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“L’unica esistenza possibile è una inevitabile sottrazione aritmetica: il benessere di Stati, Nazioni, comunità, individui (meno) le sofferenze necessarie per produrlo.”
Cit. @ferrarailgrasso
Henry Kissinger è stato difensore soprattuto di quelli che lo chiamano criminale.
30 ottobre è il compleanno di Diego Maradona. A Napoli è come se fosse il giorno di Natale. Uno scherzo che negli anni è diventato una cosa seria. Oggi a Napoli è Natale per tanti. Abbiamo passato poco più di sei mesi, cercando un contatto con il nuovo entourage di Maradona.
Trasferitosi altrove i contatti sono diventati complessi. Per fortuna, grazie a delle conoscenze in comune, abbiamo ottenuto un appuntamento con Diego, per un'intervista super esclusiva.
Ci incontriamo nella sua nuova residenza, una villetta piccola, calda, molto intima, odori di iodio e aria salmastra. Nel vialetto c’è la sua immancabile Ferrari nera. Ci accoglie Janet la sua assistente e factotum, che lo segue come un'ombra. Mentre lo aspettiamo Tiberio il suo cuoco personale, triestino di nascita, tifoso dell'Udinese, ci offre un caffè. Con Diego non c'è mai nulla di ordinario.
Allora Diego oggi compi 66 anni, gli ultimi sei passati in questo posto nuovo, impressioni?
- Una noia mortale (ride!!!), c'è aria buona, tranquillità, me manca il calcio dal vivo, me mancano la famiglia, i miei figli, i nipotini, ma è meglio cosi, nell’ultimo periodo soffrivo davvero tanto. Estaba liquidado (ero esausto). So che tutti mi ricordano, se che tutti mi evocano. Sto bene tuto sommato. Faccio il pensionato. Non c'è nemmeno Internet, per fortuna.
Quindi non segui il calcio?
- Lo seguo certo. Sappiamo tante cose quassù, siamo informati senza per forza leggere i giornali o guardare le partite. Il Napoli passa un momento un po’ così. No es culpa de Allegri, ma Napoli non gli porta fortuna. È capitato in un momento di transizione, un momento di stasi del Napoli.
- Hai seguito l'Argentina al Mondiale?
Ho visto il Mondiale certamente. La finale persa dall'Argentina è stata una sfortuna, ma la Spagna lo mereciò todo. Adesso lasciata la Nazionale Leo potrà vivere tranquilo. Ed anche il presidente De Laurentiis merita di vivere tranquilo. Ma se dovesse cedere la società, mi mancherebbe dal segundo dopo que ha venduto... (ride).
E di Infantino che ha fatto carte false per avere l'Argentina in finale?
- Non è cambiato nulla rispetto a quando c’era Blatter. Mafia prima, mafia adesso. A Leo voglio bene come fosse un figlio mio. Ma non è un pazzo come me. È più intelligente… (sorride amaro)
Adesso a Napoli allena Massimiliano Allegri, cosa ne pensi?
- Da calciatori non ce siamo mai encontrati. Da allenatore del Milan e dalla Giuve ha sempre fatto bene. C'è tanti profeti che dicono che sea scarso, vecchio y superato. Ma questi profeti hanno sempre le cuffie e parlano tanto. Quando erano en campo erano quelli che la palla no la vedevano mai.
Come lo vede il Napoli quest’anno?
- Che te posso dire? Negli anni la squadra ha perso sempre di più talento. Da Lavezzi, Hamsik, Higuain siamo finiti a Lucca, Lang e Marianucci. Non c'è nemeno bisogno de parlare.
Come passi le tue giornate?
- A volte giochiamo a calcetto. C'è Luca, c'è Sinisa, Garella dice che vuole giocare en attacco, e vuole che Paolo Rossi giochi en porta. Ce facciamo sempre un sacco de risate. Anche Giulio a volte sorride, pero no siempre. Boskov y Mazzone ce esfottono.
Ogni tanto raccogli notizie sulla città, sul grande fremito turistico che la attraversa, sai che il tuo murales è più visitato degli scavi di Pompei?
- Si sono contento. Ma sono più giovane degli scavi (ride). Però non c’è solo il mio murales, pero la città a volte sembra bella a volte sembra brutta. Corre molto de più de cuando c'ero io.
Diego…
- Graze. Avevo bisogno de un po' de pace. Forza Napoli Siempre.
Ci lascia così. Janet fa segno che è finita l'intervista.
Buon compleanno Diego.
Venio Vanni retweeted
#Israele ha votato. Tutti hanno votato.
Ieri in #Israele si è votato, e hanno votato tutti: ebrei, arabi, drusi, beduini, cristiani. L'affluenza è stata la più alta da oltre vent'anni. Gli arabi israeliani sono andati alle urne in massa e, secondo i primi dati, porteranno alla Knesset il numero di deputati più alto della loro storia, quasi il doppio di quelli che avevano. Ora potrebbero decidere chi governa il Paese. Sono cittadini con diritti e doveri. Votano, si candidano, vengono eletti, siedono in Parlamento, nei tribunali, negli ospedali, nelle università. Nel 2021 un partito arabo, Ra'am, è entrato per la prima volta in una coalizione di governo. Un giudice arabo, George Karra, ha presieduto il collegio che ha condannato un Presidente della Repubblica.
In #Israele un ex primo ministro è finito in carcere e il premier in carica è sotto processo, perché nessuno è al di sopra della legge. Questa è la democrazia israeliana: l'unica democrazia di stampo occidentale del Medio Oriente. Elezioni libere e alternanza al potere, una magistratura indipendente, una stampa che attacca il governo ogni giorno senza che nessun giornalista finisca in prigione. Le opposizioni scendono in piazza a centinaia di migliaia, le donne hanno pieni diritti e a Tel Aviv sfila uno dei Pride più grandi del mondo. Provate a cercare tutto questo a Teheran, a Damasco, a #Gaza o a Ramallah. Chi continua a ripetere la parola "apartheid" farebbe bene a guardare i numeri di questa elezione. I fatti lo hanno smentito.
#GAZA
A #Gaza da quasi vent'anni comanda un regime feroce. Ha preso il potere con la forza, non ha mai più indetto un'elezione nazionale e ha speso miliardi in tunnel invece che in scuole e ospedali. Oggi è decimato: decine di migliaia di miliziani e fiancheggiatori, in gran parte eliminati nonostante la rete sotterranea costruita per proteggerli. Ricordiamolo: dal 2005 a #Gaza non c'è più un solo israeliano, né un solo ebreo. Il governo Sharon li ha ritirati tutti, smantellando gli insediamenti. Persino i morti sono stati riesumati e le loro ossa riportate in #Israele. #Gaza ebbe allora la possibilità di diventare un luogo di pace e di sviluppo. Scelse un'altra strada. Oggi, e già prima del #7ottobre, un israeliano che provasse a entrare a #Gaza da civile, disarmato, non ne uscirebbe vivo. Questa è la differenza tra le due società: in una gli arabi votano e siedono in Parlamento, nell'altra un ebreo non può nemmeno mettere piede.
#CISGIORDANIA
E in #Cisgiordania? Anche lì non si vota da vent'anni. Le ultime presidenziali sono del 2005, le legislative del 2006. Abu Mazen fu eletto per quattro anni: il suo mandato è scaduto nel 2009, e lui è ancora lì. Le elezioni annunciate per novembre sono state rinviate di nuovo, poche settimane fa, al 2027. Una cosa però l'Autorità Nazionale Palestinese non l'ha mai rinviata: gli stipendi ai terroristi detenuti e i vitalizi alle famiglie dei cosiddetti "martiri". Nel 2025 aveva promesso di abolirli. Il Dipartimento di Stato americano ha certificato che li ha semplicemente ribattezzati, versando 200 milioni di dollari in un anno. Chi parla di "apartheid in #Cisgiordania" dimentica gli Accordi di Oslo, firmati dai palestinesi stessi, che hanno diviso il territorio in tre aree. L'Area A, con le grandi città, è sotto pieno controllo dell'ANP. L'Area B ha un controllo misto: amministrazione civile palestinese, sicurezza israeliana. L'Area C è sotto controllo israeliano, in attesa di un accordo definitivo che i palestinesi hanno rifiutato più volte, a Camp David nel 2000 e con Olmert nel 2008. Non sono colonie di uno Stato straniero, ma territori contesi. Prima del 1967 non appartenevano a nessuno Stato palestinese, che non è mai esistito: li occupava la Giordania. Il loro destino doveva essere deciso al tavolo dei negoziati, e quel tavolo non lo ha abbandonato #Israele.
L'apartheid è segregazione su base razziale dentro uno stesso Stato. Qui c'è un conflitto territoriale irrisolto tra due popoli, con un'autorità palestinese che governa i suoi, non li fa votare e paga chi uccide.
L'IGNORANZA DELL'OCCIDENTE
In Occidente si conosce troppo poco ciò che #Israele vive ogni giorno, da quando è nato come Stato riconosciuto dalle Nazioni Unite. Guerre, attacchi, terrorismo, infamie, campagne d'odio. Eppure è ancora lì, e ogni volta, anche sotto le bombe, va a votare. Lo disse #MarcoPannella a #Gerusalemme nel 2002, davanti al Congresso sionista: "Israele è divenuta una metastasi di democrazia e di civiltà in Medio Oriente", e per questo vogliono distruggerla.
I regimi che la circondano temono il contagio della libertà. Ventiquattro anni dopo, mentre a Ramallah si rinviano ancora le elezioni e a #Gaza si contano le macerie lasciate da Hamas, in #Israele hanno votato tutti. #Arabi compresi.
Questa è la risposta a chi grida apartheid עם ישראל חי Am Yisrael Chai. Il popolo d'Israele vive.
Napoli è questo. Quest’anno c'è poco da fare. Poco a cui appigliarsi. La parabola stagionale è tutta nell'infortunio di Badiashile. Sai che potrà infortunarsi, e si fa male, proprio nel momento peggiore. Con il difensore francese fuori perdi certezze e distanze. Dopo un rocambolesco 3-3 casalingo con la Roma, la questione non sembra porsi. Il Napoli riveduto e corretto da Allegri è vivo, ma è di una fragilità estrema ,che appanna orizzonti ed allontana gli obiettivi.
L'imputato numero uno, per un'opinione pubblica tutto sommato forcaiola, è, ça va san dire, Massimiliano Allegri. Reo prima di non far giocare bene la squadra e adesso dopo sette gol in due partite reo di non far difendere bene la squadra. La sensazione è sempre di un pericolo imminente. Sei gol subiti nelle stesse due partite sono tantissimi. Sono il doppio dei gol che la Roma aveva subito in sette partite.
Non si comprendono le critiche. Non si comprende lo scontento. Se si è passati un'estate intera a dire che questa squadra è vecchia, incompleta, soggetta continuamente ad infortuni muscolari, difficilmente traumatici, se l'attacco fa una fatica boia a segnare, non ci si può meravigliare.
Il Napoli ha scelto da solo il proprio destino. Indirizzandolo verso una stagione fatta di alti (pochi) e bassi (molti). Pensare di andare oltre i limiti enormi di questa squadra, cosi come costruita, è pura illusione.
C'è poco da stare Allegri certamente. Le prospettive societarie sono quelle che sono. Forse è la prima stagione in cui il Napoli di ADL somiglia a quei Napolicchi sofferenti e stenterelli di Ferlaino. Quando i problemi economici minavano il rendimento in campo. Una contestazione, un esonero non sarebbero altro che un accanimento terapeutico, che non porterebbe da nessuna parte.
È che un Napoli che “adda passà a nuttat” .
Se si fosse vicini ad un cambio di proprietà, o ad un affiancamento, come sembra dai movimenti intorno alle infrastrutture tanto auspicate, per ricostruire un’identità societaria riconoscibile, per costruire un qualcosa di duraturo ci vogliono anni. Il Napoli di questa società è durato un bel po’.
C'è bisogno di un cambio di passo per non perdere troppo terreno, rispetto a quelle che corrono.
Questione condominiale
Per andare contro la società il 99% si schiera a favore dello striscione mancato
Impossibile empatizzare con le istanze ultras, non c’è nulla di autentico in ciò che vogliono rappresentare
De Laurentiis e gli ultras accomunati dal timore di andare in pensione
ADL non ha eredi in famiglia
Gli ultras non hanno consentito un ricambio generazionale per non perdere miserevoli rendite di posizione
Sciopero che ha ricordato l’occupazione della sala cinema del “secondo tragico Fantozzi”
Alla fine si finisce sempre peggio di prima
Una fortuna non finire a fare la spugnetta per francobolli
Il sud sarà sempre e soltanto popolo
Non diventerà mai società civile
Alla fine hanno vinto solo i tiktoker
Anche Aurelio è stato acquirente
Offerta da cento miliardi
Cinquanta a Corrado e cinquanta per fare la squadra
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Nelle ultime 48h gente a riempire taniche e a svuotare ogni singolo distributore anche senza averne un reale bisogno perché fottere il prossimo fa parte ormai del corredo genetico di questa città.
Napoli che vince, ma non convince
Subisce tre gol in casa che sono tanti
Servono due squilli di Scott per allontanare le paure
Squadra col fiatone e con la paura
L’intuizione di arretrare KDB allarga il campo del Napoli
Vittoria più di cuore che di predominio tattico e mentale
Si piomba nella paura quando il Bødo pareggia al primo tiro
Anguissa dura 20’, senza brillare
Con la Roma servirà ben altro per non perdere ancora in campionato
Venio Vanni retweeted
Solo i perdenti possono rinnegare l'allenatore migliore della nostra storia.
Non c'è un solo giorno in cui non mi manchi come l'aria
Venio Vanni retweeted
Replying to @veniovanni
@veniovanni fra un anno, quando torneremo a DETTARE LEGGE in Italia, con una società di nuovo sana dopo i sacrifici dell’ultima estate, senza più pseudo-comandanti juventini falliti con le pistole ad acqua, sarà la volta buona che scomparirai definitivamente da sto social media.
Populismo ne abbiamo?
C’è obbligazione di mezzi nel calcio
Non c’è obbligazione di risultato.
🔴🔵 L’allenatore @CagliariCalcio #Pisacane post @ACMonza: “Dobbiamo chiedere scusa ai 1400 tifosi che hanno speso soldi e tempo per venirci a sostenere. Chiedo scusa per lo scempio che hanno visto, e non cerco scuse. Dalla tribuna ho visto uno scempio, semmai ce ne fosse bisogno siamo tornati sulla terra. Sapevamo tutto del Monza e non abbiamo fatto nulla, questa squadra non appartiene e non ha rappresentato con dignità i 1400 tifosi del Cagliari” @tvdellosport
Venio Vanni retweeted
Replying to @ToniAzzurri @veniovanni
Una volta il pluralismo di idee e punti di vista, per quanto distanti, era considerato un valore aggiunto.
Il Napoli è un tram. Alla prossima fermata, o a quella dopo, toccherà scendere a Massimiliano Allegri. Dopo aver fatto scendere Spalletti, Tommaso Bianchini, Conte, Micheli, Marino, Reja, Mantovani, Mazzarri (risalito per poco), Giuntoli, a breve Bianchini, De Nicola, Benitez, Bigon, Meluso, Canonico.
Arriverà vuoto allo stazionamento.
Il piano era semplice: apprendiamo il know how e poi facciamo da soli.
Qualcosa deve essere andato storto.
Alla fine è riuscito da solo a fare le maglie, con Valentina. Edo in vent'anni non ha imparato nulla. Luigi, erede designato, quadro di lontananza, è stato messo a balia dal ripescato Pierpaolo. Il genero, quello del master in direzione sportiva (@PolliceAzzurro) con Meluso, taglia i nastri delle inaugurazioni degli shop azzurri.
Allegri, in una situazione a dir poco disastrata, celata da due anni enormi di Antonio Conte, non ha fatto nulla. Poco abituato a contesti cosi ambigui. Poco abituato ad essere allenatore di squadra e della città.
Allegri era la vittima designata. Come Ancelotti dopo Sarri. Non fortunato, come Spalletti, ad arrivare dopo un disastro. De Laurentiis è restio a mandarlo via per due motivi paralleli: l'ingaggio triennale sottoscritto appena tre mesi fa, e la dismissione di un parafulmine che lo sta tenendo a riparo.
Al momento il presidente è sempre impegnato al film del centenario, insieme a Gino Rivieccio, Marisa Laurito, l'onnipresente Maurizio De Giovanni, Lino Crispo e Bianca Sollazzo, con il padre di Jeeg Robot (il prof Bruno Siciliano) e tutta quella fattoria degli animali che si fa chiamare "l'intellighenzia" partenopea, ma che non è altro che il famoso ventre molle della città.
Il Napoli è un Titanic. Se non conoscessimo le dinamiche della vita, e del calcio, non avremmo timore circa il mantenimento della categoria. Il problema non è nemmeno Allegri. Il problema è che questa squadra è inallenabile. Un presepe di morti viventi che costa un patrimonio. De Laurentiis non ha più la forza di far nulla.
Il tram sta andando a sbattere.
Si salvi chi può.
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Venio Vanni retweeted
Come l’America reclutò boss e “consigliori” per lo sbarco del ’43 in Sicilia. Un saggio illumina per la prima volta la loro storia . L'articolo di Paolo Valentino è sul Foglio del weekend
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