una politica economica da «anche i ricchi piangano» (mercoledì scorso durante Realpolitik, Angelo Bonelli a una mia domanda ha risposto «sì, voglio la patrimoniale»), con un atteggiamento punitivo contro i ceti produttivi, con innesco di una fuga di capitali e stagnazione dell'economia. Il ritorno del reddito di cittadinanza e di bonus di varia natura sarebbe la via più veloce verso l’abbassamento del rating, il balzo del costo degli interessi sul debito pubblico, con impatto sul risparmio privato e rialzo dei costi di finanziamento delle imprese e delle famiglie. La spesa assistenziale nella formula del Campo Largo sostituisce le riforme del lavoro, alimentando dipendenza e sfiducia. È un quadro realistico che ha come risultato il varo di una legge di Bilancio lacrime e sangue, con tassazione straordinaria e rischio di avvitamento finanziario.
L’antisemitismo, già diffuso nel nostro Paese in forma preoccupante, sarebbe senza controllo, giustificato nel discorso pubblico e istituzionalizzato nella politica estera anti -occidentale, anti -americana, anti -israeliana, filorussa e in corsa verso la Cina, in pratica la fine dell’Atlantismo, l’irrigidimento delle alleanze storiche con un altissimo costo reputazionale e negoziale. Nel giro di 24 mesi l'Italia sarebbe in una grave situazione di instabilità, con i conti pubblici a rischio e il malcontento in decollo verticale. È esattamente quello che è successo a Keir Starmer. Gli elettori inglesi hanno certificato la sua fine politica (e quella del suo partito) con una straordinaria risposta democratica nel voto amministrativo: larga vittoria di Reform UK di Nigel Farage, sconfitta storica del Labour, risultato negativo ma ricco di prospettive di rilancio per i Tories guidati da una donna in gamba, Kemi Badenoch. L’analisi del voto inglese è di enorme importanza perché offre una visione preziosa su quello che sta accadendo in Europa e potrebbe materializzarsi in Italia con uno sbandamento a sinistra. Starmer aveva ha conquistato il potere dopo una serie di incredibili errori fatti dai Tories nella loro lotta fratricida che va avanti dai tempi di Margaret Thatcher, male politiche dogmatiche del Labour hanno creato una situazione di profondo disagio sociale nel Regno Unito e innescato la rivolta del voto. Il sistema elettorale inglese è netto, crudele, ma alla fine giusto perché distribuisce responsabilità e restituisce lo scettro al popolo quando si vota. Su questo punto, visto che si discute di una riforma del voto, va evidenziato come un sistema elettorale “netto” riallinea responsabilità e risultati; chi governa paga in tempi brevi la coerenza (o incoerenza) tra i programmi e i risultati. Se si discute di scenari da «pareggio», a perdere in partenza è il Paese. Non siamo più nell’era delle svalutazioni competitive, della Difesa pagata dagli americani e del debito che può volare senza controllo per finanziare politiche assistenziali e clientelari.
La politica non è una scienza esatta, ma ha una grammatica e una sequenza logica, come nella zuppa inglese: errori dei Tories, vittoria del Labour, scontento generalizzato e disagio sociale, punizione elettorale e emersione di nuovi soggetti politici nazionali come Reform UK. Davano del clown a Farage, oggi lui ride e gli altri piangono. E la colpa è di chi ha ridicolizzato l’avversario senza mai avere dubbi sulla sua rotta che andava dritta contro gli scogli.
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Roberto Riccardi
IN NOME DI ALLAH, il Clemente, il Misericordioso. VOTA PD. Non è satira. Non è un esperimento sociale. È un volantino elettorale. Stampato, distribuito e pubblicato sui social da due candidati bengalesi del Partito democratico di Marghera, per le comunali veneziane del 24 e 25 maggio 2026.
L'invocazione ad Allah in apertura. Il saluto islamico subito dopo. Il testo in bengalese. L'italiano ridotto a tre parole: "Vota PD" e "Municipalità". I candidati si chiamano Ardul e Sumiya Begum. Lei in hijab. L'obiettivo dichiarato: la moschea a Mestre.
Il Partito Democratico non solo li ha candidati e presentati dal palco del teatro Dante di Mestre. Li ha pure difesi. "Tradurre un volantino significa voler parlare con tutti", ha risposto la sezione di Marghera a chi protestava. Come se aprire un volantino elettorale con "Nel nome di Allah, il Clemente, il Misericordioso" fosse una traduzione e non una professione di fede.
Quell'invocazione ha un nome: Bismillah. Non è un saluto. Non è un'espressione culturale. Non è un modo carino per dire buongiorno in un'altra lingua. È la formula sacra che apre ogni sura del Corano tranne una.
L'atto di sottomissione alla volontà di Dio che ogni musulmano pronuncia prima di mangiare, prima di pregare, prima di compiere qualsiasi azione significativa. Metterla in cima a un volantino elettorale significa una cosa sola: questo voto è un atto di fede.
Non di cittadinanza. Di fede.
Quella fede porta con sé un sistema giuridico, politico e sociale che ha un nome: sharia. Legge coranica.
Prevede il ripudio unilaterale della moglie. La poligamia. La testimonianza della donna che vale la metà di quella dell'uomo. L'eredità dimezzata rispetto al fratello maschio.
Il divieto per la donna musulmana di sposare un non musulmano. La pena di morte per chi abbandona la fede. L'omosessualità come crimine, punito con la morte in dodici paesi islamici. Non è un'interpretazione estremista. È dottrina. Sta scritto.
Il PD che diffonde quel volantino è lo stesso del ddl Zan. Delle quote rosa. Dell'asterisco e della schwa. Della Boldrini che corregge chi dice "il ministro" invece di "la ministra". Del Pride in piazza con i dirigenti in prima fila. Della Segre senatrice a vita contro ogni discriminazione. Lo stesso partito che attacca il crocifisso nelle aule, contesta il presepe nelle scuole, insorge se un politico nomina il Vangelo in un comizio. Il partito della laicità come dogma.
Il PD apre un volantino elettorale con l'invocazione ad Allah.
Dove sono le femministe? La Schlein tace. La Boldrini tace. Le intellettuali che insorgono se un uomo dice "signorina" non hanno una parola per un sistema che riduce la donna a metà di un uomo davanti alla legge.
Perché quei voti servono. Quando servono i voti, il femminismo diventa negoziabile. La laicità diventa negoziabile. I diritti delle donne, degli omosessuali, degli apostati diventano merce di scambio.
Il prezzo è scritto sul volantino: una moschea a Mestre.
Proviamo un esercizio. Salvini stampa un volantino: "Nel nome della Vergine Maria, Madre di Dio, vota Lega." In italiano. Per elettori italiani. In Italia.
Quanto dura prima che Repubblica, Corriere, La7, La Stampa, Il Fatto Quotidiano, Il Domani, Gramellini, Saviano, intellettuali prêt-à-porter, CGIL e, tanto per non perdere una polemica, perfino l'ANPI chiedano le dimissioni e l'intervento del Quirinale? Dodici ore. Forse sei.
A Marghera il PD lo fa in bengalese, invocando Allah, e chi lo segnala diventa razzista.
Il volantino non è bilingue. È scritto in bengalese con il logo del PD. Non si rivolge ai cittadini di Marghera. Si rivolge alla comunità islamica bengalese. Non include. Esclude. Crea un canale riservato tra il partito e una comunità religiosa, invisibile al resto dell'elettorato. Un patto che i veneziani non possono nemmeno decifrare.
La strategia non è nuova. Nel Regno Unito i Labour hanno fatto lo stesso per vent'anni: candidati islamici, moschee corteggiate, occhi chiusi sulla segregazione di genere. Il risultato: a Bradford, a Birmingham, a Tower Hamlets, quei candidati hanno prima preso i seggi con i Labour, poi si sono fatti i partiti propri.
Michel Houellebecq lo aveva raccontato nel 2015, in "Sottomissione": la sinistra francese si allea con la Fratellanza Musulmana per battere il Front National, il candidato islamico diventa presidente. Fantascienza, dissero.
A Marghera il PD ha fatto di peggio. Nel romanzo servivano almeno due partiti. Qui il PD ha messo l'invocazione ad Allah direttamente sul proprio simbolo. La sottomissione nel romanzo era il punto di arrivo. A Marghera è il punto di partenza.
La dinamica è scritta nella storia. Prima prendono i seggi col partito ospitante. Poi si fanno i partiti propri. Il partito ospitante diventa inutile. Non è fantascienza.
È già successo. In Iran la sinistra si alleò con Khomeini per abbattere lo Scià. Insieme vinsero. Poi Khomeini prese il potere e li sterminò. Non politicamente. Fisicamente. Migliaia di militanti di sinistra fucilati, il partito comunista Tudeh sciolto, i dirigenti torturati e giustiziati.
La sinistra iraniana aveva aiutato l'Islam a salire al potere convinta di poterlo cavalcare. L'Islam usò la sinistra come scala. Poi buttò via la scala.
Il candidato Kamrul lo dice con candore disarmante: "Abbiamo scelto il PD perché è da vent'anni che ci ha accolto." Non per il programma. Non per la visione dell'Italia. Perché ci ha accolto.
Tu mi accogli, io ti voto. Tu mi dai la moschea, io ti porto la comunità. Vent'anni di relazione. Non di integrazione.
In nome di Allah, il Clemente, il Misericordioso, il Partito democratico ha scritto il proprio epitaffio. Non su una lapide. Su un volantino elettorale. In una lingua che i suoi stessi elettori non possono leggere.






















